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Politica | 30 novembre 2019, 07:30

#controcorrente: isolamento della “Granda”, il Comune di Cuneo, come capoluogo, dovrebbe convocare un Consiglio aperto di protesta

Bene ha fatto il presidente della Provincia Borgna a chiedere agli Enti locali di approvare l’ordine del giorno su una più equa ripartizione delle risorse assegnate dallo Stato al territorio e a scrivere una lettera preoccupata al premier Giuseppe Conte. Ma le due iniziative non bastano. Per far comprendere la situazione drammatica della “Granda” servono azioni istituzionali clamorose, concrete e visibili

Il viadotto crollato lungo l'autostrada Torino-Savona

Il viadotto crollato lungo l'autostrada Torino-Savona

Le piogge torrenziali, le esondazioni dei fiumi, gli allagamenti e le frane nel fine settimana del 23 e 24 novembre hanno toccato con forza devastante alcune aree della provincia di Cuneo: soprattutto il Saluzzese e le valli del Monregalese, ma in parte anche l’Albese. Causando, in qualche caso, danni devastanti.

Il Comune di Cuneo, pur subendo giorni di forti precipitazioni, non ha avuto particolari problemi. Però rimane il capoluogo della “Granda”. E quanti lo amministrano dovrebbero farsi portavoce dell’intero territorio con azioni capaci di rappresentare tutti - dai cittadini alle imprese di ogni settore - chiedendo al Governo centrale di Roma una maggiore attenzione e più aiuti. Anche perché, adesso, a distanza di alcuni giorni dai distruttivi eventi atmosferici, la provincia rimane comunque in gran parte isolata dal punto di vista dei collegamenti stradali.

La Torino-Savona, dopo il crollo del viadotto Madonna del Monte sulla carreggiata nord, è stata riaperta con la circolazione a doppio senso lungo le due corsie della carreggiata sud. Ma è ben prevedibile il formarsi di code interminabili. I nove chilometri da concludere della Asti-Cuneo sono caduti nel silenzio. L’attuale tunnel del Tenda vive giorni contrastati con, spesso, la mancanza di un coordinamento tra Italia e Francia su aperture e chiusure. E il raddoppio è fermo. Il Colle della Maddalena durante il periodo invernale è quasi sempre vietato al transito. La variante di Demonte è bloccata. Numerose strade provinciali restano a rischio frane. La Cuneo-Nizza ferroviaria continua ad avere di certo solo le due corse giornaliere di andata e le due di ritorno.

Tutto ciò per l’economia della “Granda”, virtuosa e capace, costituisce una “mazzata” al limite della sopravvivenza. “Siamo al collasso” - ripetono sovente i rappresentanti delle forze produttive. 

Bene ha fatto il presidente della Provincia, Federico Borgna, a invitare tutti i 247 Comuni che la costituiscono ad approvare un ordine del giorno in cui si chiede una più equa ripartizione delle risorse che lo Stato assegna ai territori locali. Alla “Granda”, infatti, viene restituito per la manutenzione di viabilità e scuole  appena 1 milione e 156 mila euro su un prelievo di oltre 11 milioni di euro all’anno.

E bene ha fatto ancora Borgna a scrivere una lettera al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in cui esprime grande preoccupazione per l’isolamento e la mancanza di risorse necessarie a effettuare gli interventi di ripristino e quelli ordinari.

Ma le due iniziative non bastano. Gli amministratori municipali di Cuneo, Comune del quale Borgna è anche sindaco, dovrebbero far convocare, attraverso il presidente dell’Assemblea, un Consiglio straordinario aperto alla città e a tutto il territorio provinciale: amministratori; rappresentanti delle organizzazioni produttive, culturali, turistiche; mondo dell’associazionismo e del volontariato.

Raccogliendo suggerimenti, proposte e malcontento per rendere, in un periodo in cui l’immagine conta più di ogni altra cosa, la protesta istituzionale, clamorosa, concreta e visibile agli occhi dello Stato e dell’opinione pubblica. Non è detto che serva, ma almeno il tentativo c’è stato. Altrimenti, a scegliere il silenzio, si corre davvero il rischio di rimanere isolati forse per sempre.   

#controcorrente

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