/ Agricoltura

Agricoltura | 11 febbraio 2020, 08:10

A Borgo San Dalmazzo Alpi Vivai Viale produce 50 varietà di piante di castagno vendute in tutta Italia e non solo (FOTO)

Il titolare dell’azienda è Paolo nato nel 1971. Lo aiutano i fratelli Luca (1974) e Daniele (1978), ma continuano a dare una mano papà Aldo e mamma Lucia dai quali, nel 1988, è partita l’attività. Coltivano anche esemplari di piccoli frutti e di alberi da frutto. La sede è in luogo spettacolare nel Parco fluviale vicino al torrente Gesso. Con l’incantevole maestosità delle montagne a fare da cornice tutto attorno

Luca, Daniele e Paolo Viale in un vivaio di piante di castagno nel periodo invernale di riposo vegetativo

Luca, Daniele e Paolo Viale in un vivaio di piante di castagno nel periodo invernale di riposo vegetativo

Da via Vecchia di Cuneo (zona Crocetta), arrivando dal capoluogo della “Granda” in direzione delle vallate, un chilometro dopo la rotonda che porta al Centro commerciale Borgo Mercato, si scende lungo via David. Percorrendo una stradina stretta, la prima parte in piano, la seconda piuttosto ripida, si arriva a un terrazzamento splendido in mezzo ai campi e alla natura con la cartolina incantevole della Bisalta e delle montagne a fare da cornice. Tutt’attorno.

Siamo a cascina Landra, Comune di Borgo San Dalmazzo, vicino al torrente Gesso, nel Parco fluviale. Lì c’è la sede dell’azienda agricola Alpi Vivai, di cui è titolare, dal 1995, Paolo Viale, nato nel 1971 e diploma di perito agrario. Lo aiutano, come coadiuvanti, i fratelli Luca del 1974, anch’egli diplomato in agraria, e Daniele del 1978, perito chimico. Poi i genitori, dai quali è partita l’attività nel 1988: papà Aldo, classe 1939, e mamma Lucia del 1948.

Producono cinquanta varietà di piante di castagno innestato: mediamente ogni anno 20 mila a radice nuda in campo e 15 mila in vaso. Poi, 30 mila lamponi; 10 mila mirtilli; 6 mila tra ribes, uvaspina e more. Infine, alcune migliaia di esemplari di alberi classici da frutto tra i quali meli, peri, peschi, ciliegi e albicocchi.

Perché la scelta di questo mestiere?

Paolo: “I nostri genitori non ci hanno mai obbligato a lavorare in azienda. Soprattutto quando andavamo a scuola. Però, con i fratelli, quando si poteva, abbiamo sempre dato loro una mano. Siamo cresciuti qua. Personalmente, terminato il percorso scolastico, non mi vedevo chiuso in fabbrica o in ufficio. E quindi è stata una scelta naturale entrare nell’attività”.

Luca: “L’azienda già avviata e la passione per il mestiere mi hanno indotto a decidere, senza esitazioni, di percorrere questa strada”.

Daniele: “Prima di entrare nell’attività ho svolto altri lavori. Ho potuto fare molta esperienza. Ma, dopo, tornare in famiglia è stata una grandissima soddisfazione”.

L’antica cascina Landra, che ha almeno 400 anni, è stata in buona parte sistemata a magazzino e ad abitazione dove vivono i genitori Viale e i tre figli con la famiglia. Del complesso rurale centenario è rimasto in tutta la sua bellezza il portico recuperato. Nel cortile spicca una scultura realizzata sul tronco di un sambuco. “Rappresenta un simbolo di Alpi Vivai - dicono i fratelli Viale - perché la pianta, di grandi dimensioni e morta alcuni anni fa, era a dimora in un nostro campo qua vicino e risaliva più o meno allo stesso periodo della cascina. Abbiamo voluto mantenere viva la lunga storia del luogo anche attraverso quella pianta, una cui parte è stata scolpita con la motosega dall’artista del legno Barba Brisiu”.  

Nell’organizzazione operativa tutti i componenti della famiglia Viale si aiutano a vicenda nelle varie mansioni. Ma ognuno di loro ha dei ruoli specifici: Paolo si occupa della parte burocratica-amministrativa e quando può va in campo; Luca e Daniele seguono il ramo produttivo; Aldo e Lucia danno un mano nei periodi quando c’è più lavoro.  

