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Cronaca | 28 novembre 2019, 11:35

"Io, giornalista braidese nell'inferno di Tirana". Testimonianza di chi è sopravissuto al terremoto in Albania

Alessandro Zorgniotti, originario di Bra, ha vissuto il terrore del sisma ed ora è rimasto per aiutare la popolazione

"Io, giornalista braidese nell'inferno di Tirana". Testimonianza di chi è sopravissuto al terremoto in Albania

Il terremoto in Albania ha profondamente scosso anche gli italiani, visto che i due Paesi sono da sempre molto vicini e non solo per una distanza geografica.

Molti gli albanesi che lavorano e risiedono in Italia ma anche viceversa, ossia gli italiani che vivono in Albania oppure hanno aperto una azienda a Tirana o a Durazzo. Tra questi sicuramente molti cuneesi che da sempre vedono nell’Albania un luogo dove poter lavorare. Na scelta lavorativa che, per esempio, ha fatto anche il giornalista braidese Alessandro Zorgniotti che ormai da anni si è stabilito a Tirana.

Ecco la sua testimonianza,

“La paura è stata molta”, racconta Alessandro Zorgniotti, “soprattutto perché la prima scossa di terremoto ha sorpreso l’Albania in piena notte. Ma andiamo avanti, nonostante il terrore provocato dalle innumerevoli scosse di assestamento, alcune delle quali hanno superato magnitudo cinque. È un’esperienza che porterò nel cuore per tutta la vita e soprattutto non dimenticherò quella nonna che con grande amore ha protetto e salvato il nipotino con il proprio corpo, prima di rimanere schiacciata sotto le materie.

I media italiani mettono in evidenza le macerie del sisma ma non l'ondata di solidarietà che si sta registrando proprio in queste ore nella raccolta degli aiuti umanitari che evidenzia una rincorsa solidale fra Albanesi nella capitale Tirana dove, nella centrale piazza del teatro italiano dietro i palazzi ministeriali, è in atto la raccolta dei beni e dei generi di prima necessità per le famiglie delle vittime e dei feriti

Le ambasciate stanno apportando un contributo importante, e non potrebbe essere diversamente in un Paese che è rimasto forzatamente chiuso per mezzo secolo e nel quale la politica estera passa attraverso il ruolo politico assegnato agli ambasciatori di volta in volta nominati in Albania (in particolare USA, UE, Germania, Turchia e anche se attenuata l'Italia)

Le istituzioni italiane, dalla Lombardia alla Campania alla Puglia, stanno dando ottima prova di cooperazione ma questo più per prassi storiche che non, permettetemi, per meriti politici del governo.

Gli stessi cittadini italiani che vivono in Albania - e che sono molti di più di quelli risultanti dalla semplice iscrizione all'Aire (anagrafe dei residenti esteri) - basano le proprie relazioni più sui canali social che non sui servizi diplomatici e consolari. A oggi nessuno dei nostri Connazionali risulta essere stato colpito direttamente dal sisma, in parallelo sui social media crescono le iniziative e i progetti umanitari pro Albania

In conclusione: la gestione post terremoto dell'emergenza mette in rilievo come la solidarietà sia il risultato di azioni esterne o comunque aggiuntive a quelle rese possibili o autorizzate dalle decisioni diplomatiche in senso stretto

L'impressione è che in analogia al 1991 l'Italia - che a oggi ancora viene vista come un Paese interlocutore di riferimento - stia commettendo il grave errore di (continuare a) rinunciare a svolgere nei Balcani quel ruolo protagonista che le spetterebbe e che le consentirebbe di avere la leadership della politica diplomatica attuata nel paese delle Aquile e in quelli confinanti. Non per dominare qualcuno ma per ribadire legami storici e culturali ripresi nel 1991 e poi non più portati avanti

La coda al centro nazionale degli aiuti umanitari conferma tuttavia che la società civile corre più veloce della politica e le consente di dettare l'agenda dei progetti di legge ancora bloccati o fermi”.

NaMur

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