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Agricoltura | 31 ottobre 2019, 10:58

La successione in cantina: dai "giuristi del vino" analisi e soluzioni per gestire il "passaggio generazionale"

Esperti da ogni parte d’Italia all’annuale convegno che l’Ugivi ha tenuto nell’abituale sede del castello di Grinzane. Una giornata di studi sugli strumenti che la normativa mette a disposizione per organizzare la trasmissione del testimone in un’azienda vitivinicola

Un momento del convegno promosso a Grinzane dall'Unione Giuristi del Vino

Un momento del convegno promosso a Grinzane dall'Unione Giuristi del Vino

Sotto lo sguardo di Camillo Benso conte di Cavour, grande appassionato e studioso di viticoltura, anche quest’anno i giuristi dell’Ugivi, provenienti da ogni parte d’Italia, si sono dati appuntamento presso la sede della delegazione piemontese, ospitata nel castello di Grinzane, per trattare un tema delicato e di grande attualità, con un convegno dal titolo “Il passaggio generazionale nelle aziende vitivinicole: strumenti, rischi ed opportunità tra gestione della struttura agricola, pianificazione successoria e tutela degli assetti proprietari”.

I diversi aspetti del convegno sono stati curati con stile impeccabile dall’avvocato Diego Saluzzo, grazie anche all’organizzazione e alle risorse messe a disposizione dal presidente dell’Enoteca Regionale Piemontese Cavour Roberto Bodrito, che ha ospitato l’evento e rivolto ai presenti un caloroso benvenuto.

Il presidente Ugivi, avvocato Stefano Dindo, ha quindi aperto i lavori, con la sessione del mattino che ha visto l’impegno dei giuristi che hanno delineato la cornice normativa all’interno della quale è stato poi dipinto il quadro policromo delle diverse realtà. Un ritratto arricchito dalle sapienti pennellate del professor Luciano Bertello che, richiamando alla memoria le immagini di Fenoglio e Pavese, ha ricordato il percorso di grande trasformazione che il territorio piemontese ha effettuato. Dalla terra di civiltà contadina che davanti a sé vedeva soltanto una “vita aspra come la terra dura della vigna”, incerta e priva di speranza, alla “natura umanizzata dal lavoro” di quegli stessi uomini che l’hanno trasformata in quello che oggi è un territorio patrimonio Unesco, attraverso un processo di valorizzazione di un paesaggio, di rara bellezza e poesia.

Tali radicali trasformazioni hanno comportato la necessità di una puntuale regolamentazione delle strutture agricole e dei fondi vitivinicoli, così come spiegato dagli avvocati Andrea Ferrari e Marco Didier, sulla base della fotografia sullo stato dell’arte offerta da Gabriele Barbaresco (amministratore delegato Ufficio Studi Mediobanca) coordinati dall’avvocato Ermenegildo Mario Appiano.

L’aspetto pratico ed economico è stato affrontato nella successiva sessione, moderata dall’avvocato Floriana Risuglia: il notaio Andrea Ganelli ha esposto diverse soluzioni utili a predisporre un’adeguata pianificazione del passaggio generazionale, argomento tanto delicato, quanto fondamentale per la vita e la sopravvivenza delle aziende vitivinicole. Forze contrapposte coesistono, tra la necessità di equilibrare l’esigenza del “patriarca” di restare alla guida dell’impresa e quella di non mortificare le aspirazioni dei componenti più giovani.

Il dottor Enzo Cazzullo (Banca d’Alba) ha illustrato quale sia il ruolo ricoperto da un istituto di credito fortemente legato al territorio e l’impatto sul tessuto sociale che il fenomeno determina. Il dottor Vincenzo Volpe (Mediobanca) ha delineato il ruolo del private banker che, come un sarto, crea un abito su misura, conformandolo alle esigenze delle diverse realtà e necessità.

Nella seconda sessione dei lavori del convegno, coordinata dal professor Oreste Calliano, l’avvocato Diego Saluzzo, con grande chiarezza, ha fatto luce sui più adeguati strumenti attraverso i quali concretizzare il processo del passaggio generazionale: dal family buy out, alla holding di famiglia, fino alle operazioni di M&A.

Complementare l’intervento del professor Gabriele Varrasi, che ha spiegato con efficace semplicità tecniche e usi degli strumenti a disposizione, con particolare riferimento al trust, specialmente per quei casi in cui l’avvocato si trova a fronteggiare l’urgenza di chi non si è preoccupato per tempo di programmare l’avvicendamento in azienda; urgenza riassunta in maniera folgorante con l’espressione piemontese: “Fuma prest! Fuma 'n trust!” (facciamo presto, facciamo un trust).

Soluzioni alternative e, forse misconosciute, sono state illustrate dall’avvocato Massimiliano Elia, che ha spiegato come far ricorso ai cosiddetti “minibond” anche nelle aziende vitivinicole, soprattutto per poter gestire i lunghi tempi che i processi di affinamento del vino comportano e che impattano sull’equilibrio finanziario delle aziende.

Spazio alle esperienze personali attraverso il racconto di Chiara Soldati dell’azienda Gavi-La Scolca che, nonostante la giovane età, sta già predisponendo, con encomiabile pragmatismo, l’avvicendamento del figlio, adesso 17enne, curando oltre alla successione nell’impresa, anche la successione nei valori della stessa. L’azienda festeggia, in questi giorni, il centesimo anno di attività ed è giunta alla quinta generazione di viticoltori, con sguardo al futuro, pensiero lucido e “cuore artigianale”, tanto caro a Mario Soldati.

Gelasio Gaetani D’Aragona Lovatelli, scrittore, giornalista esperto di vino di fama internazionale e persona di rara sensibilità, ha voluto offrire la sua testimonianza sulla trasformazione del mondo del vino, anche attraverso il racconto della sua emblematica e travagliata vicenda familiare che, proprio per la carenza di un’adeguata programmazione del passaggio generazionale, ha visto il disperdersi del patrimonio vitivinicolo della famiglia.

Il focus è quindi arrivato alle realtà locali, rappresentate da Claudio Conterno, nella duplice veste di agricoltore vitivinicolo e rappresentante Cia Cuneo, che ha sottolineato come il viticoltore sia un esperto della terra, ma abbia scarsa conoscenza di aspetti di mercato o problematiche legali.
Fabrizio Rapallino (Coldiretti Cuneo) ha evidenziato la necessità di annodare i fili tra continuità e innovazione, nel nome del territorio e dello sviluppo dello stesso, anche attraverso l’enoturismo. Gianluca De Maria (Confagricoltura) ha posto l’accento sulla tradizione come brand da preservare oltre che parte integrante dell’azienda vitivinicola.

Stefano Colmo (TerraMadre) e Dino Icardi (Sevinovà) si occupano, ciascuno con proprie iniziative, di far crescere i giovani a farsi strada nel mercato vitivinicolo. Tutti, coralmente, hanno fornito uno spaccato delle diverse realtà ed esperienze del variegato territorio piemontese.

In conclusione, l’avvocato Stefano Dindo ha ricomposto il puzzle di un tema così complesso e sfaccettato, che coinvolge uomini, aziende, luoghi ed emozioni, tocca corde profonde e suscita sentimenti contrastanti. Ed è per questo che i giuristi e gli specialisti hanno il dovere di intervenire per cercare di predisporre, al meglio, ora per allora, un processo naturale, salvaguardando in tal modo, sia l’impresa familiare che la famiglia imprenditoriale che si fa custode dell’immenso patrimonio culturale del nostro Paese.

Redazione

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