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Cronaca | 24 gennaio 2020, 12:02

Sequestrato dai signori della droga nel Regno Unito e arrestato in un blitz dalla polizia inglese: il clamoroso caso giudiziario del giovane monregalese Leonardo Motera

Il diciottenne sarebbe stato sequestrato dal 30 giugno al 16 luglio 2019 in un opificio nella contea di Norfolk e costretto a coltivare cannabis, privato di telefono e passaporto. Ora è ai domiciliari a Londra in attesa del processo fissato a luglio. Dallo scorso anno non vede la madre e le due sorelle. L'avvocato difensore Martinetti con il padre ha incontrato il console italiano: “Una vicenda paradossale. Oltre a essere innocente, il mio assistito è stato vittima di sequestro di persona e riduzione in schiavitù”

Incontro presso il Consolato italiano a Londra tra il console Diego Solinas, l’avvocato Enrico Martinetti e il giovane Leonardo Motera

Incontro presso il Consolato italiano a Londra tra il console Diego Solinas, l’avvocato Enrico Martinetti e il giovane Leonardo Motera

 

Una storia da film quella di Leonardo Motera, diciottenne di Mondovì arrestato nel Regno Unito il luglio scorso dopo un blitz della polizia in un opificio nella contea di Norfolk. All'interno del sito industriale sono state trovate oltre mille piantine di cannabis. Nove le persone arrestate con l'accusa di produzione di sostanze stupefacenti.

Il giovane Leonardo però sarebbe la presunta vittima di un clamoroso errore giudiziario: sequestrato e costretto a lavorare dai signori della droga contro la sua volontà, privato del telefonino e del passaporto per oltre due settimane.

Ricostruiamo la sua vicenda. Leonardo è un ragazzo come tanti, sogna di andare a Londra per fare esperienza e costruirsi un futuro. A inizio 2018, a soli 17 anni, parte per la capitale inglese dove lavorerà come operaio in un cantiere edile per circa un anno e mezzo. A conclusione dei lavori si mette a cercare un altro impiego e diffonde la sua volontà tra amici e conoscenti.

Qui sarebbe iniziato il dramma. Viene contattato da questa banda criminale: un soggetto turco gli propone un lavoro nella contea di Norfolk, sempre nell'ambito dell'edilizia, con tanto di vitto e alloggio compreso. Il ragazzo viene prelevato su un suv a Londra e portato nell'opificio, un luogo isolato nelle campagne di Lenwade, alla periferia di Norwich.

Immediatamente si rende conto che qualcosa non va. All'interno del capannone dismesso c'era una piantagione di cannabis. “Non sono intenzionato a fare questo lavoro, questi non erano i patti”, avrebbe detto subito il ragazzo. Cerca di andarsene ma non può farlo. Forse ormai ha visto troppo. Viene quindi privato della libertà personale: costretto a lavorare e privato di telefonino e passaporto. Era il 30 giugno 2019, pochi giorni prima del suo diciottesimo compleanno, il 12 luglio.

La famiglia aveva programmato un viaggio per andarlo a trovare in occasione di questo importante evento. Sarà proprio Leonardo ad annullare la loro visita. Chiede ai suoi aguzzini di potersi mettere in contatto con il padre. Al telefono, sotto minaccia, dichiara di aver appena trovato un altro lavoro a tre ore da Londra e di essere impossibilitato a muoversi.

“Come mai non rispondi più al telefono?” gli chiede il padre.
“Il telefono mi è caduto in acqua e non funziona”, avrebbe risposto Leonardo.

Così la famiglia non si preoccupa. Fino al 16 luglio 2019, giorno del blitz della polizia e del suo arresto.

A distanza di sei mesi, Leonardo è oggi in una condizione di semilibertà. Ha l’obbligo di dimora a Londra, si può assentare da casa dalle ore 6 alle ore 19, e deve indossare costantemente un braccialetto elettronico alla caviglia in modo da consentire alla polizia inglese di monitorare costantemente i suoi spostamenti.

