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| 09 novembre 2019, 17:02

Bussole morali e analfabetismo funzionale - Joker

Il contesto sarà anche quello goliardico di una gigantesca manifestazione in cui si esibisce pure Cristina D’Avena, ma no, vestirsi da Superman non è identico a vestirsi da soldati nazisti

Joker (2019) di Todd Phillips

Joker (2019) di Todd Phillips

“Joker” è un film americano del 2019 scritto da Todd Phillips e Scott Silver e diretto dallo stesso Phillips.

La vicenda tratta della disperata esistenza di Arthur Fleck, uomo psicologicamente turbato che vive con la vecchia madre sola in una Gotham City degli anni ‘80 in cui le tensioni sociali tra classi sembrano costantemente sul punto di esplodere; Arthur intende diventare un comico e partecipare al suo talk-show preferito… ma l’insensata crudeltà della vita manderà a monte tutti i suoi piani, portandoli però allo stesso tempo a compimento in modo prima inaspettato.

La fine di ottobre vuol dire, per qualunque italiano abbia un qualche interesse di natura popculturale, inevitabilmente, “Lucca Comics&Games”: per chi non lo sapesse si tratta della più grande manifestazione nazionale incentrata sulla cultura fumettistica, videoludica, televisiva e seriale (nonché una delle principali a livello mondiale).

L’evento, che raccoglie ogni anno decine di migliaia di persone, è stato punteggiato nella sua ultima edizione conclusasi la settimana scorsa dalle critiche; a tenere banco nello specifico la questione dei compensi corrisposti ai giovani “guardiani” degli stand – i cosiddetti felpati – , ma soprattutto quella riguardante alcuni ospiti che si sono presentati vestiti da soldati nazisti.

O meglio – a detta loro, in quanto diverse sono le incongruenze nel design – vestiti da personaggi secondari del videogioco “Wolfenstein”, che vede proprio i nazisti come avversari principali (una pratica, quella di travestirsi dal/i proprio/i personaggio/i preferito/i davvero comune nel settore e conosciuta come “cosplaying”).

La polemica, ovviamente, c’è stata e a sette giorni di distanza dalla conclusione della fiera continua a occupare uno spazio considerevole: i ragazzi erano convintamente vestiti da soldati nazisti, e quindi di fatto promulgatori di quell’ideologia, o impersonavano semplicemente comparse di un videogioco?

Credo la discussione sia molto complessa. E non possa prescindere da un’ammissione di colpa da parte degli interessati: la “comunità nerd”, ovunque nel mondo, nasconde al suo interno alcune tensioni che di liberale non hanno assolutamente nulla e sono molto più vicine all’ambiente politico fortemente conservatore che ha avuto e sta avendo a livello internazionale un rapido sviluppo.

E l’ambiente del fumetto popolare e di massa, che negli ultimi dieci anni ha sconfinato con grande successo nel cinema, è sicuramente il terreno perfetto in cui far crescere queste tensioni.

D’altronde il più grande fumetto di supereroi di tutti i tempi, il “Watchmen” di Alan Moore e Dave Gibbons, lo faceva già intendere chiaramente: chiunque si vesta con tutine sgargianti e passi le proprie notti a picchiare borseggiatori non può non avere seri problemi piscoemotivi di diverso genere e natura. Gli eroi, seriamente, DEVONO essere altri e di altro tipo.

Credo che la questione dei “nazisti a Lucca Comics” sia davvero legata non tanto al piccolo capolavoro cinematografico che è il “Joker” di Todd Phillips (davvero dopo tutte le parole che se ne sono fatte avete bisogno di qualcuno che vi consigli di andarlo a vedere, ancora?) ma a come la comunità di appassionati cinefumettistici abbia deciso di parlarne.

Noi “nerd” - sempre che la parola abbia ancora un senso dopo decine di stagioni di The Big Bang Theory – dobbiamo necessariamente dimostrarci (più) capaci di comprendere il significato e la portata dei riferimenti culturali che decidiamo di fare nostri. E il mondo in cui viviamo deve smettere di considerare la cultura popolare come qualcosa di superficiale perché, semplicemente, non lo è… e provate a spiegare che non sia vero a chi ha chiamato sua figlia “Khaleesi” o “Daenerys”.

Perché il contesto sarà anche quello goliardico di una gigantesca manifestazione in cui si esibisce pure Cristina D’Avena, ma no, vestirsi da Superman non è identico a vestirsi da soldati nazisti.

simone giraudi

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