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Solidarietà | 22 dicembre 2019, 15:01

A tu per tu con il braidese Gianfranco Vergnano, Segretario nazionale dell’AIDO

Si scrive “Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule”, si legge “dono di Natale"

A tu per tu con il braidese Gianfranco Vergnano, Segretario nazionale dell’AIDO

Per scegliere di diventare donatore di organi servono cuore, fegato, reni e tanto cervello. Non in senso letterale, ma nel senso di generosità, coraggio e intelligenza, perché donare non costa nulla, ma è sempre un atto di grande amore.

La pensa così il braidese Gianfranco Vergnano: 56 primavere, Segretario nazionale dell’AIDO e padre di una figlia, Anna di 26 anni. Idee chiare ed una bella storia da raccontare. Con 1.680 donatori e 3.718 trapianti, il 2018 è stato il secondo miglior anno di sempre in Italia per la donazione e il trapianto di organi. Un risultato che conferma la crescita degli ultimi tempi. È quanto rivelano i dati dell’attività del 2018, presentati dal Centro Nazionale Trapianti (CNT) e dal Ministero della Salute.

Tuttavia, il numero di pazienti in lista d’attesa (circa 9mila) continua a dimostrare come la rete sanitaria e la società tutta devono continuare ad impegnarsi a fondo per promuovere la cultura della donazione al fine di soddisfare il numero maggiore di richieste possibili. Ed è su questo argomento che Vergnano vuole sicuramente sensibilizzare, attraverso la nostra intervista. Parole da leggere piano e con l’anima.


Di che cosa si occupa esattamente l’AIDO?

“AIDO è l'acronimo di Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule ed è una realtà no profit strutturata su quattro livelli: Nazionale, Regionale, Provinciale e Comunale. La composizione prevede organi dirigenti, regolarmente eletti con cadenza quadriennale che, a titolo completamente gratuito e spirito di servizio, svolgono un’opera sociale in ambito sanitario con un’attività sia di mero volontariato sia professionale e capace, visto l’argomento particolarmente delicato, ma di grande importanza».


Chi o che cosa ti ha spinto ad entrare in AIDO?

“Personalmente mi sono sempre dichiarato uno sportivo prestato temporaneamente al mondo del volontariato. Indubbiamente, la propensione all’attività di dirigente per quattro cicli olimpici in CONI ed una bella avventura, che mi ha portato con altri amici a fondare l’ASD Sportiamo - realtà che permette a ragazzi con disabilità varie di fare dello sport e di stare insieme -, oltre alla ferma volontà di regalare del tempo libero a chi poteva averne bisogno, mi ha spinto inizialmente a svolgere un primo periodo durato dieci anni in seno all'AVIS., per poi dedicarmi dal 2009 ad AIDO, ricostituendo un Gruppo Comunale su Bra che nel tempo era andato a morire. Quindi, c’è stato un percorso fatto di consensi elettivi che, quale dirigente dell’Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule, mi ha portato ad essere oggi impegnato su tutti e quattro i livelli - Comunale, Provinciale, Regionale e Nazionale -, fino a quello di Segretario Nazionale. La mia scelta è stata stimolata da un evento di certo poco piacevole: la perdita di mia madre per un mancato trapianto. All’inizio tanta è stata la rabbia, la delusione, la tristezza, poi ho pensato di mutare l’energia negativa in positiva e… voilà eccomi a coordinare l’attività associativa e centinaia di persone che come me credono nell'importanza del “dono”».


Che cosa vuol dire essere donatore per te?

«Essere donatore significa credere fortemente nella vita, soprattutto di chi è in difficoltà, cercando di far vincere timori, dubbi, paure e perplessità, portando le persone, a seguito di morte dichiarata, ad esprimersi per il prelievo degli organi, utile occasione a ridare una speranza ai tanti malati in lista d’attesa per un trapianto». 


Parlaci del Gruppo Comunale di Bra. Come nasce? Com’è organizzato? Bilanci.