La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che il giovane deve pagare un canone di affitto di 1.300 sterline al mese per l’abitazione dove la polizia inglese ha fissato l’obbligo di sua dimora: circostanza questa che, unitamente al fatto che Leonardo non sta lavorando, sta dissanguando la sua famiglia sul piano economico.

“Una situazione paradossale – commenta il suo avvocato difensore Enrico Martinetti -. Oltre a essere innocente, il mio assistito è stato vittima di sequestro di persona e riduzione in schiavitù. È paradossale che sia costretto da mesi in Inghilterra senza poter tornare in Italia ed abbracciare la sua famiglia. La situazione a livello processuale non è per nulla confortante poiché era prevista una prima udienza dibattimentale il 13 gennaio, che è stata rinviata d’ufficio al 6 luglio. Il che sta a significare che, salvo che intervenga prima un accordo di cooperazione tra il Ministero della Giustizia italiano e quello inglese, e dunque una soluzione per via amministrativa (cosa che allo stato attuale non mi pare così probabile possa avvenire in tempi brevi), diversamente Leonardo sarà costretto a rimanere in Inghilterra a disposizione dell’Autorità giudiziaria inglese fino al termine del processo, il cui inizio è previsto soltanto il 6 luglio”.

Intanto l'avvocato Martinetti ha incontrato il console italiano Solinas a Londra, alla presenza di Leonardo e del padre. L'obiettivo è riportare il ragazzo in Italia: “Voglio dare applicazione a una direttiva del Consiglio Europeo che consente di scontare misure alternative alla detenzione in Italia, spostando l'obbligo di dimora di Leonardo a casa del padre. Il problema grande è che per attivare questi percorsi alternativi serve una cooperazione tra il Ministero italiano e quello inglese. Situazione complicata dal fatto che si tratta del primo caso che si pone in questi termini. È gia stato sperimentato in caso di pena definitiva ma non è mai successo che venisse applicata la misura cautelare in Italia, in quanto prodromica al processo”.

La prossima settima l'avvocato Martinetti andrà a Roma per incontrare il dirigente ministeriale dell'Ufficio di Cooperazione che si sta occupando di questo caso dall'Italia.

Come sta Leonardo? “Leonardo ha una grande forza interiore ed ha retto in modo straordinario alla lunga ed ingiusta carcerazione preventiva - racconta l'avvocato Martinetti -: un’esperienza allucinante che avrebbe stroncato chiunque. Credo che la sua giovane età e la sua indole mite e remissiva lo abbiano aiutato a sopravvivere in una condizione davvero estrema, dapprima in stato di riduzione in schiavitù, e successivamente quando ha dovuto subire l’esperienza sconcertante della prigione ad opera della polizia inglese, che nel blitz di luglio ha arrestato tutti coloro che erano all’interno dell’opificio in cui si svolgeva l’attività illecita, senza distinguere tra carnefici e vittime. Ora Leonardo ha soltanto un grande desiderio di poter rientrare in Italia, e riabbracciare la madre e le due sorelle, che non vede dallo scorso anno”.

Sul fatto di dimostrare l'innocenza di Leonardo, l'avvocato Martinetti è ottimista: “Leonardo è innocente e ritengo sarà facile dimostrare la sua totale estraneità al gruppo criminale che gestiva la produzione e il traffico di sostanze stupefacenti. Vi sono evidenze probatorie inconfutabili circa il fatto che Leonardo è stato sequestrato da una banda criminale e costretto a lavorare in condizione di schiavitù. Purtroppo non lo ha aiutato il fatto che i capi organizzatori di questa banda criminale non sono ancora stati catturati dalla polizia inglese, e gli altri arrestati per ora hanno tenuto un atteggiamento omertoso con le autorità inquirenti: circostanze queste che hanno impedito finora di ricostruire con chiarezza i ruoli dei singoli arrestati nel blitz della scorsa estate, con adeguati riscontri probatori, e di fatto penalizzato chi – come Leonardo – professa la propria innocenza”.

cristina mazzariello

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