UNA STORIA DI GRANDE IMPEGNO

Siamo nel 1984. Papà Aldo e mamma Lucia, dopo aver coltivato per diversi anni a verdura i terreni dell’area commerciale di Borgo Mercato, acquistano cascina Landra. Lì si trasferiscono con i figli e continuano la produzione orticola. Nel 1988, l’intuizione vincente. Un amico propone loro di avviare insieme la produzione di alberi di castagno: inizialmente un migliaio. Accettano, pur continuando ancora a occuparsi degli ortaggi. Dopo un po’ di tempo si dividono dal socio, mantenendo comunque con lui dei buoni rapporti.

A quel punto, però, arriva la svolta decisiva. Aldo e Lucia decidono di dedicarsi in proprio solo più alla vivaistica e di ampliare il settore anche alle piante di piccoli frutti in vaso. Nel 1990 fa l’ingresso in azienda Paolo, che cinque anni dopo ne diventa il titolare. L’attività cresce. Il 1996 vede l’ingresso di Luca.

Nel 2002 c’è la crisi del cinipide che mette seriamente a rischio il settore castanicolo in provincia di Cuneo. Per tamponare il problema l’azienda sposta la produzione di piante di castagno a Pavia dove non ci sono zone infette e comincia la coltivazione sperimentale degli stessi alberi a Borgo San Dalmazzo sotto la rete antinsetto. Inoltre, per tentare di sopperire alle difficoltà del momento, sempre a cascina Landra inizia a proporre alcune varietà di alberi da frutto, anch’esse curate in vaso.

A partire dal 2006, il Settore Fitosanitario della Regione Piemonte autorizza la vendita del castagno prodotto a Borgo con la protezione delle reti. E l’azienda può così lasciare Pavia. Lo stesso anno comincia a lavorare in Alpi Vivai anche Daniele. L’attività assume la strutturazione famigliare attiva ancora adesso.

Verso il 2010 il pericolo cinipide nella “Granda” è sotto controllo. Paolo, i fratelli e i genitori tirano un sospiro di sollievo e possono di nuovo coltivare liberamente le piante sulla quindicina di ettari di terreno in proprietà vicino al torrente Gesso. L’azienda si sviluppa e, passo dopo passo, raggiunge le attuali dimensioni produttive. Diventando un punto di riferimento del settore in tutta Italia e non solo.        

IL CASTAGNO: FIORE ALL’OCCHIELLO DELL’ATTIVITA’

Paolo: “Fin dall’inizio dell’attività la parte fondamentale della produzione si è concentrata sul castagno: prima in campo a radice nuda, dopo anche in vaso. Adesso è il nostro fiore all’occhiello: siamo l’azienda a livello nazionale che coltiva il maggior numero di varietà. In catalogo ne abbiamo cinquanta, prestando particolare attenzione a quelle locali. Riceviamo ordini da tutta Italia, perché il castagno è diffuso sull’intero territorio. Nel 2019, poi, un rivenditore di Verona e uno di Bergamo ci hanno chiesto di produrre un’altra cinquantina di varietà di quelle zone. In questo modo abbiamo raggiunto quota cento”.

Come mai la scelta di diversificare la proposta? "Le castagne sembrano tutte uguali, ma non è così. In Italia ogni territorio adatto a produrle ha la propria varietà contraddistinta dalle sue specifiche caratteristiche. Coltivazioni storiche spesso andate perse con il passare degli anni che, in seguito, molti agricoltori, soprattutto giovani e anche in provincia di Cuneo, hanno ripreso a recuperare e a ripiantare. Quindi, fin dall’inizio dell’attività si è voluto impostare un percorso che andasse incontro alle molte richieste. Puntando su questa strada e credendoci fortemente. Per questo motivo abbiamo l’ampia gamma di piante. Un’idea impegnativa e un poco pazza  ma che, nel tempo, ci ha regalato tante soddisfazioni”.

C’è una varietà più venduta rispetto alle altre? “E’ l’incrocio euro-giapponese Bouche de Betizac creato in Francia e capace di rivoluzionare il settore. In questo momento costituisce il 50% della nostra produzione, ma all’epoca del cinipide ha anche raggiunto l’80%. Per il vivaista è meno difficile da ottenere e chi compra la pianta ha molti vantaggi: buona resistenza alle malattie delle radici e della corteccia; crescita veloce con produzione di castagne dal terzo anno della messa a dimora e frutti di grande pezzatura che, di solito, si raccolgono già a settembre”.     

