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Cronaca | 03 dicembre 2019, 15:31

Commercialista di Neive perse la vita in un incidente a Vernante, assolto l’uomo alla guida della moto

Il motociclista era accusato di omicidio colposo stradale per il sinistro verificatosi nel giugno 2017, mentre la coppia percorreva la Statale 20 del Colle di Tenda a bordo di una Bmw Gs. La 41enne morì sul colpo. La difesa: “Una tragica fatalità, forse caduta a causa di un colpo di sonno”

Il tribunale di Cuneo - Foto di repertorio

Il tribunale di Cuneo - Foto di repertorio

E’ stato assolto “perché il fatto non sussiste” il motociclista a processo per omicidio colposo stradale che il 24 giugno 2017 ebbe un incidente durante il quale perse la vita una commercialista quarantunenne di Neive, che viaggiava con lui come passeggero.

Secondo la ricostruzione dell’accusa quella mattina le condizioni meteo erano perfette, il traffico quasi assente. La moto, una BMW Gs, stava percorrendo la Statale 20 del Colle di Tenda nella direzione di Limone quando nelle vicinanze della cava Silver, nel comune di Vernante, sarebbe scivolata affrontando un curvone, finendo contro il guardrail a protezione della corsia opposta. Nell’impatto la donna fu sbalzata sull’asfalto, morendo sul colpo.

Il consulente del pm Gabriella Viglione, che aveva chiesto la condanna a 1 anno e 6 mesi, aveva ipotizzato che il motociclista avrebbe perso il controllo per una “disattenzione o guida non appropriata”.

Sul posto erano arrivati gli agenti della polizia municipale di Vernante, i carabinieri, l’equipe medica del 118 e l’elisoccorso. Il motociclista si era subito rialzato sulle sue gambe ed era stato accompagnato per accertamenti in ospedale dove risultò negativo ad alcol e sostanze stupefacenti.

Il consulente dell’accusa, anch’egli motociclista, aveva spiegato che “se si accelera in curva quando si è in piega a sinistra oppure a destra il mezzo ha un comportamento diverso. Una persona esperta lo sa e si regola di conseguenza. Dunque quel comportamento potrebbe essere compatibile con le cause dell'incidente. Si tratta di un veicolo molto instabile, bisogna saperlo guidare con gradualità”.

Per il difensore dell’imputato la morte della donna sarebbe invece dovuta a una tragica fatalità, un evento imprevedibile. La commercialista sapeva andare in moto, e sapeva assecondare le curve piegandosi. Ed è difficile per il conducente di una moto distrarsi in momenti come quelli. Il legale ha allora aperto alla possibilità che la vittima, al momento dell’incidente, si fosse addormentata: un colpo di sonno che le sarebbe costata la vita.

Monica Bruna

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