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Cronaca | 02 dicembre 2019, 19:42

Presidente di un’associazione onlus pro disabili a processo per aver diffamato un’altra no profit

L’imputato su un post di Facebook aveva invitato a “non fidarsi delle associazioni che vanno nei locali a proporre oggetti in libera vendita”

Foto generica

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Altri guai giudiziari per R.D.S., presidente di una onlus a favore di ragazzi disabili, residente in un paese del Saluzzese, accusato di essersi illecitamente intascato gli introiti dei capi d’abbigliamento che famose ditte donavano gratuitamente per scopi di beneficenza e che sarebbero stati invece venduti nel suo negozio.

Questa volta la vicenda fa capo a una presunta diffamazione ai danni di I.B., presidente di un’altra associazione no profit con sede a Busca, che opera prevalentemente nel Saviglianese.

Secondo la Procura R.D.S. avrebbe cercato di convincere alcune famiglie a ritirare i propri figli dalla onlus di I.B., costituita parte civile, con la quale in passato aveva collaborato.

Nel novembre 2017 fui contattata dall’imputato. Non l’avevo mai visto e non so come avesse il mio numero”, ha testimoniato la madre di una ragazza disabile. “Mi disse di aver visto I.B. infilare le dita in gola a mia figlia. Ma a volte lei ha bisogno che la si aiuti a trangugiare e le si deve togliere il cibo di bocca”.

Riguardo alla vendita di oggettistica che viene fatta dall’associazione per autofinanziarsi: “R.D.S. aggiunse che i ragazzi mentre vendevano gli oggetti facevano ‘accattonaggio’, oltre al fatto che secondo lui pagavamo troppo”. Un’altra madre ha riferito di aver ritirato la figlia così come altri genitori “perché si spendeva troppo per le gite e le cene”

Come ha spiegato il marito di I.B., nel direttivo della onlus, con un post pubblicato su Facebook R.D.S. aveva aveva invitato a non fidarsi delle associazioni che vanno nei locali a proporre oggetti in libera vendita e a denunciarle alle forze dell’ordine: Noi siamo l’unica associazione che si finanzi in questo modo a Savigliano e pertanto abbiamo pensato che si riferisse a noi”.

Il processo è stato rinviato per altri testi, l’esame imputato e la discussione il 28 febbraio 2020.

Monica Bruna

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