QUANDO LA COMPARSA DEL CINIPIDE CORSE IL RISCHIO DI FAR SALTARE TUTTO

Nel 2002 la comparsa di un piccolo insetto - il cinipide - distrugge il mondo del castagno in provincia di Cuneo. E anche la famiglia Viale ne paga le conseguenze.

Paolo: “Avevamo raggiunto una buona produzione di piante. Il Settore Fitosanitario della Regione Piemonte, per tentare di bloccare il contagio, impose la chiusura  di tutti i vivai presenti nel giro di qualche chilometro dalle zone infette.  A quel punto, essendo il castagno la nostra coltivazione principale, ci siamo chiesti cosa potessimo fare per superare il problema. Con tutte le difficoltà del caso, siamo andati a produrre in provincia di Pavia dove l’infestazione non c’era. E a Borgo abbiamo sperimentato la coltivazione sotto una finissima rete antinsetto nella quale il cinipide non poteva passare. Di quest’ultima, ne abbiamo comprato 16 mila metri quadrati: un investimento economico imponente. Ma queste due decisioni ci hanno permesso di rimanere sul mercato”.

I successivi sviluppi? “In quel periodo, nella provincia di Cuneo, letteralmente martoriata dal cinipide e dal marciume, le castagne non esistevano più e quelle vendute erano tutte di importazione. Pur con acquisti molto ridotti rispetto a prima, abbiamo stretto i denti e continuato a lavorare con impegno. Senza demoralizzarci. Fino al 2006 sono stati anni davvero difficili. Poi, lentamente, la situazione è migliorata e verso il 2010 l’emergenza è finita. Così l’attività è tornata a essere quella di fine Anni Novanta. Perché dopo la crisi del cinipide le castagne hanno ripreso valore e, di conseguenza, sono aumentate le richieste delle piante. Con il nostro lavoro abbiamo sempre cercato di migliorare la loro qualità. E l’interesse, soprattutto dei giovani agricoltori, verso gli impianti vecchi con l’inserimento di nuovi alberi ha portato benefici immensi anche alle vallate della “Granda”. Infatti, c’è stata la rivalorizzazione di varietà dimenticate e il recupero e la pulizia dei boschi abbandonati”.

Il cinipide? “In provincia di Cuneo al momento l’allarme è cessato e ci auguriamo non ritorni. Ma la piaga non è totalmente debellata perché l’insetto, purtroppo, si è spostato in altre zone d’Italia e in altri Paesi”.              

IL PERCORSO PRODUTTIVO DI ALPI VIVAI

Nella produzione a radice nuda, attraverso gli alberi “allevati” in campo, durante la primavera si semina la castagna in frutto che germoglia e dalla quale nasce e cresce la pianta selvatica della coltura. In autunno viene innestata con la varietà richiesta. Se attecchisce e si presenta nelle migliori condizioni l’autunno successivo è pronta per la vendita. Da qualche anno i castagni vengono anche coltivati in vaso nelle tre serre di 400 metri quadrati ciascuna.

Inoltre, l’azienda ha sviluppato un sistema di innesto innovativo effettuato sul germoglio della castagna seminata. Questo permette di non dover far crescere la pianta selvatica e di vendere l’albero in stato ottimale entro un anno, anziché i due della tecnica tradizionale. Grazie a questo metodo Alpi Vivai ha raddoppiato la produzione.   

LA CASTAGNA IGP CUNEO RACCOGLIE DIVERSE VARIETA’, MA L’UNICO MARRONE E’ QUELLO DI CHIUSA PESIO

Pur producendo piante di castagno caratteristiche dell’intero territorio italiano, Alpi Vivai ha mantenuto un rapporto stretto con la provincia di Cuneo. Coltivando una ventina di varietà tipiche delle vallate della “Granda”. Tra queste, il Marrone di Chiusa Pesio, il Garrone Rosso, il Garrone Nero, la Tempuriva, la Brignola, la Cervaschina, la Bracalla, la Gabbiana, la Contessa, la Rubiera.

