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Cronaca | 21 ottobre 2019, 17:42

Bastia Mondovì, coltivatore a processo ritenuto incapace di volere: per il giudice non si può procedere

Nel 2016 avrebbe movimentato terra per 49 mila metri quadrati

Bastia Mondovì, coltivatore a processo ritenuto incapace di volere: per il giudice non si può procedere

Era accusato di aver gravemente danneggiato un bosco e deviato acque del torrente Ellero senza aver richiesto le necessarie autorizzazioni dal momento che l’area è sottoposta a vincoli idrogeologici e paesaggistici. I fatti oggetto del processo riguardavano alcuni lavori che R.T., di Bastia Mondovì, 75 anni, aveva fatto su terreni di sua proprietà, sconfinando però anche su alcuni tratti dei vicini (sarebbero in quattro i danneggiati, di cui uno si era costituito parte civile) .

Quando il 20 aprile 2016 i carabinieri forestali erano andati a controllare sul posto avevano trovato il coltivatore che stava lavorando con un escavatore per piantare un noccioleto, per il quale aveva asportato un tratto di bosco, rimodellato una scarpata di tre metri e costruito una canaletta lunga 200 metri, finendo per sconfinare sulle proprietà dei vicini.

Secondo il maresciallo che effettuò il sopralluogo T. avrebbe movimentato terra per 49 mila metri quadrati. La Regione Piemonte aveva stoppato i lavori e il coltivatore avrebbe dovuto presentare sanatoria, ma tutto era rimasto com’era.

Nel corso della prima udienza R.T. non aveva retto alla tensione, e durante la sua deposizione ha iniziato ad agitarsi fino a gridare e a piangere. Il pm aveva chiesto l’intervento del 118, il giudice aveva sospeso l’udienza e disposto una perizia psichiatrica.

L’imputato aveva iniziato a raccontare la vicenda dal suo punto di vista: “Ero stato autorizzato da tutti gli altri confinanti per fare gli scavi e mettere i tubi per togliere la palude dai miei campi, il tutto a mie spese. Invece mi hanno girato la schiena e mi hanno denunciato. Ho lavorato due mesi per migliorare la zona, ma quando è arrivata la Forestale mi hanno bloccato e i noccioli si sono seccati”. Poi l’uomo era passato a raccontare vicende personali e a quel punto aveva perso la testa.

Parzialmente capace di intendere ma del tutto incapace di volere”, secondo il perito che l’aveva visitato, determinata da una “una personalità premorbosa che si è ulteriormente e progressivamente aggravata nel tempo a causa delle patologie organiche”.

Il giudice ha chiuso il processo pronunciando sentenza di non doversi procedere per infermità di mente, così come richiesto dal pm.



Monica Bruna

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