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Cronaca | 20 gennaio 2020, 15:30

Fattura “gonfiata” per ottenere il contributo della Regione: per un imprenditore agricolo l’accusa chiede la condanna a 2 anni e 6 mesi

E’ imputato per truffa aggravata, la difesa: “L’elevatore telescopico fu pagato per intero”

Immagine di repertorio

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Le indagini della Guardia di Finanza era partite nel 2016 dopo la segnalazione da parte dell’Agenzia delle Entrate di Saluzzo che aveva accertato presso un’officina di Sant’Albano Stura una discordanza di fatture evidenziate dallo spesometro.

La stessa fattura datata 2010 di vendita di un elevatore telescopico era stata registrata da S.P., il titolare dell’officina di riparazioni di macchine agricole, per l’importo di un imponibile di 47mila euro, mentre l’acquirente S.B. ne aveva un’altra copia con lo stesso numero, ma del valore di 103mila euro.

Il meccanico S.P., coimputato in concorso, aveva ammesso le sue responsabilità ed è stato giudicato con rito alternativo.

S.B., titolare di un’azienda agricola di Racconigi, è invece a processo davanti al tribunale di Cuneo per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Per lui il pm Luigi Dentis ha chiesto la condanna a 2 anni e 6 mesi.

L’imputato avrebbe utilizzato una fattura “gonfiata” per ottenere un contributo di 38 mila euro stanziato nel 2009 dalla Regione Piemonte nell’ambito del piano di sviluppo rurale. Anche il venditore avrebbe tratto il vantaggio di pagare un importo Iva inferiore.

S.B. aveva negato di aver ricevuto somme in contanti a titolo di ‘restituzione’ dopo il versamento degli assegni, ribadendo di aver pagato l’elevatore 123.600 euro comprensivi di Iva con diversi assegni: “Il primo dei quali incassato il giorno della vendita e gli altri nei mesi successivi fino al 30 giugno 2011, come da accordi. Non ho mai ricevuto soldi a parziale rimborso del prezzo pagato, né da S.P. né da altri”.

L’avvocato Luca Martino ha chiesto l’assoluzione piena: “La Procura non si è mai preoccupata di fare una minima perizia su valore di mercato di quel mezzo nel 2010. Il prezzo di un mezzo nuovo con dotazione optional era di 103mila euro, non è pensabile che potesse essere acquistato per soli 47mila euro. S.P. è un evasore seriale, mentre nessuna irregolarità era stata riscontrata nella contabilità della ditta del mio assistito”.

La sentenza sarà letta il prossimo 6 febbraio.

Monica Bruna

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