Paolo: "L’unico Marrone della provincia è quello di Chiusa Pesio, quello di Cuneo non esiste. Esiste la Castagna Cuneo che ha ottenuto il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta e raccoglie diverse varietà dal Monregalese al Saluzzese".

La differenza tra castagna e marrone? “Nella castagna la pellicina che la avvolge entra anche nel frutto e la divide in due. Il marrone invece è un pezzo intero. Le prime possono essere coltivate a quote più alte, anche fino ai 1000 metri;  i secondi di solito non superano i 600 metri. Però molte varietà di castagne raggiungono come grandezza quella del marrone”.  

COME SI OTTIENE LA QUALITA’ NELLE PIANTE DI CASTAGNO

Paolo: “Innanzitutto le piante di castagno sono certificate dal settore fitosanitario della Regione. Devono essere sane e tracciabili. Quindi, grande controllo nella produzione e poi correttezza nella commercializzazione. Non si possono mettere sul mercato, come abbiamo visto fare in alcune fiere, esemplari selvatici vendendoli come innestati. Chi non è del settore spesso non riconosce la differenza. E questo è sbagliato. Inoltre, smerciamo solo piante nostre di cui conosciamo totalmente la filiera produttiva. Le spediamo anche in Calabria. E chi le ha comprate una prima volta, poi torna. Quando abbiamo venduto tutto - e da alcuni anni, per fortuna va così - se qualche cliente ci contatta per avere ancora della merce lo ringraziamo, ma gli diciamo di chiamarci l’anno dopo. La correttezza nella vendita vale pure per gli altri alberi da frutto”.

LA VENDITA

Un 50% della produzione di castagni viene acquistato direttamente dalle aziende agricole e la restante parte dai rivenditori. Negli ultimi tempi la famiglia Viale ha iniziato ad esportare nei Paesi dell’Est. Soprattutto in Croazia. I piccoli frutti vanno per la quasi totalità ai negozianti del settore. Invece, le altre piante da frutto, prodotte in minore quantità, sono destinate al mercato amatoriale degli appassionati.    

I PROBLEMI DI TUTTI I GIORNI…

Paolo: “I problemi fitosanitari non sono terminati con il blocco del cinipide. Tutti gli anni arrivano insetti nuovi: alcuni sono innocui; gli altri non sappiamo quali danni possano provocare. E poi dobbiamo affrontare i cambiamenti climatici che, al di là dei fenomeni singoli spesso devastanti, creano comunque grosse difficoltà nella gestione del lavoro. Infatti, le rilevanti variazioni delle temperature ti sballano operazioni fondamentali come l’innesto. A tutto ciò si aggiunge l’aumento insostenibile della burocrazia alla quale devo dedicare metà del mio tempo, anziché lavorare nei campi”.   

…MA ANCHE LE SODDISFAZIONI

“Vendere tutta la produzione dell’anno - sottolinea Paolo - e avere i clienti he tornano in quanto con le nostre piante si sono trovati bene e hanno ottenuto i risultati sperati sono grandi soddisfazioni. Come il lavorare sempre con cura e attenzione, riuscendo però a ricavarci degli spazi da dedicare al tempo libero”.  

LE PROSPETTIVE FUTURE

Paolo: “Puntare sempre di più sulle piante di castagno, migliorandone la coltivazione attraverso metodi innovativi. Ad esempio con la tecnica dei portainnesti auto-radicati. Il sistema garantisce una maggiore resistenza alle malattie dei nuovi esemplari e uno sviluppo più omogeneo del prodotto finale. Su questo aspetto e non solo collaboriamo con il Centro Regionale di Castanicoltura del Piemonte di Chiusa Pesio: uno dei più importanti in Europa”.  

Alpi Vivai della famiglia Viale, attraverso un percorso lungo e impegnativo, è diventata l’azienda di riferimento a livello italiano e non solo delle piante di castagno. Soprattutto per le tante varietà locali recuperate con l’obiettivo di valorizzare tradizioni secolari.

I genitori  Aldo e Lucia hanno incamminato i tre figli su una strada a volte difficile, ma anche ricca di soddisfazioni. Paolo, Luca e Daniele hanno ereditato il testimone lavorando con estrema serietà e passione. E visti gli ottimi risultati raggiunti si può dire che, insieme, abbiano centrato l’obiettivo.      

Sergio Peirone

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium