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Al Direttore | 29 ottobre 2019, 17:43

"Dieci anni fa moriva Mario Giovana: chi si occupa di cultura non trascuri il suo prezioso lascito"

Riceviamo e pubblichiamo

Foto generica

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Gentile Direttore,

il 27 ottobre 2009 decedeva a Cuneo Mario Giovana, comandante partigiano nelle valli Stura, Maira e Varaita, esponente del Partito d’azione, unico consigliere regionale del Psiup nella legislatura costituente (1970-75) e storico della resistenza piemontese e soprattutto cuneese.

Nel decennale della morte la piccola, ma vivace Mombasiglio (esiste un circolo culturale dedicato a Giovana) assieme con l’Istituto storico della resistenza di Cuneo gli ha dedicato un’intera giornata di studio.

Ma iniziative in sua memoria e rilettura delle sue indagini a volte pionieristiche troverebbero opportuna sede in località ben più popolose in cui egli ha operato o alla cui storia ha dedicato saggi e volumi: Cuneo, dove ha a lungo risieduto, Dronero, Verzuolo, Sampeyre o Venasca, centri delle valli in cui ha combattuto, Alba (per cui ha scritto Guerriglia e mondo contadino: i garibaldini nelle Langhe), Fossano (Il caso De Marchi, storia di un collaboratore di Gramsci, espatriato in URSS, divenuto regista cinematografico di successo, ma poi inghiottito dalle purghe staliniane) e Saluzzo, dove nel 1964, mentre stendeva i volumi Storia di una formazione partigiana, e Valle Maira: dall'antifascismo alla guerra partigiana trovò il tempo per scrivere 50 pagine de La Resistenza nel Saluzzese (Bocca e Pansa si limitarono ad una ventina di cartelle ciascuno) in un libro commissionato per il 20° della liberazione da un comitato di cui facevano parte Lorenzo Burzio, Valter Botto e Manlio Vineis.

Mi pare dunque doveroso per chi si occupa di cultura e di memoria nelle città che ho citato non trascurare il lascito prezioso di Mario Giovana. Ma neppure l’Associazione degli ex consiglieri regionali del Piemonte è da considerare estranea al mio appello.

O l’esempio di un politico colto, che possedeva le lingue e girava a sue spese il mondo per studiare e sostenere i movimenti di liberazione oppure per esplorare gli archivi francesi o quelli dell’URSS appena aperti da Gorbaciov, è oggi del tutto inattuale?

Grazie,

Livio Berardo

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