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Attualità | 15 gennaio 2020, 11:44

Plastic Tax e Sugar Tax: la lotta parte dal Piemonte

L’assessore Chiorino: «Serve una forte azione comune con le altre Regioni per salvare le nostre imprese e i lavoratori del settore. Proporremo la redazione di un documento comune da presentare alla conferenza Stato-Regioni»

Plastic Tax e Sugar Tax: la lotta parte dal Piemonte

«Un documento comune, da presentare in conferenza Stato-Regioni, per riaprire il dialogo con il governo e tentare di ridurre quanto più possibile gli effetti nefasti della "plastic tax" e della "sugar tax", che rischiano di mettere a repentaglio migliaia di posti di lavoro in Italia in Piemonte». E’ questa la proposta dell’assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino, emersa dal tavolo convocato ieri (martedì 14 gennaio) nella sede istituzionale di via Magenta, a Torino, con i rappresentanti del settore beverage, le imprese, le associazioni di categoria e le parti sociali.

Al tavolo erano presenti tutte le più importanti realtà piemontesi, ma non solo: gruppo San Benedetto, acqua Sant’Anna, Pian della Mussa, Lauretana, Fonti Alta Valle Po, Pontevecchio, fino alla Coca-Cola Italia. Erano inoltre presenti Confindustria Piemonte, Confindustria Cuneo, Unione Industriale di Torino, Cuneo e Biella e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

Ad illustrare la situazione generale e le criticità sono stati i rappresentanti delle associazioni di categoria «Mineracqua» e «Assobibe».

Il Piemonte, con oltre 2,8 miliardi di litri di acqua minerale imbottigliati nel 2018 e ben 27 concessioni attive, rappresenta un terzo dell’intero mercato Italiano. Un settore che vale oltre 500 milioni di euro e un giro d’affari altrettanto importante per l’indotto piemontese, occupando oltre 1000 lavoratori diretti e altri 4000 tra indotto e stagionali.

Per Ettore Fortuna, vice presidente di Mineracqua, «queste misure porteranno a una flessione del mercato del 7-8 per cento, che arriverà al 20 per cento per chi produce e imbottiglia bevande dolci. Il tutto in un mercato che è già in flessione da anni». «Una riduzione dei consumi - ha aggiunto -  che è avvenuta in un contesto in cui il prezzo medio al litro è il più basso d’Europa». (10-11 centesimi al litro contro una media Ue di 22 centesimi).

«Un contenitore di plastica -  ha ricordato Fortuna - è 4-5 volte più sostenibile del vetro e 5 volte più di una lattina. A differenza della plastica il vetro si produce infatti in altoforno, e impatta decisamente di più per il trasporto, visto il suo peso. In Italia, è stato rimarcato, abbiamo 130 aziende che imbottigliano, titolari di 280 marchi ed etichette». Fortuna ha anche annunciato che è in corso uno studio legale per valutare l’eventuale incostituzionalità dell’imposta.

Per David Dabiankov, direttore di Assobibe, «queste tasse colpiranno dal 15 e il 20 % del bilancio delle aziende, centinaia di milioni di euro. E’ necessario un ripensamento per facilitare la crescita e l’occupazione. Queste due misure rendono ancora più difficile per le aziende investire e per i lavoratori trovare lavoro o mantenerlo aumentiamo la difficoltà di tutto il sistema Paese e non solo del nostro sistema produttivo, compreso indotto e filiera».

Altro aspetto segnalato dalle associazioni di categoria è «l’impropria dequalificazione dell’acqua minerale e la sua equiparazione all’acqua del rubinetto. Si tratta di due prodotti differenti. L’acqua del rubinetto - seppur ovviamente potabile - manca della purezza originale dell’acqua minerale, che viene imbottigliata e sigillata alla fonte. Non solo. Il legislatore ha pensato a tassare plastica e zucchero, trascurando l’educazione civica e la raccolta differenziata».

Tutte le aziende presenti hanno confermato di aver bloccato investimenti e assunzioni e in alcuni casi i lavoratori a tempo determinato non sono stati confermati. L’impatto è drammatico. Soltanto il gruppo San Benedetto, che fattura circa 700 milioni di euro, ha dichiarato che subirà un aumento di spesa di 105 milioni di euro.

Nell’incontro è stato evidenziato che le due imposte dovrebbero garantire allo Stato circa 568 milioni di euro che andranno a gravare su un settore che porta al Paese un valore aggiunto di 2miliardi 300 milioni. Danari che, a causa della contrazione del mercato, rischiano di essere drasticamente ridotti, vanificando, di fatto, gran parte delle previsioni di incasso per l’erario.

I sindacati hanno sottolineato la necessità di tutelare l’occupazione, senza dimenticarsi del problema ambientale e individuando strumenti alternativi per ridurre l’inquinamento, come una maggiore educazione alla raccolta differenziata che oggi non è ancora entrata nella cultura dei consumatori.

«Vorrei che dal Piemonte - ha concluso Chiorino - partisse un messaggio forte e chiaro: il mondo dell’ industria non può essere considerato in contrapposizione alla sostenibilità ambientale. Al contrario, le imprese che operano nel food e il beverage hanno tutto l’interesse a investire nella sostenibilità ambientale in quanto il nostro territorio, nazionale e regionale, è noto per la grande qualità dei prodotti».

«L’Italia - prosegue Chiorino - è un Paese caratterizzato dalla scarsità di materie prime. Abbiamo però acqua di grande qualità e invece di valorizzarla il governo la penalizza. La motivazione etica non regge: i dati dicono che l’Europa contribuisce all’inquinamento dei mari per lo 0,28%. E’ evidente che una tassazione di questo tipo, che va a demonizzare tutto un comparto plastica, non trova motivazione nella realtà. Si segue la scia di un malcelato terrorismo ambientalista fatto di fake news e dire la verità è un compito della politica. L’etica non c’entra nulla, siamo di fronte a imposte finalizzate soltanto a fare cassa. Con i soldi del reddito di cittadinanza avremmo potuto recuperare queste risorse e investire in ricerca. Invece si va a penalizzare chi investe, mettendo a rischio aziende e posti di lavoro. La Regione farà la sua parte fino in fondo, con tutti gli strumenti a disposizione: dobbiamo scongiurare nuove crisi aziendali e sostenere le imprese».

comunicato stampa

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