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Politica | 23 gennaio 2020, 09:46

Di Maio lascia, la grande crisi dei 5 Stelle

Nella Granda è mancato un reale radicamento sul territorio. Contano un ministro, Fabiana Dadone, e un consigliere regionale, Ivano Martinetti, ma la loro presenza nei Comuni si è ridotta a Cuneo e Savigliano. In sei anni, nel Cuneese, persi quasi 70 mila voti. Dal picco massimo delle politiche 2013 (26,32%), i consensi sono andati calando precipitando all’8,10% delle ultime regionali

Di Maio lascia, la grande crisi dei 5 Stelle

“Grazie Luigi. Grazie perché hai portato sulle spalle le colpe di tutti e le invidie di troppi. Grazie perché ora ci metti innanzi alle nostre responsabilità, dall'attivista al ministro, senza un capro espiatorio a disposizione. C'è veramente chi crede che sfogarsi pubblicamente abbia giovato al Movimento, al nostro progetto politico?

Nella nostra storia ci sono stati il "direttorio", il passo di lato di Beppe, la scomparsa di Gianroberto (Casaleggio). Ora il passo di lato è quello di Luigi, ma il passo in avanti è quello dei facilitatori, e ci obbliga a diventare grandi, se possibile ancora di più.
Ora il Movimento 5 Stelle deve affrontare quest'ultima prova di maturità, ma non lo può fare senza riconoscerti l'impegno e la dedizione che hai mostrato.
Siamo quelli delle proposte, delle politiche chiare e pratiche, degli interventi veloci e mirati.

Ora dobbiamo parlare ancor di più dei nostri risultati, perché sono tanti e stanno cambiando l'Italia. Facciamolo sapere e non fermiamoci”.

Queste le parole con cui Fabiana Dadone, ministra della Pubblica amministrazione ed unico parlamentare 5 Stelle del Cuneese, commenta le dimissioni del suo capo politico, Luigi Di Maio.

Interpellata ripetutamente in questi giorni, si è sempre negata, rifiutando di rilasciare commenti sul travaglio del suo Movimento, adducendo come causa quella di essere assorbita dagli impegni ministeriali.

Certo è che i 5 Stelle, in provincia di Cuneo, non sono mai riusciti ad avere un reale radicamento sul territorio e questa debolezza l’hanno scontata nelle urne.

Il partito di Grillo e Casaleggio è infatti passato dal 26,32% delle politiche 2013 (88.927 voti) all’8,10% (21.252 voti) delle recenti regionali. Appena di poco superiore il dato delle concomitanti elezioni europee: 9,59%.

Una perdita in sei anni, tra il picco massimo raggiunto nel 2013 e il minimo toccato nel 2019, di 67.675 consensi, pari al 18,22%.

Alle europee 2014 il M5S aveva ottenuto il 18,20%; alle politiche 2018 tra il 22,36 % (collegio camerale di Cuneo) e il 23,11% (collegio di Alba).

Se consideriamo le ultime elezioni amministrative, tipologia di consultazione in cui i 5 Stelle non hanno mai ottenuto significativi risultati, l’esito è stato ancor più negativo perché in due Comuni, Alba e Bra, dove i pentastellati erano presenti, sono state perse le rispettive rappresentanze consiliari.

Ad Alba, Ivano Martinetti, che ha lasciato il Comune per Palazzo Lascaris, non ha avuto un successore.

Idem a Bra, dove Claudio Allasia non ha trovato sostituti.

A Saluzzo la sfida elettorale amministrativa si è rivelata fallimentare, dal momento che la lista guidata da Piercarlo Manfredi non è riuscita a raggiungere il quorum necessario per assicurarsi almeno un consigliere comunale.

Oggi, nelle “sette sorelle” le rappresentanze sono rimaste unicamente a Cuneo e Savigliano dove i 5 Stelle contano due consiglieri in ciascun municipio.

Nel primo caso si tratta di Manuele Isoardi e Silvia Cina; nel secondo, di Claudia Giorgis e Antonello Portera.

Giampaolo Testa

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