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Agricoltura | 17 marzo 2020, 07:30

A Fontanelle di Boves Luigi e Stefanina Varrone coltivano i terreni seguendo le tradizioni dei genitori (FOTO)

Ma Luigi ha anche un’altra straordinaria passione: acquista, aggiusta e, poi, espone nel Museo “Robe Veje”, ricavato in un locale dell’azienda-abitazione, strumenti e attrezzi di piccole e medie dimensioni della storia contadina e artigiana. Ne ha quasi 500, che risalgono al periodo fine 1800-metà 1900 e sono tutti utilizzabili solamente attraverso la forza manuale dell’uomo. Ogni oggetto recuperato è frutto della sua ingegnosa creatività

Luigi e Stefanina Varrone impegnati nella pulizia dell'impianto di fragole in campo e all'interno del Museo di attrezzi antichi "Robe Veje"

Luigi e Stefanina Varrone impegnati nella pulizia dell'impianto di fragole in campo e all'interno del Museo di attrezzi antichi "Robe Veje"

Arrivando da Cuneo lungo il percorso della Bovesana, dalla rotonda della struttura sanitaria “Stella del Mattino” si imbocca la provinciale per Borgo San Dalmazzo. Al primo incrocio che porta al centro abitato di Fontanelle si prosegue diritto. Dopo mezzo chilometro, e aver oltrepassato delle serre di un rivenditore di fiori, a sinistra ecco via Carde Veie. Siamo a duecento metri dal frequentato Santuario Mariano Regina Pacis.  

Davanti al cartello che indica la strada, al numero 7, c’è l’abitazione e la sede dell’azienda agricola di Luigi Varrone, 56 anni. Ne è diventato titolare a inizio Anni Novanta. Lo aiuta nel lavoro, come coadiuvante, la sorella Stefanina, nata nel 1960. Coltivano fragole a terra, zucchine con il fiore, fagioli nani rossi da vendere freschi  e gestiscono una parte di prato in quattordici giornate piemontesi nel Comune di Boves. Inoltre, ne curano altre sei di castagneto: una porzione sul territorio di Roccavione.

Ma Luigi ha una passione che lo assorbe forse ancora di più del mestiere contadino: acquista, recupera e raccoglie nel Museo “Robe Veje”, ricavato in un locale dell’azienda-abitazione, gli strumenti e gli attrezzi della storia soprattutto contadina, ma anche artigiana. Ne ha quasi 500. Tutti utilizzabili solo attraverso la forza manuale dell’uomo.

Ogni oggetto, perfettamente integro e funzionante, è frutto della sua ingegnosità anche perché, spesso, le parti di ricambio che mancano se le deve costruire usando il proprio impegno creativo.

Luigi nei primi Anni Duemila è anche stato assessore alle Attività Produttive e ai Mercati di Boves.      

UNA STORIA CHE PARTE DA LONTANO

La storia di Luigi e Stefanina è legata a quella dei genitori, Pietro e Maria, ai quali loro due hanno sempre dato una mano nell’attività: per un periodo anche insieme alla sorella Luigina del 1958, che poi si è sposata.

I nonni, Luigi e Maddalena, facevano la cardatura della lana. Papà Pietro, invece, dopo aver provato questo mestiere, pur molto giovane, decide di dedicarsi all’attività rurale. Si insedia in una cascina vicino alla struttura odierna di Carde Veie. Si sposa con Maria. Il periodo è difficile: allevano qualche bovino e coltivano i pochi terreni disponibili a mais, grano e foraggio. Nessuna altra coltura ortofrutticola.

Alla fine degli Anni Settanta, con i figli già attivi ad aiutarli, si spostano nell’attuale complesso. Luigi è ricco di idee e porta qualche novità nella gestione aziendale. Negli Anni Novanta diventa titolare dell’attività, con la sorella Stefanina inserita come coadiuvante. La famiglia inizia a produrre le fragole a terra. Poi anche fagioli e zucchine.

“In quel periodo - sottolinea Luigi - dalle nostre parti soprattutto le fragole stavano diventando una coltura pregiata. Perciò mi sembrava giusto dare una svolta all’azienda, piantandole insieme ai fagioli e alle zucchine. Coltivazioni che mio padre non aveva mai nemmeno immaginato di introdurre”.

E’ contento della scelta effettuata allora? “Ho sempre lavorato la terra e mi è sempre piaciuto farlo. Più che un mestiere, l’ho considerata una grande passione. E poi voleva dire continuare la tradizione di famiglia: una scelta fatta con il cuore”. Chiediamo anche a Stefanina il motivo della decisione: “Sono sempre stata qua e ho vissuto questo lavoro con grande soddisfazione, anche quando c’erano dei problemi. Per questo motivo non tornerei indietro rispetto al percorso effettuato”.      

