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Cronaca | 13 novembre 2019, 16:36

Condannati a due anni i complici della fallita rapina all’ufficio postale di Sanfront

L’episodio risale al 5 agosto 2017, l’impiegata aveva reagito e fatto fuggire i malviventi

Condannati a due anni i complici della fallita rapina all’ufficio postale di Sanfront

Due anni e sei mesi di reclusione, oltre a 645 euro di multa, è la sentenza emessa oggi dal tribunale di Cuneo per E.G., di Luserna San Giovanni (provincia di Torino) e L.C., di Sanfront, che la mattina del 5 agosto 2017 parteciparono al tentativo di rapina presso ufficio postale di Sanfront.

Il terzo uomo, S.G., - pregiudicato 57enne residente a Saluzzo, ha patteggiato la pena - incappucciato, aveva atteso che la dipendente delle Poste aprisse l’ufficio per aggredirla alle spalle, cercando di strapparle le chiavi di mano. Lei aveva però reagito, e l’uomo era scappato dirigendosi nel centro del paese. La donna aveva nuovamente incrociato il rapinatore mentre scappava - e che nel frattempo si era tolto il cappuccio – fornendone una descrizione fisica ai carabinieri. I militari avevano fermato S.G. a Saluzzo. Era stato lui a dire che l’auto che l’aveva caricato dopo il tentativo andato male era di proprietà di L.C..

Oggi davanti ai giudici collegiali lo stesso S.G. ha dichiarato di aver conosciuto E.G. quando stava finendo di scontare la pena per un precedente reato, mentre L.C. lo aveva incontrato soltanto due giorni prima durante un sopralluogo in cui “furono decise anche le modalità di esecuzione della rapina”.

Per il pm Alberto Braghin, che aveva chiesto 3 anni di carcere per ciascuno dei due imputati “recidivi reiterati”, E.G. fu “l’anello di congiunzione” fra S.G. e L.C..

Per il difensore di E.G.., che non ha precedenti specifici, una vicenda che presenta forti criticità sia per l’aspetto della chiamata in correità che per il tentato delitto: una pianificazione del tutto strampalata, testimoniata dal fatto che non furono nemmeno concordate le quote di spartizione. S.G. afferma che se avessero recuperato 5 mila euro “avrebbe pagato la benzina” a E.C., e non si capisce quale fosse la quota spettante allo stesso S.G.”.

Lo stesso E.G. con dichiarazioni spontanee ha raccontato che durante il suo fine pena conobbe S.G. che gli chiese se conosceva qualcuno che potesse aiutarlo a trovare lavoro. Lo accompagnò al cimitero di Saluzzo per incontrare E.C., e non sa cosa fosse successo dopo: Questa è la verità, purtroppo la mia parola non vale niente per via dei miei trascorsi”.

Secondo la ricostruzione dell’accusa L.C. sarebbe stato l’ideatore della rapina: “Ma oggi S.G. ha detto che non partecipò né al sopralluogo né alla rapina, neppure fornì indicazioni utili”, ha sostenuto il suo difensore Alberto Crosetto.

Monica Bruna

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