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Cronaca | 12 dicembre 2019, 18:42

Gli avvocati contro la riforma della prescrizione, l’albese Ponzio: "Mostruosità giuridica che darà vita al processo eterno"

Penalisti sul piede di guerra contro la discussa norma che dal 1° gennaio interromperà la decorrenza dei termini di estinzione del reato dopo il giudizio di primo grado. Il legale: "Si elimina quello che oggi rappresenta l’unico pungolo a tempi del processo ragionevoli"

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, qui insieme al premier Conte (immagine Fb)

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, qui insieme al premier Conte (immagine Fb)

Se ne parla, ma non abbastanza, almeno secondo gli avvocati riuniti nell’Unione Camere Penali. Al punto che nella scorsa settimana hanno proclamato cinque giorni di un’astensione dalle udienze che ha paralizzato buona parte delle aule di giustizia italiane.
E’ la norma, prevista con un emendamento alla legge "Spazza Corrotti" approvata nel dicembre scorso dal precedente Governo, con la quale a partire dal 2020 nel nostro ordinamento giudiziario viene radicalmente rivisto l’istituto della prescrizione: ovvero quel termine – diverso per ogni specifica fattispecie penale – trascorso il quale il reato si considera estinto e non più perseguibile.
In assenza di specifici interventi legislativi (in questi giorni il tema è oggetto di accesa discussione tra le forze azioniste dell’attuale governo) la modifica diverrà effettiva a partire dal prossimo 1° gennaio, prevedendo l’interruzione della decorrenza dei termini di prescrizione una volta pronunciata la sentenza di primo grado.  
Ma cosa esattamente, secondo i penalisti italiani, non andrebbe in questa modifica, che pure non manca di sostenitori tra le fila dell’Associazione Nazionale Magistrati? Ne abbiamo parlato con l’avvocato albese Roberto Ponzio.

"Il ministro Alfonso Bonafede ha detto che siamo di fronte a un passo di civiltà. Io la penso in modo diametralmente opposto: questa riforma è un’assoluta mostruosità giuridica. Una scelta politica che fa spregio di qualsivoglia cultura delle garanzie, che in ragione di un cieco populismo finirà per sdoganare il concetto di 'processo eterno', che presume l’imputato colpevole invece che innocente, che concepisce il processo come uno strumento di vendetta e, non ultimo, che identifica la pena esclusivamente col carcere, secondo una visione totalmente illiberale".


Se non interverranno cambiamenti la norma entrerà in vigore a giorni. Ma cosa cambierà concretamente?

"La cancellazione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado equivale all’abolizione dei termini di durata massima dei processi. In concreto, da un lato l’imputato che oggi viene assolto da un reato che non ha commesso, domani non avrà certezza di veder diventare questo giudizio definitivo, nel caso in cui il pubblico ministero dovesse impugnarlo. Ugualmente, un imputato che in primo grado venga invece condannato, dovrà attendere anni prima di poter ottenere una seconda sentenza che dovesse ribaltare quel giudizio. In sostanza si arriverà a sdoganare lo slogan 'fine processo mai'".


Per il ministro si tratta di una misura che tutela le parti offese.

"Anche questa a mio giudizio è una clamorosa bugia, perché il protrarre i processi 'sine die' danneggia gli imputati, ma anche le vittime, perché anche il singolo o l’ente che oggi si costituisce parte civile domani perderà anni prima di poter accedere al giudice civile per il risarcimento del danno".

 



Quindi nulla da salvare.

"Assolutamente no, e trovo anche incredibile quest’insistenza sul fatto di volerla varare a ogni costo. La revisione della prescrizione era stata prevista condizionatamente alla riforma del processo penale, con la quale, si diceva, si sarebbe messo mano in modo decisivo al problema dell’eccessiva durata dei processi. Così facendo, senza il contestuale varo di un disegno organico, la garanzia viene comunque meno, mentre i processi verranno dilatati in eterno. Dopodiché bisogna dirci chiaramente che così facendo si rinuncia a un istituto che trova il suo fondamento nei principi illuministici liberali che improntano il moderno diritto. Quelli secondo i quali lo Stato può punire un cittadino solo a determinate condizioni. Principi che non a caso furono stravolti in due specifici contesti storici, la Germania nazista e l’Unione Sovietica comunista. Infine un ultima considerazione: l’idea di un processo infinito è il frutto avvelenato del populismo giudiziario, mentre nella pratica abolire la prescrizione equivale a eliminare l’unico pungolo che attualmente esiste affinché i processi abbiano una durata ragionevole. Se i politici frequentassero le aule giudiziarie saprebbero che oggi le udienze vengono calendarizzate in ragione del tempo che manca alla prescrizione del processo. Questo domani non avverrà più".

Ezio Massucco

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