LA FOTOGRAFIA ATTUALE DELL’AZIENDA

Luigi e Stefanina adesso coltivano in quattordici giornate di terreno nel Comune di Boves  le fragole in campo, le zucchine con il fiore, i fagioli nani rossi da vendere freschi e gestiscono una porzione di terreni a prato. Le fragole sono tutte sotto serra. Inoltre, curano sei giornate di castagneto: una parte nel territorio di Boves e un’altra in quello di Roccavione. “Durante gli ultimi anni - spiega Luigi - le fragole si piantano molto fuori suolo. Noi, però, abbiamo preferito seguire la tecnica tradizionale della messa a dimora in campo che praticavamo con i nostri genitori. Non abbiamo mai cambiato. Vendiamo tutte le produzioni - anche le castagne - alla Castellino Fratelli di Villanova Mondovì”.    

I PROBLEMI DEL LAVORO…

Luigi: “I problemi sono quelli di tutti i mestieri: se la produzione si vende bene, tiri un sospiro di sollievo; se se va male ti arrabbi, ma non puoi farci niente. Per le fragole fino a una quindicina di anni fa c’era il mercato di Peveragno che funzionava bene. Allora portavi il tuo prodotto, trattavi il prezzo e incassavi subito i soldi. Poi l’hanno chiuso e siamo stati costretti a venderle a un negoziante del settore. Il prezzo te lo fa lui e, a volte, dopo una settimana. Pur essendo già uno di quelli che ti tratta meglio. Ma se fai due conti incassi sempre i soldi di allora: in valuta vecchia ti pagavano 10-12 mila lire a cassetta; adesso arrivano a 5-6 euro. Rispetto a quel tempo, però, il costo di tutto il materiale che ti serve per l’attività è triplicato. E questo non va bene”.

…E LE SODDISFAZIONI

“Quando vedi le colture crescere belle e sane e il raccolto finale è buono - dice Luigi - provi la soddisfazione più grande. Anche perché hai curato le coltivazioni con impegno, sacrificio e  molta attenzione”.  

LE PROSPETTIVE DELL'ATTIVITA'

Luigi: “Continuare l’attività come ora, senza ipotizzare delle trasformazioni. Anche se abbiamo avuto la tentazione di piantare le fragole fuori suolo. Ma richiederebbe un investimento rilevante e per qualche anno che dobbiamo ancora lavorare non ne valeva la pena”.  

QUALITA’ E SICUREZZA ALIMENTARE DELLE COLTURE  

“Lavoriamo - precisa Luigi - cercando di avere un prodotto finale sano e genuino, che garantisca la salute del consumatore. Le fragole, ad esempio, le coltiviamo sotto serra perché offrono una qualità migliore. Infatti, coprendole limitiamo al minimo indispensabile l’uso di preparati per debellare le malattie. Zucchine e fagioli sono a cielo aperto ma, anche in questo caso, usiamo ogni cautela possibile per avere qualità e sicurezza alimentare. Rispettiamo tutte le norme previste. Nel bosco, invece, non ci sono problemi: le castagne sono totalmente naturali”.      

Altre difficoltà? “Quelle maggiori sono legate alle condizioni meteorologiche, come le stagioni e le temperature impazzite o i fenomeni devastanti tipo la grandine”.     

QUANDO LA PASSIONE DIVENTA INGEGNO E ARTE

Oltre all’azienda agricola Luigi ha un’altra straordinaria passione: acquista da privati, nei mercatini o nelle cascine e, poi, recupera, aggiusta ed espone nel museo “Robe Veje” di 300 metri quadrati, ricavato in un locale nella parte inferiore dell’azienda-abitazione, strumenti e attrezzi di piccole e medie dimensioni della storia soprattutto contadina, ma anche artigiana.

Ne ha quasi 500 e risalgono al periodo fine 1800-metà 1900. Sono tutti utilizzabili solamente attraverso la forza manuale dell’uomo. In questo modo hanno conservato il loro prezioso fascino e valore di un tempo. Inoltre, ha rimesso a nuovo quattro trattori degli Anni Cinquanta-Sessanta, tra i quali due rarissimi Porsche. Un percorso frutto di uno straordinario ingegno creativo, diventato un’arte.

