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Cronaca | 21 novembre 2019, 07:30

Processo per presunta truffa di un verificatore SIAE, continuano le testimonianze di esercenti del Saluzzese

Sotto accusa le modalità con cui venivano fatti i controlli negli esercizi pubblici

Immagine di repertorio

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Oggi davanti al tribunale di Cuneo sono continuate le testimonianze di commercianti ed esercenti nel Saluzzese nel processo che vede imputati G.M. e M.N., mandatario e, all’epoca dei fatti, verificatore per conto della SIAE di Saluzzo.

Secondo il pm Giulia Colangeli sarebbero stati raggirati con controlli su presunte violazioni dei diritti d’autore. I fatti contestati vanno dall’ottobre 2015 al marzo 2016. L’ispettore gli contestava la diffusione della musica in luogo aperto al pubblico (in alcuni casi gli avrebbe fatto accendere appositamente la radio) senza aver corrisposto i diritti alla SIAE, o per altre presunte irregolarità. Quelli pagavano una multa fra i 60 e i 285 euro, somme delle quali una percentuale andava in provvigione a G.M. e a M.N..

Un gommista di Manta ha riferito che nel 2016 un uomo che si era presentato come ispettore SIAE: “Tenevamo la radio accesa in sala d’attesa, non sapevamo che si dovesse pagare, il verificatore scrisse il verbale di contestazione. Ma sul documento indicò una superficie del locale molto più grande. Andai a pagare la sanzione nell’ufficio di Saluzzo davanti al funzionario che mi disse come dall’anno successivo la metratura sarebbe stata rettificata”.

Un impiegato che nel 2016 lavorava presso un’autofficina di Saluzzo ha raccontato che il verificatore scrisse il verbale perché “tenevamo un’autoradio accesa in officina. Era collegata artigianalmente ad una cassa, serviva solo ai meccanici che ci lavoravano. I clienti non potevano accedere, restavano in sala d’aspetto dove non c’era nessun impianto. Ma secondo lui si doveva pagare ugualmente”. Il titolare della concessionaria: “Non ho sollevato nessuna lamentela, ho pagato e basta”.

Una commerciante di autoveicoli: “Nel 2016 venne un signore che si presentò con il tesserino dicendo che era ispettore. Avevamo un espositore di autoradio, una era accesa collegata a due piccole casse, ma non si trattava di un sistema di filodiffusione. Abbiamo pagato 150 presso l’ufficio SIAE. Obiettai che l’informazione che gli era arrivata non era corretta ma poiché la fattura era stata già emessa, quella era la cifra e che dovevo dare disdetta prima”.

L’avvocato Erik Paleni, difensore di G.M., sostiene che il mandatario sarebbe del tutto estraneo alle modalità di accertamento effettuate nei locali dall’ex collaboratore (non è più verificatore dal 2016). Finora infatti i testi hanno riconosciuto soltanto in M.N. come la persona che si qualificava come ispettore. E nessuno di loro ha contestato la legittimità dell’abbonamento SIAE.

Prossima udienza il 22 aprile 2020.

Monica Bruna

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