«Il Gruppo Comunale “Nicoletta Gorna” Bra (ri)nasce nel 2009, grazie alla ferma volontà di una cerchia di persone particolarmente propense ad un impegno sociale ed un credo che dura da oltre dieci anni. Tant’è che la nostra bella città si pone dopo Cuneo, il capoluogo di provincia, quale seconda realtà della “Granda” con oltre 2000 unità, in numero di adesioni. Un risultato che ritengo assolutamente positivo, che non nasce per caso. Tanto infatti il lavoro che il Consiglio Direttivo, periodicamente coinvolto in iniziative ed attività di promozione ed informazione, svolge con professionalità d’azione, portando cultura sulle varie problematiche legate alla donazione di organi, tessuti e cellule».    


Perché è intitolato a Nicoletta Gorna?

«Il primo nucleo dirigente che aveva costituito la realtà territoriale braidese di AIDO aveva pensato di dedicare il Gruppo alla memoria di una ragazza, Nicoletta, che è stata donatrice, grazie alla sensibilità ed una scelta non facile dei genitori. La famiglia Gorna, in tempi in cui “il dono” iniziava a ridare una speranza di vita, aveva autorizzato i sanitari al prelievo degli organi: un gesto fortemente generoso! Nella ricostituzione della realtà comunale, il Consiglio Direttivo braidese ha voluto dar continuità al ricordo, alla memoria di questa ragazza nel rispetto proprio di due genitori speciali, che hanno vinto la morte della figlia, regalando la gioia di vivere a tante persone, che ancora oggi debbono riconoscenza al loro angelo».


In quali situazioni c’è bisogno di un trapianto di organi/tessuti?

«La necessità di un trapianto nasce da un problema di salute, principalmente per un cattivo funzionamento di un organo vitale, come cuore, fegato, reni, pancreas, polmoni... od ustioni ampie e diffuse su tessuti». 


A chi si trapiantano gli organi?

«A tutti coloro che, purtroppo, sono in pericolo di vita per il cattivo funzionamento di un organo».


Quando avviene la donazione?

«Il “dono” segue uno stretto protocollo sanitario, che permette di attestare con assoluta certezza la morte del paziente in coma encefalico. Solo dopo un’attenta verifica di tutti i parametri vitali, attestati da uno staff medico competente e qualificato, viene inizializzata la procedura di prelievo di organi, tessuti e cellule».


Oggi come oggi, quali organi e tessuti si possono trapiantare?

«I sanitari possono autorizzare al prelievo ed all’uso diversi gli organi, in particolare cuore, polmoni, reni, fegato, pancreas ed intestino, ma anche pelle e cornee. Un numero davvero importante, che permette di ridare un’occasione di rinascita al malato in lista d’attesa per un trapianto. È indubbiamente questa la bellezza del dono!».


Quali controlli vengono eseguiti sull’organo da trapiantare?

«Ogni organo prelevato subisce tutta una serie di controlli, proprio per consentire il successo dell’operazione d’innesto. Indubbiamente, il trapianto, come qualunque altro tipo di operazione, può essere causa di problemi. Tuttavia, la statistica ci dice che oggi, grazie all’eccellenza sanitaria del nostro Paese, le percentuali di rigetto sono sempre più contenute». 


Chi può diventare donatore?

«Tutti possono essere donatori, esprimendo dalla maggior età ed in vita l’assenso alla donazione di organi, tessuti e cellule».


Chi volesse donare i propri organi come può fare?

«Mi piace segnalare la disponibilità non solo del sottoscritto, ma di tutto lo staff dirigente del Gruppo Comunale AIDO di Bra, ma anche della Sezione Provinciale di Cuneo a supportare chi volesse dar luogo ad una scelta che ritengo generosa ed altruista. Oltre ad essere presenti sulle pagine social Facebook, Instagram e Twitter, sono attive le caselle email aidobra.gruppo@gmail.com e aidoprovincialecuneo@hotmail.com ed un numero di cellulare 3270450629. Il modulo di adesione è scaricabile sul sito internet www.aido.it o dall’home page di www.targatocn.it o www.campionicn.it, visto un simpatico “banner”, frutto della creatività di un caro amico come Danilo Paparelli».


