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Cronaca | 21 ottobre 2019, 18:00

Processo per la presunta “truffa dello champagne”: tutti assolti i sette imputati

La vicenda era finita anche davanti alla Corte di Giustizia Europea

Immagine di repertorio Pixabay

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Al termine di un procedimento durato anni il tribunale di Cuneo ha assolto “perché il fatto non sussiste” i sette imputati, gli imprenditori residenti in provincia di Cuneo I.T. e E.F., difesi dagli avvocati Giampaolo Zancan e Vittorio Sommacal, e altre cinque indagati, lombardi e campani (D.S., I.L., N.S., F.S.,G.A.), accusati di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e dichiarazione fraudolenta con uso di fatture per operazioni inesistenti.

L'inchiesta del 2009 che era sfociata nel rinvio a giudizio era stata denominata “Bollicine”. La Guardia di Finanza di Cuneo aveva portato alla luce una presunta frode fiscale risalente al periodo 2005-2009 per un giro di affari di milioni di euro che aveva portato all'arresto di otto persone. Il Nucleo di Polizia Tributaria aveva controllato la società di I.T. e E.F. che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero acquistato bottiglie di champagne in esenzione da IVA con il meccanismo delle operazioni “carosello” (con società fittizie ed emissione di false fatture), in modo da poter disporre di prodotti a un prezzo inferiore da rivendere ai loro clienti.

La vicenda giudiziaria aveva assunto una rilevanza oltre confini. Nel 2015, infatti, la Corte di Giustizia Europea aveva sentenziato sulla questione sollevata dal gup Boetti di Cuneo: i reati contestati rischiavano di prescriversi prima della sentenza definitiva.

Secondo la Corte, la normativa italiana in tema di prescrizione andava disapplicata nei casi di reati fiscali di particolare gravità, perché potrebbe determinare l'impunità di un numero rilevante di frodi verso gli interessi finanziari dell'Unione, dal momento che una percentuale del gettito IVA degli Stati membri è trasferita alla UE.

A fine 2015 la Corte di Appello di Milano, per un procedimento analogo, aveva rimesso gli atti alla Corte Costituzionale, sollevando questione di legittimità: si voleva capire se i giudici nazionali fossero davvero legittimati, secondo l'indicazione della Corte del Lussemburgo, a disapplicare il Codice Penale in materia di prescrizione.

La Consulta nel gennaio 2017 aveva coinvolto nuovamente la Corte UE. Nella sentenza è stato stabilito che i giudici nazionali, nei procedimenti riguardanti persone accusate di aver commesso reati in materia di IVA, non sono tenuti a disapplicare le norme nazionali sulla prescrizione qualora possa andare a contrastare con il principio di legalità dei reati e delle pene.

Al termine del dibattimento, il pm Pier Attilio Stea aveva chiesto l’assoluzione per i reati di associazione a delinquere e per emissione di fatture inesistenti, e condanna per dichiarazione fraudolenta con utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per l’unico capo d’imputazione che nel frattempo non si era prescritto.

Alla richiesta di commenti da parte di I.T., abbiamo ottenuto soltanto una breve dichiarazione: “La fiducia nella magistratura giudicante non è mai stata messa in discussione ed oggi posso affermare senza ombra di dubbio che sia stata ben riposta. L’assoluzione non mi restituirà comunque la serenità perduta”.


Monica Bruna

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