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Politica | 09 febbraio 2020, 16:05

Sanità in Piemonte, il Partito Comunista dice "no" alla privatizzazione

Graziano Gullotta, albese, segretario provinciale: "I toni utilizzati dai politici, infatti, vertono sempre sull’autocelebrazione e sulla tanto decantata retorica delle “eccellenze” di un presunto “sistema Piemonte”, che in realtà viene sempre più smantellato"

Foto generica

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Il 17 gennaio il Partito Comunista ha iniziato ad effettuare dei volantinaggi di fronte ai presidi ospedalieri piemontesi per ribadire il proprio no ad ogni tipo di privatizzazione nel settore della sanità pubblica. Anche la federazione provinciale di Cuneo sta portando avanti l’iniziativa: i militanti comunisti della Granda si sono recati all’entrata degli ospedali di Alba, Bra, Cuneo, Fossano, Mondovì, Savigliano e Saluzzo, dove hanno distribuito i volantini esplicativi delle ragioni e delle cause per le quali è necessaria questa lotta politica.

In particolare, per il Partito Comunista risulta fondamentale:
- Lottare per una sanità gratuita ed accessibile a tutti, dato che i tagli alla spesa pubblica praticati negli anni dai vari governi, anche di diverso colore politico, hanno avuto come chiaro obiettivo quello di indirizzare l'economia a beneficio del profitto privato. Ciò è stato applicato pienamente anche alla sanità, andando a negare a molti un diritto che mai dovrebbe essere messo in discussione, come quello alla salute;
- Garantire l'accesso reale alle cure: sempre più cittadini italiani rinunciano alle cure mediche a causa dei costi. Il 28% degli italiani è costretto ad effettuare prestazioni sanitarie a pagamento;
- Mettere fine ad un percorso che incentiva la sanità privata: 19,6 milioni di italiani sono costretti a pagare di tasca propria per ottenere prestazioni essenziali prescritte dal medico. Dal 2014, spesa sanitaria privata +7,2%, spesa sanitaria pubblica -0,3% (dati Censis);
- Assumere di più e dire stop all'abuso dei tirocinanti. Secondo stime delle associazioni di settore mancano 10.000 dottori, 20.000 infermieri e altri 30.000 lavoratori per la copertura dei servizi sul territorio. Vengono richiamati medici in pensione anziché assumere e stabilizzare tirocinanti;
- Farla finita con le liste d'attesa infinite o chiuse. Il Partito Comunista propone il blocco emergenziale della pratica dell'intramoenia per impiegare medici e strutture pubbliche nello smaltimento delle liste d'attesa e garantire, quindi, una reale possibilità d'accesso alle cure;

Per il segretario provinciale, l’albese Graziano Gullotta, «è necessario sensibilizzare urgentemente i cittadini sull’esigenza della battaglia per il diritto alla salute. I toni utilizzati dai politici, infatti, vertono sempre sull’autocelebrazione e sulla tanto decantata retorica delle “eccellenze” di un presunto “sistema Piemonte”, che in realtà viene sempre più smantellato. Il nostro ruolo di militanti comunisti ci impone di smascherare ogni menzogna ed ogni mistificazione della realtà fatta ai danni della popolazione. La salute delle persone non è e non potrà mai essere messa in vendita».

Il Partito Comunista vuole inoltre «esprimere la più ampia solidarietà alle associazioni di medici ed infermieri (ANAAO, ASSOMED e NURSIND) che in questi giorni hanno risposto in maniera perentoria alle ennesime dichiarazioni del Presidente della Regione e del suo assessore. Rilanciamo lo slogan dei lavoratori della sanità piemontese: “Basta lacrime e sangue per il Piemonte. A pagare non siano pazienti e lavoratori!”»

comunicato stampa

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