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Cronaca | 18 ottobre 2019, 15:47

Dodici mesi senza patente: ha patteggiato l’investitrice del ragazzo di Busca, morto lo scorso anno a 14 anni

Emessa la sentenza per l’incidente che ha causato la morte Pietro Riberi, investito in sella alla sua bici da un’auto guidata da una giovane donna del paese. L'incidente è avvenuto nel luglio 2018

Immagine di repertorio

Immagine di repertorio

 

Si è concluso con una sentenza di condanna con patteggiamento,  l’8 ottobre scorso (giudice Alberto Boetti del Tribunale di Cuneo) il processo per l’incidente che aveva causato la morte, a Busca il 7 luglio del 2018, di un ragazzo di 14 anni: Pietro Riberi.

Era stato investito da un’auto mentre tornava a casa, dopo essere stato a farsi tagliare  i capelli, percorrendo in bicicletta via Antica di Costigliole e mentre stava per imboccare, in prossimità dell’incrocio, il viale Bella Antilia.

Alla guida dell’auto che lo ha investito, una giovane donna di 24 anni, buschese, che percorreva la via verso la rotatoria.

L’urto era stato violentissimo e  il ragazzo, che frequentava il Bonelli di Cuneo, era morto poco dopo  il suo arrivo all’ospedale Santa Croce di Cuneo, dove era stato trasferito in elicottero dal 118.

La ricostruzione, in seguito alla perizia ordinata dalla Procura e richiesta dai difensori Paolo Simondi e Alessandro Ferrero (legali rispettivamente per i genitori e i nonni del ragazzo scomparso), ha fatto emergere che, pur provenendo da una strada con obbligo di precedenza, il ragazzo non poteva ritenersi responsabile dell’incidente.

"La responsabilità esclusiva viene attribuita alla donna che viaggiava ad alta velocità con l’auto in centro strada. Inoltre i  pneumatici invernali - spiega l’avvocato Simondi - hanno influito sul tempo di frenata".

La donna ha patteggiato 12 mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena e  la sospensione della patente per un anno. Non lei è stata concessa l’attenuante per il risarcimento del danno.

"Nessuna condanna o risarcimento potrà mai restituire Pietro alla  famiglia o lenire il loro dolore  – sostiene un amico -  ma la sentenza, che contribuisce a ricostruire la dinamica dei fatti, scagiona il ragazzo dalle responsabilità dell’incidente, mettendo a tacere, “voci “ che circolavano in paese, sul fatto che potesse aver tagliato la strada all’auto”.

 

vilma brignone

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