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Cronaca | 21 novembre 2019, 20:03

Pensionato a processo accusato di aver raggirato l’anziano cugino in precarie condizioni di salute

Secondo l’accusa avrebbe cercato di avere la piena disponibilità del conto bancario e di fargli modificare il testamento

Foto generica

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Nel settembre 2017 il pensionato cuneese era stato colpito da ictus e dopo il ricovero in ospedale era stato trasferito a Caraglio in lungo degenza presso la struttura nella quale c’era già la moglie. Dopo un breve soggiorno presso la casa di riposo di Busca, i coniugi erano stati spostati a Peveragno dove risiedono tuttora.

In quel breve lasso di tempo l’anziano aveva incaricato il cugino A.L., 78 anni, di occuparsi delle varie incombenze. Salvo poi, dopo alcuni mesi, denunciarlo perché A. si sarebbe approfittato delle sue precarie condizioni di salute per tentare di avere la piena disponibilità del conto bancario e per fargli modificare il testamento a beneficio suo e della figlia.

Durante la scorsa udienza nel processo per circonvenzione d’incapace e appropriazione indebita una nipote del pensionato aveva riferito che ad A.L. era stato consegnato il bancomat del cugino “per far fronte alle varie spese, delle quali però non rendeva conto”: “Avrebbe voluto diventare il suo tutore”.

Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe cercato di ottenere la delega per operare sul conto corrente dei coniugi. Ma era stato lo stesso pensionato a negare l’autorizzazione sia a lui che ad altri parenti. Motivo per il quale A.L. si era rivolto persino alla direzione centrale della banca, senza ottenere nulla.

Nella perquisizione presso l’abitazione dell’imputato gli inquirenti trovarono documenti riguardanti il cugino e la moglie, le fotocopie di due testamenti che il pensionato avrebbe redatto, a poche settimane di distanza l’uno dall’altro, indicando A.L. e sua figlia come eredi universali, e un libretto di assegni intestato alla presunta vittima privo di alcuni assegni.

Oggi hanno deposto i testi citati dall’avvocato difensore Luca Martino. “Era A.L. ad occuparsi del pagamento delle spese”, ha detto la direttrice della casa di riposo di Busca. “La domanda di inserimento nella struttura dei coniugi era stata presentata sia da A., che era la persona di riferimento, che dal cugino. Non so come fossero i rapporti fra i due, stavo in ufficio perché mi occupavo dell’amministrazione, non salivo mai ai piani dove erano ricoverati gli anziani.”. Per una operatrice socio sanitaria la presunta vittima era “lucida e presente”. Anche secondo il medico che lo ebbe in carico in quei mesi “rispondeva a tono alle domande”.

La donna che si occupava di aiutare durante i pasti i coniugi sia a Caraglio che Busca ha riferito come fosse A.L. a retribuirla ed a far fronte alle spese di lavaggio della biancheria.

Monica Bruna

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