“Questa passione - afferma Luigi - mi è nata una ventina di anni fa. Ho iniziato ad acquistare un pezzo, poi un altro e un altro ancora. Ogni tanto trovo anche qualche persona che mi regala gli attrezzi, perché sa che li recupero e li faccio tornare funzionanti. Invece lui probabilmente li butterebbe. Così, con il tempo, l’entusiasmo è cresciuto sempre di più. E’ diventato quasi una malattia: come si dice, un pezzo tira l’altro. Molti sono legati alla tradizione contadina, ma tanti li usavano gli artigiani. Li metto a posto durante l’inverno, quando i campi necessitano di poco lavoro”.

La soddisfazione? “E’ immensa: persino superiore a quella del mestiere agricolo, perché rendi nuovamente “vivi” quegli attrezzi che hanno fatto la storia del mondo rurale e artigiano. E quando li hai comprati e messi a posto, dopo non li vendi più. Altrimenti non avrebbe senso. Il problema maggiore è rappresentato dal dover spesso affaccendarti a costruire dei pezzi mancanti di cui non esistono i ricambi. E per sistemare gli attrezzi ti aggiusti e piano piano, passo dopo passo, ti impegni da solo cercando di farlo nel migliore dei modi”.  

Il Museo “Robe Veje” ospita tantissimi attrezzi particolari usati in passato e di cui non se ne conosceva più l’esistenza. Tra questi ci sono quelli necessari a completare la filiera di produzione del grano: dall’aratro antico per scavare i solchi nel terreno alla seminatrice che veniva trainata dai buoi; dalle trebbiatrici al ventilatore per pulire i chicchi dai materiali esterni; dalla macchina per selezionare il frumento migliore al mulino a pietra per macinarlo.

Poi, l’attrezzo per preparare i fiocchi dei cereali, uno smielatore, il “ruet” per la lana, le burraie, la scrematrice del latte, la taglia-capelli, la macchina per preparare la pasta e quella per seminare il mais, la trincia foraggio, l’imballatrice per la paglia, la trincia stocchi del mais, il torchio per il vino, il piccolo maglio per fabbricare e affilare i coltelli, la mola da arrotino a pedale, le pompe dell’acqua, i paranchi per sollevare i tronchi di legno, il traforo da legno a pedali, la pressa per il formaggio, la macchina per intrecciare le funi e lo strumento necessario a sbucciare le castagne essiccate.

Inoltre, c’è anche una collezione di vini in bottiglia dal 1950 in poi. Il Museo è visitabile su prenotazione telefonando al  380 3187374. Luigi tiene anche gli aggiornamenti sull’attività di “Robe Veje” attraverso la pagina Facebook Robe Veje Varrone Luigi.

Ma c’è dell’altro ancora. Racconta: “Insieme agli amici dell’Associazione Santi Coronati di Fontanelle partecipiamo tutti gli anni alla Festa della frazione con diverse macchine del Museo. Inoltre andiamo in giro dove chiedono la nostra presenza, come alla trebbiatura della segale a Sant’Anna di Valdieri, alla festa del Legno di Brossasco, a Riva di Chieri e lo scorso anno, per la prima volta, al presepe vivente di Vottignasco. Con il gruppo abbiamo costruito un forno a legna su ruote che trasportiamo nei luoghi delle iniziative, dove prepariamo e distribuiamo il pane e i biscotti artigianali messi a cuocere nella struttura. Nel 2017 abbiamo partecipato con Boves, grazie alla collaborazione del Comune guidato dal sindaco, Maurizio Paoletti,  alla trasmissione di Rai Due “Mezzogiorno in Famiglia”. Presentando la trebbiatura del grano. Come paese siamo arrivati terzi: una gran bella soddisfazione”.  

IL FUTURO DEL MUSEO

Luigi: “Ormai ho tanti attrezzi e sono un poco allo stretto. Ma preferisco tenerli a casa mia, così li gestisco come voglio. Ci sono alcune difficoltà a visitarli per gli spazi ridotti che, però, sono ancora percorribili in modo abbastanza agevole. Solo con le classi delle scuole con tanti bambini potrei avere dei problemi. Tuttavia una soluzione si può sempre trovare”.  

Luigi e Stefanina sono due persone veramente gentili e simpatiche. Hanno continuato l’attività agricola dei genitori, con qualche innovazione e conservando alcune tradizioni di un tempo. Consapevoli che il passato costituisce ancora e sempre una risorsa preziosa.  

Luigi, poi, attraverso il Museo degli attrezzi antichi quando ti spiega con professionalità ed entusiasmo per quale lavoro venivano impiegati, riesce a regalarti emozioni impagabili. Ti pare di essere lì, in mezzo ai campi del 1800, quando i volti scavati dalla fatica e il sudore della fronte dei contadini di allora erano le vere componenti di un mondo ormai scomparso. Che è tornato a sbocciare nella splendida collezione di Fontanelle.  

Sergio Peirone

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