Si può decidere a chi donare i propri organi?

«Assolutamente no, tranne in un caso, quello legato al contesto famigliare dove, segnatamente per i reni, è legalmente normata questa particolare donazione, che prevede, comunque, un percorso del donatore, utile ad attestare lo stato di salute fisico e mentale di chi si priva a favore di un proprio congiunto di un organo. Il “dono” in vita può essere anche considerato “samaritano”: chiunque, senza alcun tornaconto finanziario, può decidere di mettere a disposizione un rene, visto che si può vivere con uno solo».


Si può sapere il nome del donatore e del ricevente?

«In Italia la normativa di legge prevede il completo anonimato sia del donatore che del ricevente».


I pazienti devono pagare per ricevere un organo?

«La risposta è diretta ed immediata: no! Nessuno in Italia deve mettere mano al portafoglio.


Purtroppo, devo segnalare che la carenza di organi pone ad entrare in una lista con tempi d’attesa variabili a seconda del problema e della gravità dell’intervento».  


Chi ha subito un trapianto, può riprendere la sua vita normale?

«Il trapianto è assolutamente un ritorno a nuova vita. Coloro che hanno vissuto l’esperienza di ricevere in dono un organo azzerano idealmente la propria età anagrafica, festeggiando una seconda vita, un’autentica rinascita». 


La donazione di sangue è utile ai trapianti?

«La donazione di sangue non è utile, ma fondamentale e preziosa. In qualsiasi trapianto le sacche utilizzate vengono consumate a decine ed, essendo il sangue elemento vitale non sinterizzabile, è importante l’attività di raccolta che realtà associative come AVIS e FIDAS svolgono da tempo in modo encomiabile».


La Legge che disciplina donazioni e trapianti?

«Innanzitutto, ritengo importante sottolineare come in Italia la normativa di riferimento e le regole legate a lista d'attesa, prelievo e trapianto sono rigide ed assolutamente ben delineate. È recente la promulgazione del decreto attuativo sul “silenzio assenso” che “sblocca” una norma sulla donazione degli organi del 1999. L’applicazione non sarà immediata, ma indubbiamente è un nuovo ed importante passo avanti con AIDO che, non solo è stata realtà associativa che ha stimolato negli anni una “regola di Stato”, utile all’abbattimento dei numeri legati alla lista d’attesa, ma che oggi più di ieri dovrà essere realtà che prenderà per mano ogni singolo cittadino italiano, affinché l’informazione sul “dono” cancelli dubbi, paure e incertezze».       


È importante coinvolgere i giovani sin dalla tenera età?

«Il “dono” non ha età. La nostra nazione ha legiferato che, al compimento del diciottesimo anno di età, quello che dice “esser maggiorenni”, ci si possa esprimere per il consenso al prelievo di organi, tessuti e cellule. Mi piace ricordare un paio di donazioni su persone ultraottantenni a cui è stato prelevato il fegato. È chiaro e fisiologico che più l’età anagrafica è bassa e più i sanitari al momento del decesso potranno utilizzare il maggior numero di organi».


Il tempo è un fattore fondamentale?

«In merito al decreto attuativo sul “silenzio assenso al dono”, l’Italia dovrà strutturare, per le informazioni del caso, tutte le ASL/USL, ma ci vorrà tempo, ritengo tanto tempo e con tutta onestà chi è in lista d’attesa per un trapianto ha i minuti contati. Per questo invito tutti coloro che volessero aderire al “dono” a farlo con AIDO o con “Una scelta in Comune”, ulteriore iniziativa della bella nostra nazione, che stimola all’adesione al momento del rilascio o del rinnovo della carta d’identità».        


