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Al Direttore | 20 gennaio 2020, 07:30

La denuncia del sindacato: "Polizia cuneese sul lastrico"

La riorganizzazione del servizio mensa al centro della protesta del Siulp: "Dopo i tagli e gli straordinari non pagati adesso vogliono ridurci alla fame"

Immagine d'archivio

Immagine d'archivio

Riceviamo e pubblichiamo.


La Mensa Obbligatoria di Servizio è un istituto tipico dei corpi militari o similmente organizzati, funzionale a esigenze operative (non solo nutrizionali) per far fronte a problematiche di pronto intervento, soccorso pubblico, obbligo di permanenza, obbligo di reperibilità.

Essa risponde concettualmente a esigenze di organizzazione operativa degli addetti alla sicurezza pubblica e costituiva in passato un obbligo prima ancora che un diritto. Nel tempo, l’istituto della mensa, insieme a tante altre trasformazioni dell’ordinamento militare in ordinamento civile e democratico della Polizia di Stato, ha subito delle modifiche strutturali pervenendo, come per tutto il pubblico impiego, alla costituzione di un diritto disciplinato dalle normative contrattuali.

Ma ecco che il Dipartimento della PS, insieme a Prefetti e Questori, negli ultimi 10 anni si accorgono che le mense di Polizia sono difficili da gestire e antieconomiche, motivo per il quale, in molte province e uffici, decidono di chiuderle optando per l’erogazione di buoni pasto (i cosiddetti ticket), che risolvono problemi di organizzazione e di spesa e che consentono anche a poliziotti vegani, diabetici o celiaci di "sopravvivere" alla mensa di servizio, dalla quale molti, comunque, già preferivano tenersi alla larga.

Anche a Cuneo, una decina di anni fa, il Questore e il Prefetto, con l’avallo e il compiacimento ministeriale, hanno chiuso i battenti della ristorazione pubblica “licenziando cuochi e vivandieri”, regalando marmitte, pentole, coperchi e posate alla Caritas, optando decisamente per i Ticket Restaurant, senza minimamente preoccuparsi delle esigenze dei poliziotti, ma perseguendo l’unico scopo di tagliare le spese.

Nonostante le proteste di questa organizzazione sindacale, che all’epoca si era espressa in modo nettamente opposto alla volontà di Prefetto e Questore, sono ormai anni che anche i poliziotti cuneesi, come tutti gli impiegati civili dello Stato, ricevono il “buono pasto”, spendibile presso esercizi convenzionati anche per comprare gli alimenti adatti a una dieta personalizzata per un pranzo da consumare magari dietro la scrivania o per recarsi in una trattoria per un piatto di pasta o un panino, perché di più, con 7 euro, non si trova!

Oggi, per motivi ignoti ma non nobili, il Dipartimento della PS decide di adottare la politica di un “ritorno al futuro” per ripristinare le mense collettive di servizio e togliere il “lusso” dei buoni pasto a questi prodighi spendaccioni di poliziotti!

Ma come (diciamo noi!!)!!?? E i risparmi di spesa che fine hanno fatto?. E’ tutta la retorica di palazzo sulle 3E (economicità, efficienza, efficacia) di una buona amministrazione ricercata con eroismo burocratico e poi realizzata da quegli illustri dirigenti dello Stato, che fine ha fatto!??!

La spiegazione potrebbe semplice quanto perversa e proviamo a esporla con un poco di immaginazione e cognizione dei meccanismi propri di burocrati pensatori.
Premettendo che non è intenzione del Dipartimento di PS di ricostituire le mense di servizio all'epoca dismesse solo perché i costi sarebbero altissimi in relazione alle attrezzature, al personale di servizio e all’organizzazione, oggi si pensa bene di chiedere l’elemosina a qualche ente esterno disposto ad accollarsi questo drappello di poliziotti affamati per la modica cifra di 7 euro o poco più pur di impedire ai soggetti titolari del diritto di alimentarsi come meglio ritengono.  

E allora, concepito il disegno non resta altro che trovare gli esecutori materiali e il gioco è fatto: esistono questori e prefetti, pagati per prendere il “fuoco con le mani” che sono i più indicati a eseguire l’ordine perentorio di togliere il pane di bocca (i buoni pasto) ai poliziotti con ogni mezzo o stratagemma lecito, mandandoli possibilmente a mangiare nelle mense aziendali altrui, dove ancora esistono.

E qui vogliamo disturbare la memoria dell’onorevole Giulio Andreotti, pragmatico pensatore e illustre amministratore di beni pubblici, il quale soleva dire che "a pensar male si fa peccato, ma si indovina…", e allora, senza tergiversare, diciamo chiaramente che il motivo di tanta agitazione riorganizzativa (secondo noi) non è mirata a favorire il benessere del personale, bensì a dissuaderlo dalla voglia di alimentarsi!

Sì, proprio così! Il vero scopo è il risparmio dei buoni pasto, che alla luce di un semplice calcolo statistico elaborato chissà da quale solerte funzionario ministeriale risulta che i poliziotti (per le ragioni sopra accennate) non sono soliti approfittare e frequentare la mensa gratuita di servizio, e anzi ne stanno volentieri alla larga, ergo niente vitto e niente ticket! Perbacco! Problema risolto!

Che vergogna! Noi ci vergogniamo, ma “loro”?!
Se ci avessero rivelato che siamo in default finanziario forse ci saremmo rassegnati o forse avremmo potuto cercare di recuperare risorse dove ci sono altri sprechi (burocrazia, auto blu, telefonini, distintivi di qualifica, divise da cerimonia, feste e parate militari, etc.). Invece tutto si è svolto nel silenzio dei palazzi, in assenza di partecipazione e senza coinvolgere i rappresentanti dei poliziotti: un atteggiamento autoritario e segreto da 1ª Repubblica, da disciolto Corpo delle Guardie di PS!

Siamo stanchi e arrabbiati! Dopo i tagli agli stipendi, il blocco delle assunzioni i turni massacranti e obbligatori di straordinario non pagato, adesso vogliono pure ridurci alla fame!

La segreteria provinciale
Sindacato Italiano Lavoratori di Polizia

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