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Cronaca | 16 gennaio 2020, 15:15

Cuneo, assolta coppia accusata di alcuni furti in appartamenti nella sera di capodanno 2012

Il pm aveva chiesto la condanna a cinque anni: “La donna rubava mentre il marito la monitorava costantemente al telefono”

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La sera del 31 dicembre 2012 erano stati segnalati diversi furti e una rapina impropria in appartamenti nella zona di via Senatore Toselli a Cuneo. Gli agenti di polizia avevano trovato accanto ad una porta la ricevuta di una ricarica telefonica, effettuata nel tardo pomeriggio dello stesso giorno in un autogrill a Carmagnola.

Da questo indizio erano riusciti a risalire a J.N., di etnia rom residente a Nichelino. Per lei, che secondo la ricostruzione dell’accusa sarebbe stata “il braccio” della rapina e dei furti, e per il marito P.J., non presente fisicamente ma che le avrebbe fornito istruzioni via telefono per compiere i reati, il pm Attilio Offman aveva chiesto rispettivamente condanne a 5 anni e 5 anni e 6 mesi di reclusione: L’analisi del traffico telefonico ha permesso di rilevare che proprio nel pomeriggio e sera si ebbero vari contatti con l’utenza riconducibile a P.J.”.

Il tribunale di Cuneo ha invece mandato assolti entrambi gli imputati.

J.N. aveva appena 18 anni al momento dei fatti e ha già due figli, un terzo in arrivo che la induceva a pensare all’aborto. E’ iscritta al casellario giudiziale dall’età di 14 anni, venduta dal padre e acquistata dalla famiglia del marito per poi essere obbligata a svolgere i furti vedendosi sottrarre i soldi”, ha spiegato il suo difensore.

E comunque moltissimi elementi depongono per la sua estraneità ai reati contestati. Sono state trovate impronte sui luoghi dei furti ma non sono le sue, oltre al fatto che non ci sono i tempi sufficienti perché la N. muovendosi da Nichelino e percorresse i 21 km che la separano dall’area di servizio per arrivare a Cuneo.”.

Ci furono effettivamente contatti tra l’utenza riferibile alla N. e quella attribuita al marito, ma non fino al momento in cui i reati erano, secondo i tabulati, già stati consumati”, ha argomentato il legale di P.J. “Non è neppure emersa con certezza l’attribuzione del numero di telefono all’imputato , utenza che peraltro non era a suo uso esclusivo”.

Monica Bruna

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