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Cronaca | 17 febbraio 2020, 17:12

Mondovì, assolta badante a processo per circonvenzione d’incapace

Per la difesa il denaro ricevuto dall’anziana fu “un prestito” volontario

Immagine di repertorio

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I fatti si riferivano agli anni 2010-2014 quando B.B., italiana, andava ogni giorno a fare le pulizie e dava una mano nell’accudire una pensionata di Mondovì. Secondo la Procura avrebbe approfittato di un momento di debolezza della datrice di lavoro, classe 1932, per farsi dare 50mila euro.

La donna, a processo davanti al tribunale di Cuneo per circonvenzione d’incapace, è stata assolta perché il fatto non sussiste. Il pm Alessandro Bombardiere aveva chiesto la condanna a 2 anni e 2 mesi di reclusione, sostenendo che l’anziana avrebbe ceduto alle pressanti richieste di denaro da parte dell’imputata, nei confronti della quale si trovava in una posizione di “sudditanza psicologica” anche dovuta allo stato depressivo conseguente ad un intervento chirurgico.

La legale dei famigliari della pensionata, costituiti parte civile, si era associata alla richiesta dell’accusa, chiedendo un risarcimento di 40mila euro: “E’ emerso che la persona offesa si fosse affidata all’imputata in un momento di fragilità sia fisica che psichica”.

Per l’avvocato difensore Thomas Bassino l’istruttoria dibattimentale non ha provato la sussistenza dell’incapacità della pensionata: “Le sue condizioni non sono state oggetto di incidente probatorio né di accertamento. Anche sull’entità delle somme di denaro che sarebbero state elargite non è stata fatta nessuna verifica. L’accusa parla di 50mila euro, la parte civile chiede un risarcimento di 40mila. E’ plausibile che si sia trattato della retribuzione delle ore di lavoro che l’imputata ha effettivamente prestato in quel lasso di tempo”.

Dopo la lettura della sentenza il legale ha commentato: “La signora B.B. si era sempre detta estranea ai fatti ed è felice che al termine del dibattimento si sia pervenuti ad una sentenza assolutoria con formula piena. Spesso i processi si trasformano per loro stessa natura in una sorta di pena, specialmente per questo tipo di contestazioni, ma non poteva arrivare pronuncia più favorevole.”

Monica Bruna

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