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Agricoltura | 21 gennaio 2020, 16:01

Tasse doganali del 100%: così la scure di Trump pende sull’export dei nostri grandi vini

A giorni la decisione del Dipartimento del Commercio Usa sul secondo round di dazi verso l’Ue. Una minaccia serissima per i produttori di Barolo e Barbaresco, che negli Usa vendono ormai il 30% delle 15 milioni di bottiglie prodotte con le due denominazioni

Matteo Ascheri, dall'aprile 2018 alla guida del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani. Al suo fianco Francesco Monchiero, presidente del Consorzio Roero

Matteo Ascheri, dall'aprile 2018 alla guida del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani. Al suo fianco Francesco Monchiero, presidente del Consorzio Roero

Ci sono l’ingombrante figura di Donald J. Trump e la sua spregiudicata politica commerciale dietro la pesante tegola che incombe sulla testa dei produttori vinicoli italiani e di quelli piemontesi in particolare, minacciati dai dazi che a giorni potrebbero abbattersi su questo fiorente comparto della nostra economia.

"Siamo nelle mani del presidente Usa", ha ammesso non senza una certa rassegnazione Matteo Ascheri, produttore braidese e presidente del Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani, che del tema ha parlato approfonditamente presentando l'imminente rassegna "Grandi Langhe", ma anche il grande evento che nei primi giorni di febbraio vedrà 200 nostri produttori volare alla volta di New York, dove l’esclusivo contesto di Manhattan farà da scenario alla 1ª edizione del "Barolo Barbaresco Wine Opening", vetrina che lo stesso ente di tutela ha organizzato per fare conoscere le proprie etichette ai consumatori statunitensi.

Un grande momento di promozione – quello organizzato col coinvolgimento del noto chef Massimo Bottura, del presentatore televisivo Alessandro Cattelan e del trio musicale Il Volo – sul quale il consorzio langarolo punta molto. Come dimostrano anche i complessivi 3 milioni di euro messi sul piatto dalle sue 521 cantine associate per finanziare questa e le due successive tappe del progetto (mete Hong Kong e la costa est dagli States), prima che un contributo Ue arrivasse a sostenere l’80% di questo importante investimento.

A chi gli chiedeva conto della misura minacciata dagli Usa, Ascheri ha spiegato che "non rimane che attendere metà febbraio, quando il Dipartimento per il Commercio del Governo Usa comunicherà quanto deciso lo scorso 13 gennaio in merito alla composizione del paniere di prodotti europei destinati a venire penalizzati col secondo round dei dazi, volta a riscuotere i 7,5 miliardi di dollari di tasse doganali autorizzate dal Wto, l’organizzazione mondiale del commercio, in seguito al contenzioso che ha contrapposto gli Usa ai Paesi europei sulla nota vicenda Boing-Airbus".

"Gli Usa – ha spiegato – hanno deciso di dare corso a questa guerra commerciale modificando periodicamente l’elenco dei prodotti penalizzati. La prima blacklist ha colpito i vini di Francia, Spagna e Germania (salvo lo champagne, ndr) con una tassa doganale pari al 25% del valore, mentre quelli italiani sono stati risparmiati, a differenza dei nostri formaggi. Ora potrebbe toccare a noi, con l’aggravante che l'imposizione ora potrebbe arrivare al 100% del valore di quanto esportato".

Una bottiglia da 15 euro verrebbe così a costare 30, con le facilmente immaginabili ripercussioni per tutta la filiera e conseguenze drammatiche, se si guardano alle diminuzioni dell’export denunciate in Francia, nel novembre scorso, con spedizioni ridotte di oltre il 37% a valore e con la conseguenza di un’importante calo del prezzo medio, visto che nello stesso periodo la riduzione in volume si fermava ad "appena" il 7,9%.

"Siamo preoccupati e frustrati. E’ chiaro peraltro come si tratti di misure con le quali gli Usa puntano a dividere i produttori e i Paesi europei. Anche per questo una risposta non può che essere comunitaria", ha detto ancora Ascheri, prima che l’assessore regionale all’Agricoltura Marco Protopapa informasse di quanto fatto a Torino per intervenire sulla questione: "Abbiamo avviato un’opera di sensibilizzazione nei confronti del ministro e insieme alle altre regioni vinicole italiane è previsto un incontro sul tema entro fine mese".

IL VALORE DELL’EXPORT VINICOLO VERSO GLI STATES
Secondo dati 2017 il comparto vini occupa il 4,1% delle esportazioni italiane verso gli Usa, Paese che nello stesso anno ha importato vini da vari Paesi del mondo per un controvalore di 5,9 miliardi di dollari. In quell’anno la Francia si presentava come il primo Paese importatore (32%, per 1,88 miliardi di dollari), davanti all’Italia per un’incollatura (31%, per 1,83 miliardi). Dietro di loro Nuova Zelanda e Australia (7,1%), Spagna (6,3%), Argentina (4,7%), Cile (4,6%), Germania (1,9%) e Portogallo (1,7%).

Il 40% delle bottiglie prodotte in provincia di Cuneo è destinato al mercato statunitense, rendeva noto nei giorni scorsi la Coldiretti provinciale. Valori che salgono vertiginosamente quando si parla di denominazioni come Barolo e Barbaresco. "Per questi grandi vini i dati 2018 parlano di una produzione, rispettivamente, di 11.6 e 3.8 milioni di bottiglie – spiega dal Consorzio albese il direttore Andrea Ferrero –. Di queste una quota superiore all’80% è destinata all’esportazione, in un contesto nel quale gli Stati Uniti rappresentano di gran lunga il primo mercato, con valori compresi tra il 30% e il 35%".   

Ezio Massucco

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