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Attualità | 05 dicembre 2019, 19:25

Alba, "La città è di tutti, fermiamo l’asta per la vendita del vecchio ospedale"

E’ l’appello che gli attivisti del Laboratorio Sociale Chabas rivolgono all’Amministrazione cittadina: "Il Comune indica una consultazione popolare per definire la destinazione d’uso dell’area San Lazzaro"

L'ospedale San Lazzaro di Alba, valutato 13 milioni di euro

L'ospedale San Lazzaro di Alba, valutato 13 milioni di euro

Mentre cresce la curiosità per sapere se arriveranno offerte (finora non ne risulterebbero) al bando pubblicato nelle scorse settimane dall’Asl per la vendita congiunta dell’ospedale "San Lazzaro" di Alba, del "Santo Spirito" di Bra e, sempre sotto la Zizzola, dell’ambulatorio di via Goito (il termine per la presentazione è fissato al prossimo 15 gennaio, con un base d’asta di poco superiore ai 21 milioni di euro), ai piedi delle Langhe c’è chi non condivide l’idea che la storica sede ospedaliera possa finire in mano a privati, in funzione di una vendita i cui proventi – già destinati alla Regione – sono da sempre annoverati nel piano finanziario dell’opera.

In questi termini l’appello lanciato dai giovani attivisti del Laboratorio Sociale Chabas, formazione politica di cui fanno parte i gruppi Mononoke, Potere al Popolo, Officine di Resistenza, Cinema Vekkio e Fai Cuneo, attiva dallo scorso anno nella sede di via Manzoni.

"La Regione Piemonte aveva anticipato all'Asl Cn2 i soldi necessari alla costruzione dell'ospedale di Verduno e ora batte cassa per rientrare dal prestito: in una fase di pesante arretramento sui diritti sociali, la costruzione del nuovo ospedale viene bilanciata dalla rinuncia all'utilizzo di uno spazio pubblico", scrivono i referenti di Chabas, che denunciano: "La prima asta andrà, probabilmente, deserta e l'area albese diventerà oggetto di una vendita separata. Il rischio è concreto: un'area centrale di una città in crescita, meta di flussi turistici sempre più massicci, scatena gli appetiti di grandi investitori il cui unico fine è il profitto. Iniziano a levarsi voci su quanto le previsioni del piano regolatore siano eccessivamente vincolanti per l'iniziativa privata, e sulla necessità di liberarsene". 


Da qui l’interrogativo: "E’ giusto che il diritto alla salute venga meno per valutazioni puramente economiche? Che un'area pubblica sia sequestrata da scelte private? Che il denaro decida la sua futura destinazione d'uso? Che la città pubblica venga sacrificata alla città privata?".


"Noi crediamo – è la risposta avanzata dal Laboratorio – che un processo di trasformazione urbana così rilevante debba essere affrontato per quello che è: una questione pubblica, da discutere pubblicamente. Chiediamo un uso sociale dell'area del San Lazzaro. La Regione potrebbe utilizzare parte dell'area, di concerto con l'amministrazione pubblica e l'Agenzia Territoriale per la Casa, per costruire nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica di qualità. E anche organizzare un presidio sanitario in grado di attenuare il disagio, specie per le fasce più deboli, legato alla distanza del nuovo ospedale e alla carenza drammatica di comode vie di accesso".

"Questione sociale e questione democratica si intrecciano: solo una vasta partecipazione popolare – è il loro appello – può impedire che il centro di Alba venga privatizzato ancora di più, a favore del profitto e a discapito della maggioranza dei cittadini. L’Asl fermi l'asta! L’Amministrazione comunale indichi una consultazione popolare per definire la destinazione d'uso dell'area del San Lazzaro".

Nell’attesa che sul tema si pronunci l’Amministrazione comunale, il direttore generale dell’Asl Massimo Veglio si chiede perché i proponenti non abbiano prima bussato alla sua porta: "Se il loro proposito è quello di proporre un serio dibattito pubblico circa la destinazione del vecchio ospedale, non capisco perché non abbiano ritenuto di rivolgersi innanzitutto all’Asl, che di quegli immobili è proprietaria. Avrei potuto illustrare loro il percorso secondo il quale si è arrivati al bando per la vendita, con l’avviso che su questioni di questo tipo occorre essere molto concreti. Altrimenti quella proposta rimane una boutade fine a sé stessa".

Ezio Massucco

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