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Politica | 15 febbraio 2020, 07:30

#controcorrente: il “Modello Cuneo” di sviluppo economico è in panne: nella “Granda”, in dieci anni, sono state perse 7.491 aziende

Può essere rilanciato, ma servono gli aiuti delle Istituzioni centrali e l’impegno dei cittadini-consumatori ad acquistare sul territorio dove vivono. Soprattutto, però, devono essere gli Amministratori e le aziende locali a cambiare la mentalità, parlandosi e unendosi per promuovere la provincia nel suo insieme. Magari legando il tutto a una proposta turistica ampia e diversificata

La città capoluogo della "Granda" e le montagne viste dall'alto e il presidente della Camera di Commercio sostenitore da sempre del "Modello Cuneo", Ferruccio Dardanello

La città capoluogo della "Granda" e le montagne viste dall'alto e il presidente della Camera di Commercio sostenitore da sempre del "Modello Cuneo", Ferruccio Dardanello

Negli anni passati c’è stato uno slogan - “Modello Cuneo”  - inteso come percorso progettuale e operativo di sviluppo del territorio, che forse è stato utilizzato con troppa approssimazione nelle tante dichiarazioni dei politici, degli Amministratori pubblici e dei rappresentanti delle Associazioni di categoria.

Infatti, un paio di settimane fa la Camera di Commercio della “Granda” ha diffuso i dati delle imprese registrate in tutti i settori produttivi della provincia a fine dicembre 2019. Sono 67.345. Con un perdita di 620 unità durante l’ultimo anno, ma soprattutto con un calo significativo di 7.491 aziende rispetto al 2009, quando erano 74.836.

Il “Modello Cuneo” è certamente esistito quando il calo dei consumi e i canali di vendita alternativi, attraverso Internet, non hanno bloccato tutto e, anche adesso, è un sistema che tenta con grande difficoltà di rimanere a galla e di non farsi soffocare dai costi e dalla burocrazia.  

Però, il “Modello Cuneo” non deve essere uno slogan da usare nei convegni e alle inaugurazioni delle mostre, delle fiere e delle iniziative turistiche, sportive, culturali. Rappresenta, piuttosto, il frutto dello straordinario impegno manuale, della creatività, del rischio di investire risorse proprie di quei tanti titolari soprattutto di micro e piccole ditte artigiane, commerciali e agricole i quali, nonostante i problemi del momento, continuano a credere nel loro lavoro e non vogliono disperdere il patrimonio ereditato dai padri e dai nonni. A questi, si aggiungono i giovani con le imprese “fresche”, che coraggiosamente puntano sulle nuove frontiere dell’innovazione e della ricerca offrendo al mercato prodotti nemmeno immaginabili solo due decenni fa.

Il presidente della Camera di Commercio, Ferruccio Dardanello, da sempre sostenitore del mondo imprenditoriale della “Granda” come “un esempio da seguire e una locomotiva trainante per l’Italia”, dopo gli ultimi risultati sconfortanti ha affermato: “La tradizionale voglia di fare impresa, che ha dato vita allo storico “Modello Cuneo”, sembra oggi indebolirsi. Le ragioni sono numerose e differenti: dalle complessità e inefficienze della macchina amministrativa, all’incertezza dei tempi di realizzazione delle infrastrutture e degli investimenti che non si possono ignorare se si vogliono assicurare nuove prospettive di sviluppo e occupazione al nostro territorio”.

Soluzioni? Il “Modello Cuneo” può ancora costituire una risorsa per la provincia, ma va adattato al mondo che cambia.

Certo, le Istituzioni centrali devono fare la loro parte diminuendo i carichi burocratici e provvedendo a realizzare le infrastrutture necessarie e i cittadini-consumatori possono contribuire acquistando i prodotti a chilometro zero dai contadini, comprando in quei negozi di vicinato dove insieme alla cortesia e alla disponibilità, trovi anche prezzi adeguati, e avvicinandosi alle eccellenze artigiane del territorio.

Ma le aziende e le Amministrazioni locali hanno l’obbligo di cambiare la loro mentalità. Mettendosi insieme e promuovendo sempre di più l’offerta unica e di qualità di territori vicini, però diversi. Non è possibile che i Municipi delle “sette sorelle” (Cuneo, Alba, Bra, Fossano, Mondovì, Saluzzo e Savigliano), così come i paesi di una vallata non si parlino: o meglio ogni tanto ci provano, ma di pura facciata, senza, poi, arrivare ad azioni pratiche e condivise.

E non è possibile che gli imprenditori non sentano la necessità di offrire i loro prodotti insieme a quelli di altre aziende dell’area in cui operano. Legandoli magari a una proposta turistica ampia e diversificata.  

Solo così, infatti,  il “Modello Cuneo” non è destinato a una lenta agonia.    

#controcorrente

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