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Cronaca | 12 novembre 2019, 19:00

Processo 'ndrangheta a Costigliole d'Asti. Nemmeno un furto poteva essere commesso senza il benestare di uno degli imputati

"Tremavo, mi disse che voleva caricarmi in auto e portarmi a Tanaro", ha raccontato oggi un ragazzo di Costigliole in tribunale

Processo 'ndrangheta a Costigliole d'Asti. Nemmeno un furto poteva essere commesso senza il benestare di uno degli imputati

La criminalità andava tenuta sotto controllo a Costigliole. Ci aveva pensato Salvatore Stambè. Nemmeno un furto poteva essere commesso senza il suo benestare.

È quanto emerso oggi, 12 novembre, in una delle aule del tribunale di Asti, dal racconto di un ragazzo di 36 anni di Costigliole, che per paura di ricevere ancora minacce e ritorsioni, ora dice non voler più vedere il suo paese nemmeno in foto. Lo ha dichiarato ai giudici Elisabetta Chinaglia (presidente del Collegio), Marco Dovesi e Beatrice Bonisoli. L'uomo ha risposto alle domande del pubblico ministero della Ddia di Torino, Paolo Cappelli.

Il trentenne ha raccontato di quando si era trovato senza lavoro e un novantenne del paese lo aveva aiutato, imprestandogli cinque mila euro.

"Secondo Stambè quei soldi li avevo rubati e non chiesti in prestito - ha detto - e quindi avrei dovuto dividerli con lui, perché quel denaro serviva alle famiglie dei carcerati". Poi ricevette minacce, perché il debito non veniva saldato. Aveva avuto molta paura, soprattutto quando fu chiamato a colloquio da Stambè nella piazzetta della Madonnina.

"Se domani non mi porti i soldi, ti ammazzo"

"Tremavo, mi disse che voleva caricarmi in auto per portarmi a Tanaro" e "Se entro domani pomeriggio alle 5 non mi porti i soldi, ti ammazzo".

Tutti avevano paura a Costigliole, era risaputo. Dopo gli spari contro il Bar del Peso il 24 settembre 2012, furti, altri atti intimidatori, alcuni colpi d'arma da fuoco erano stati esplosi anche contro l'auto di Sandro Caruso, uno degli imputati nel processo.

"Questa gente non aveva riguardi per nessuno"

A Costigliole si sapeva che "questa gente non aveva riguardi per nessuno". E gli interessi si spingevano fino alla stadio di Asti. In aula si è parlato anche della tifoseria dell'Asti Calcio e di una contestazione alla società, del 2015, non gradita al presidente Giuseppe Catarisano, uno dei nove imputati. Una manifestazione di dissenso dei tifosi contro la società, accusata dei mancati successi della squadra. Ascoltato un esponente della tifoseria. Doveva già comparire durante la precedente udienza, ma non si era presentato.

"La manifestazione era contro i risultati calcistici, ma qualcuno è andato fuori dalle righe, non io di certo" ha detto ai giudici. Poi è stata fatta ascoltare l'intercettazione telefonica tra il tifoso e Catarisano. Il testimone si è dimostrato riluttante. Ha detto di non voler più sentir parlare della vicenda e che non c'entrava nulla. Il processo, che si sta celebrando a porte aperte, è stato seguito dai ragazzi della classe IV UB dell'istituto Monti, che erano in aula con una delle docenti, Mariella Faraone, coordinatrice provinciale per gli insegnanti dell'associazione Libera.

M.M.

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