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Attualità | 13 febbraio 2020, 14:43

Lotta alle etichettature fuorvianti: Coldiretti chiede un fronte comune

Roberto Moncalvo: "È inaccettabile spacciare per tutela del consumatore un sistema che cerca invece di influenzarlo nei suoi comportamenti orientandolo a preferire prodotti di minore qualità"

Foto generica

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Le etichette nutrizionali che rischiano di affermarsi in Europa sotto la spinta delle multinazionali bocciano ingiustamente quasi l’85% in valore dell’agroalimentare Made in Italy a denominazione di origine, che l’Unione europea dovrebbe, invece, tutelare e valorizzare.

È quanto afferma Coldiretti nell’esprimere apprezzamento per il via libera unanime della Camera alle mozioni presentate contro il “nutriscore” e il sistema “a semaforo”.

Si tratta di etichette che si stanno diffondendo in diversi Paesi, a partire da Francia e Gran Bretagna, penalizzando le grandi produzioni di qualità DOP e IGP italiane. Sono sistemi fuorvianti, discriminatori ed incompleti – spiega Coldiretti – che finiscono per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani che da secoli sono presenti sulle nostre tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neppure la ricetta.

Con l’inganno delle etichette a semaforo e nutriscore – dichiara il Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo Roberto Moncalvosi rischia di sostenere, con la semplificazione, modelli alimentari sbagliati che mettono in pericolo non solo la salute dei cittadini, ma anche il sistema produttivo di qualità del Made in Italy. È inaccettabile spacciare per tutela del consumatore un sistema che cerca invece di influenzarlo nei suoi comportamenti orientandolo a preferire prodotti di minore qualità. L’equilibrio nutrizionale va ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera, come prevede la proposta italiana del sistema ‘a batteria’, che non si focalizza sul singolo prodotto attribuendogli presunti patentini di salubrità ed esclude i prodotti a marchio IGP e DOP per le specifiche caratteristiche di eccellenza, evitando così il rischio di confondere il consumatore con ulteriori segni distintivi in etichetta”.

Nella nostra Provincia si concentra il 48% dei prodotti a denominazione d’origine piemontesi, ben 6 DOP e 5 IGP: “Una grande biodiversità da valorizzare – dichiara Moncalvo – per evitare un’indistinta omologazione, come potrebbe succedere nel caso l’UE non attivasse misure ad hoc per una politica del cibo basata sulla differenziazione e sul rispetto del consumatore”.

comunicato stampa

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