Scarsa e cattiva informazione sono le criticità che ancora rimangono e preoccupano.  Quali le maggiori difficoltà?

«AIDO diventerà in futuro sempre più un movimento culturale proprio per dar conoscenza e consapevolezza a tutti coloro che hanno perplessità sulla donazione di organi, tessuti e cellule. Bisogna superare quel timore, quell’ostacolo che si chiama “prelievo a cuor battente”. La domanda che in molti fanno è “ma se il cuore batte, significa che si è vivi?”. Non è così! Il cuore è un muscolo involontario e batte in modo autonomo, ma la morte encefalica è uno stato di morte effettiva: solo in questo caso, lo sottolineo nuovamente, seguendo un rigido controllo sanitario che comprovi ed attesti la totale mancanza di vita, si darà corso al “dono”». 


Quali sono le prossime iniziative territoriali AIDO?

«Siamo reduci da un periodo davvero intenso che ci ha visti sulla provincia Granda impegnati in tantissime iniziative. Penso a Collisioni, Cheese, Giornata Nazionale d’Informazione AIDO e l’affiancamento ad ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo, ndr) nel progetto Match Now, ma diverse saranno ancora le iniziative che andremo a concretizzare per centrare un obiettivo ambizioso che con “i miei uomini”, legati alla Sezione Provinciale AIDO di Cuneo, ci eravamo prefissati il 17 Aprile 2012, giorno in cui l'Assemblea Ordinaria dei Gruppi Comunali mi ha posto quale riferimento dirigente della realtà di coordinamento associativo cuneese: toccare le 20mila unità al termine di una bella avventura, di un mandato che si chiuderà a fine anno. Sette anni fa sulla nostra realtà provinciale i candidati donatori erano circa 10mila, oggi abbiamo superato ampiamente le 16mila unità. Non penso e non credo centreremo il bersaglio, ma è una soddisfazione vedere un aumento che in percentuale supera il 60%, un valore che colloca la Sezione di Cuneo quale prima realtà di crescita in Piemonte e fra le prime in Italia: un fiore all’occhiello della nostra nazione».


Recentemente, in ambito AIDO, hai incontrato Papa Francesco, che cosa hai provato?


«Non posso non nascondere che tanto è stato il lavoro con la Segreteria di Stato Vaticana per questo importante incontro. Poter parlare con il massimo esponente della Chiesa Cattolica, papa Francesco, al fianco di mia figlia Anna, mi ha dato un’emozione profonda, per certi versi commuovente. Mai avrei pensato che il percorso da dirigente di AIDO mi avrebbe permesso una così particolare esperienza. Aggiungo, con le lacrime agli occhi, che nel momento in cui stingevo la mano di Francesco, il pensiero più immediato è stato il ricordo di mia madre».      


Perché qualcuno dovrebbe scegliere di donare i propri organi?

«Mi viene “brutalmente” di dire: “egoisticamente pensando a se stessi”, perché un giorno chiunque potrebbe avere bisogno di una donazione. Ahimè, quattro sono le possibilità di aver bisogno di un trapianto contro una di donare. Penso che il dato statistico, reso ufficiale dal Ministero della Sanità, sia elemento di stimolo. A questo aggiungerei che la scelta di essere donatore deve essere stimolata pensando a chi amiamo di più: ogni nostro caro, i nostri famigliari, i nostri amici potrebbero essere in difficoltà. Perché non allungare la mano e con un gesto semplice, ma importante e prezioso, dar concretezza all’adesione al dono? Giusto farlo! Ora credo che sia chiaro il perché del personale impegno e delle centinaia di volontari che gratuitamente lavorano e si impegnano per un’azione di utilità sociale non di poco conto. Tanti i progetti, le iniziative, le occasioni per informare e promuovere il “dono”, pensando ai malati che sono tanti, 8800. È ad ognuno di essi che rivolgo il personale pensiero finale: credete sempre nella vita e nella bellezza del “dono”, perché AIDO c’è!». Non solo a Natale…



Silvia Gullino

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