/ Agricoltura

Agricoltura | 07 novembre 2019, 07:30

Antibiotici e allevamento dei polli: la carne è davvero sicura e garantita per i consumatori?

La domanda l’ha posta l’avvocato Alessio Ghisolfi del Comitato Difesa Consumatori di Cuneo. A rispondere è Oreste Massimino: imprenditore del comparto da oltre quattro decenni e presidente della Federazione Nazionale Avicola di Confagricoltura. Dice: “Tutta la carne di pollo che viene consumata non contiene in nessun caso residui di antibiotici. Sulla materia la normativa italiana è particolarmente stringente e ogni anno vengono effettuati numerosi controlli: con risultati tutti negativi. Comunque sono disponibile al confronto per portare alla luce le buone prassi messe in atto dalle aziende del settore”.

L'avvocato Ghisolfi del Comitato Difesa Consumatori e Oreste Massimino: imprenditore del comparto e presidente della Federazione Nazionale Avicola di Confagricoltura

L'avvocato Ghisolfi del Comitato Difesa Consumatori e Oreste Massimino: imprenditore del comparto e presidente della Federazione Nazionale Avicola di Confagricoltura

Il Comitato Difesa Consumatori di Cuneo, coordinato dall’avvocato Alessio Ghisolfi, sollecita chiarezza sul consumo di carne bianca e in particolare quella di pollo. Anche nella “Granda”. Cosa ci sarebbero sotto accusa? Gli antibiotici somministrati agli animali e le diciture sulle confezioni ritenute insufficienti.

“Chiediamo - afferma Ghisolfi - che su ogni prodotto di carne bianca sia indicata una dicitura precisa ed evidente se quell’animale è cresciuto con l’uso di antibiotici oppure no. Alcune grandi produzioni si stanno adeguando, ma il problema è e resta anche al banco degli esercizi commerciali e dei mercati ambulanti. Spesso il consumatore nemmeno si pone la domanda essendo ancora disinformato. E la normativa non risponde a questa richiesta”.

State facendo qualcosa di concreto come Comitato? “Stiamo redigendo un protocollo da consegnare a Roma alla Commissione che alla Camera dei Deputati si occupa di alimentazione. Inoltre, in un’ottica collaborativa, chiediamo agli imprenditori del settore se hanno suggerimenti utili e proposte per risolvere il tutto nell’interesse dell’intera comunità. Cuneo deve rappresentare la chiave di volta di questo problema che coinvolge ognuno di noi”.

Sulla questione risponde Oreste Massimino: imprenditore del comparto da oltre quattro decenni; presidente di Confagricoltura della “Granda” dal 2012 al 2015 e, adesso, alla guida della Federazione Nazionale Avicola e della Sezione Avicola del Piemonte e di quella provinciale dello stesso organismo agricolo.   

“Per prima cosa - sottolinea Massimino - non è corretto dire che esistono polli allevati con l’utilizzo di antibiotici. L’uso di questi farmaci negli allevamenti avicoli avviene solo quando strettamente necessario, in caso di animali malati, e dietro prescrizione veterinaria. Rispettando totalmente la normativa italiana, particolarmente stringente rispetto ad altri Paesi europei in merito, ad esempio, ai tempi di sospensione”.

Quindi, ci sono garanzie per i consumatori e il settore? “Ogni anno in Italia vengono effettuati dai Nas e dalle Asl oltre 8.500 controlli su campioni rappresentativi di allevamenti del comparto e i risultati sono tutti negativi, in quanto i residui di antibiotico nelle carni risultano nulli. Nel nostro Paese esiste quindi già una normativa molto precisa a garanzia della salubrità della carne e della salute del consumatore e con la recente entrata in vigore della ricetta elettronica, che ha visto le aziende avicole in prima linea nella sua sperimentazione e adozione, ogni prescrizione medica veterinaria viene tracciata e monitorata in tempo reale da Asl e Ministero. Consentendo così rapidi interventi in caso di anomalie o errori”.

In merito alle informazioni presenti in etichetta? “Anche su questo aspetto le regole sono nette e tassative, come previsto da un apposito Decreto ministeriale in materia. La dicitura “antibiotic free” è un’ottima trovata commerciale messa in atto dalla Grande Distribuzione, ma tutta la carne di pollo che viene consumata non contiene in nessun caso residui di antibiotici”.

In conclusione? “Per quanto sopra esposto ritengo quindi che quanto circola sull’utilizzo degli antibiotici negli allevamenti sia privo di fondamento e occorra fare maggior chiarezza su un tema così delicato per l’opinione pubblica. Motivo per cui non intendo sottrarmi ad alcun tipo di confronto e sono pronto a tornare sull’argomento per portare alla luce le buone prassi messe in atto dalle aziende del comparto che produce carni sempre più sicure e garantite”.      

Sergio Peirone

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium