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Cronaca | 10 febbraio 2020, 17:11

Limone Piemonte, sciatore francese morì travolto da una slavina: a processo per omicidio colposo due guide alpine

Il fatto risale al dicembre 2016. I testi delle difese: “Giuste le valutazioni degli imputati, la valanga fu evento eccezionale”

Immagine di repertorio

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Una valanga “di grandi dimensioni”, “inusuale”, “veramente eccezionale” quella che il 23 dicembre 2016 aveva travolto e ucciso uno scialpinista di 38 anni, residente a Nizza. L’uomo faceva parte di un gruppo di otto escursionisti francesi, esperti e dotati di tutta l’attrezzatura necessaria, che stavano sciando dal monte Chiamossero dopo essere stati scaricati sulla cima da un elicottero, in località Limonetto.

Resta da capire se le due guide alpine cuneesi, P.C. e V.R., a processo davanti al tribunale di Cuneo per omicidio colposo, avessero valutato correttamente che quel giorno non ci fossero potenziali pericoli.

A scendere per primo era stato V.R. che, appurata la sicurezza del terreno, aveva fatto andar giù gli sciatori uno per volta. Ma a quel punto si era staccata la valanga. La vittima aveva nello zaino sia l’apparecchio ARVA che l’airbag, azionato durante la caduta. Erano stati gli stessi compagni con le guide a prestare i soccorsi, spalando nella neve con le pale in dotazione.

Era una bella giornata di sole, ma il giorno prima era nevicato e c’era stato un forte vento. Il bollettino Arpa aveva segnalato un rischio valanghe di 3 su una scala di 5. “Il bollettino dà una situazione generale per una zona molto vasta che deve essere valutata il giorno stesso dell’escursione”, ha spiegato il responsabile dell’Ufficio valanghe della Valle d’Aosta, testimone citato dai difensori avvocati Vittorio Sommacal di Cuneo e Federico Parini del foro di Aosta.

Il pericolo di “grado 3” era “marcato” ma il giorno successivo la valutazione era scesa a “grado 2”: “Si deve tenere conto che statisticamente il “grado 3” è quello più rappresentativo di una stagione invernale, nell’ordine del 40 per cento, e per questo non richiede una maggiore valutazione nel caso concreto. Fermo restando che una valutazione del rischio valanghe va sempre fatta, anche se in alcuni casi risulta particolarmente difficile”.

Un pilota elicotterista che il 23 dicembre 2016 aveva sorvolato la zona non aveva notato nulla di anomalo né che ci fossero particolari pericoli: “Avrei valutato il pendio come sicuro”.

Nessun pericolo neppure per il responsabile valanghe del comprensorio “Artesina Mondolé Ski”: Nei giorni precedenti avevamo fatto un’ispezione con V.R. senza notare episodi valanghivi. Io il 23 su quella discesa avrei fatto attività di eliski, perché il manto nevoso era estremamente stabile per qualsiasi tipo di sciata”.

Il responsabile delle valanghe per il comprensorio di Limone Piemonte: Quel giorno tutte le piste erano sicure. Rimasi sbaccalito quando si staccò la valanga”. “Nulla faceva pensare che in quel punto si potesse verificare un evento così importate”, anche secondo un altro maestro di sci e guida alpina del posto.

L’udienza è stata rinviata al 23 aprile per le deposizioni dei consulenti.


Monica Bruna

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