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Cronaca | 20 gennaio 2020, 15:00

Revello, morì travolto da un muletto: a processo il datore di lavoro e il responsabile della sicurezza

L’infortunio avvenne nell’ottobre 2016, l’ispettore dello Spresal: “Quel giorno nessuno avrebbe potuto guidare il carrello”

Il luogo dell'incidente

Il luogo dell'incidente

Era salito sulle forche del carrello elevatore per sistemare il cassonetto da spostare ma il mezzo, che avrebbe avuto i freni malfunzionanti, si era mosso in discesa e lui era caduto, finendo per essere travolto.

Era morto così il 18 ottobre 2016 E.B., 39enne operaio di Manta , mentre si occupava della ripulitura in un cantiere aziendale di raccolta rifiuti a Revello.

A processo per omicidio colposo davanti al tribunale di Cuneo sono il presidente della società, F.M., al quale il pm Attilio Offman contesta una carenza nella valutazione del rischio, e il delegato per la sicurezza A. M., che non avrebbe organizzato il lavoro all’interno del cantiere.

La vittima stava spostando alcuni cassonetti da rottamare in un’area dove sarebbero stati poi caricati e portati via. Il collega alla guida del muletto, che ha patteggiato la pena, non era autorizzato a condurre il mezzo: “Mai fatto un corso”, ha spiegato l’operaio. “Ho imparato quando lavoravo per un'altra ditta. Fu il capo cantiere a dirmi di fare quell’operazione. Al carrello non funzionavano i freni e me ne sono accorto il giorno dell'incidente”.

L’ispettore dello Spresal, sentito come teste, ha raccontato che arrivò sul luogo dell’infortunio quando il corpo dell’operaio giaceva ancora a terra. Dalle tracce sul cadavere risultò che E.B. sarebbe stato investito dopo essere caduto dallo stesso muletto.

Successivi accertamenti accertarono che l’impianto frenante del mezzo era funzionante e al momento dell’incidente stava percorrendo un tratto sostanzialmente in piano. Tutti avevano libero accesso alle chiavi riposte in un luogo non protetto, ma quel giorno nessuno dei presenti in azienda era in possesso dell’attestato di formazione per la conduzione.

Abbiamo preso atto di numerose carenze nella gestione e nella organizzazione della valutazione dei rischi”, ha continuato il teste. “Non abbiamo potuto verificare se ci fosse una manutenzione periodica del carrello. Il documento di valutazione dei rischi forniva indicazioni generiche e mancavano indicazioni sui soggetti adeguatamente formati che avrebbero potuto condurlo. Neppure il preposto aveva ricevuto la formazione specifica di vigilanza sui lavoratori e di valutazione del rischio”.

L’udienza è stata rinviata per i testi della difesa e per la discussione il 27 aprile

Monica Bruna

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