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Cronaca | 21 ottobre 2019, 13:02

Migranti costretti a lavorare 12 ore al giorno, 7 giorni su 7: chiuso il Centro di accoglienza di Beinette e arrestati i gestori cinesi (VIDEO)

Una vicenda emersa nei mesi scorsi. Il procuratore capo Dodero: "E' stato uno di loro a parlare, perché aveva coscienza di essere vittima di sfruttamento e di una condotta illegale"

Migranti costretti a lavorare 12 ore al giorno, 7 giorni su 7: chiuso il Centro di accoglienza di Beinette e arrestati i gestori cinesi (VIDEO)

L'indagine che ha portato all'arresto di due coniugi di nazionalità cinese, con la chiusura del Centro di accoglienza di Beinette (presso l'Hotel all'imbocco del paese) e del ristorante Tokyo, oltre al sequestro di un appartamento a Savona, ha preso il via quando un migrante di origine africana, ospite della struttura, è stato ascoltato dalla Commissione chiamata ad esamitare la sua richiesta per ottenere lo status di rifugiato.

I due arrestati sono marito e moglie di 44 e 43 anni, ritenuti responsabili di sfruttamento di manodopera continuata e in concorso tra loro, reato previsto dall'articolo 603bis del codice penale, comunemente noto con il termine di "caporalato". Oltre al Centro di Accoglienza di Beinette ne gestivano un altro a Montoso e un terzo a Robilante, entrambi chiusi già da qualche tempo per ragioni di tipo economico e non legate agli accertamenti svolti.

L'attività di sfruttamento ha comportato che gli indagati realizzassero un'evasione tributaria e previdenziale quantificabile in 190mila euro, cifra sottoposta ad un sequestro preventivo per equivalente vincolando l'appartamento che i due coniugi possedevano, appunto, a Savona.

Dalle parole di quel migrante, interrogato dalla Commissione, è emersa una situazione di vero e proprio sfruttamento. Assieme ad altri quattro migranti - età media 25 anni - era costretto a lavorare presso la struttura alberghiera o presso il ristorante anche per 12 ore al giorno 7 giorni su 7, non pagato o pagato pochissimo. In un'occasione si era ustionato con l'olio bollente ma non era potuto andare in ospedale, cirato con rimedi casalinghi.

Caporalato, appunto. Ma in un settore diverso da quello agricolo e senza alcuna intermediazione. Uno sfruttamento diretto di manodopera. 

Le indagini hanno preso il via la scorsa estate e hanno portato alla luce un tipo di reato al quale la Procura di Cuneo, come specificato dal procuratore capo Onelio Dodero, sta prestando particolare attenzione. "E' una vicenda particolare. Si è trattato dello sfruttamento di alcuni ospiti del CAS di Beinette per un'attività alberghiera con annesso ristorante. Questi migranti, in particolare cinque di loro, si occupavano di cucinare, pulire, rifare le camere. Lavoravano anche 12 ore al giorno, contrattualizzati, magari, per poche ore alla settimana. A volte venivano pagati, 200 euro al mese. Un fenomeno odioso, sul quale siamo intervenuti con grande rapidità. Stiamo disponendo controlli a tappeto per sconfiggerlo", ha specificato Dodero.

Il comandante dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Cuneo, maresciallo Dario Scarcia, ha evidenziato come il periodo preso in esame sia stato di due anni. E che dalle ispezioni sia emersa una situazione di sfruttamento del lavoro acuita dallo stato di bisogno dei soggetti coinvolti.

I due coniugi sono stati per tre mesi agli arresti domiciliari e sono stati anche sottoposti al braccialetto elettronico. Non solo sfruttavano il lavoro di questi uomini, ma facevano vivere tutti gli ospiti - in totale 24 - in condizioni igienico sanitarie scarse, così come sono state rilevate profonde carenze anche nel ristorante, come da ispezione dell'Asl CN1. 

Sergio Fossati, capo dell'Ispettorato provinciale del Lavoro, ha a sua volta messo in luce un aspetto fondamentale per il buon esito dell'indagine: la collaborazione proprio delle vittime dello sfruttamento. "Si è rotto il muro del silenzio", ha detto, facendo eco alle parole dello stesso Dodero. Oltre a sottolineare come sia stato scardinato il modello consueto di caporalato, non solo perché ha riguardato un settore diverso da quello dell'agricoltura ma anche e soprattutto perché non c'è stata alcuna intermediazione. "Lo sfruttamento era diretto"

L'ispettorato, con le forze a disposizione - 14 uomini per tutta la provincia - fa circa un migliaio di ispezioni all'anno. Di queste, circa il 60% presenta irregolarità, specie di tipo amministrativo.

 

Barbara Simonelli

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