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Cronaca | 27 novembre 2019, 19:30

Avrebbe spedito per posta una piccola quantità di hashish al figlio detenuto: donna a processo

I fatti risalgono al maggio 2016. Il ragazzo era recluso nel carcere di Saluzzo, il pacchetto era indirizzato al compagno di cella

Avrebbe spedito  per posta una piccola quantità di hashish al figlio detenuto: donna  a processo

E’ a processo perché avrebbe aiutato il marito a far pervenire una piccola quantità di hashish al figlio detenuto presso il carcere “Morandi” di Saluzzo.

A.S.P., secondo la ricostruzione emersa dalle indagini condotte dai carabinieri di Bagnolo Piemonte, nel mese di maggio 2016 si sarebbe recata presso l’ufficio postale del piccolo paese per spedire un pacchetto, accompagnata dal figlio A.P.

I filmati della videosorveglianza dell’istituto bancario, che si trova a pochi metri dalle Poste nel piazzale del Vecchio Peso, avevano ripreso la donna mentre entrava nell’ufficio postale: “Il mittente del pacco era il marito D.P., che conosco perché vende la frutta come ambulante in piazza”, ha spiegato il comandante della stazione dei carabinieri.

L’impiegata delle Poste ha confermato di ricordare che una donna insieme ad un ragazzo avevano spedito un pacchetto, destinazione casa circondariale di Saluzzo: “Ricordo il nome del mittente D.P. perché prestavamo attenzione nei suoi confronti dopo alcune truffe con pagamenti Postepay”, ha riferito l’operatrice allo sportello, che ha aggiunto di non essere in grado di riconoscerla.

Un assistente capo della polizia penitenziaria del “Morandi” ha spiegato che, come da procedura, aveva aperto il pacchetto per l’ispezione in presenza del destinatario indicato sul plico, compagno di cella di G.P., figlio di D.P.: “All’interno c’era frutta e verdura, insieme ad alcuni indumenti. Mi fece strano che la persona che avevo davanti poteva portare una taglia 50, mentre i vestiti erano di una taglia inferiore. Nel taschino di un paio di jeans trovai un pezzettino di materiale marrone scuro (che le analisi avrebbero rivelato trattarsi di hashish, ndr) e due cartine da sigarette”.

I vestiti, che erano troppo piccoli per il compagno di cella, si erano rivelati della taglia esatta indossata da G.P., il reale destinatario del plico.

G. P. era stato condannato con rito abbreviato a 4 anni e 6 mesi per estorsione ai danni al proprietario di un bar di Borgo San Dalmazzo.

Sempre oggi, in tribunale si è tenuta (e rinviata)  l’udienza per il padre D.P., pregiudicato calabrese che viveva nel Saluzzese, imputato in concorso per gli stessi fatti.

Il processo a carico della moglie A.S.P. è stato rinviato al prossimo 22 gennaio per la discussione.

Monica Bruna

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