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Agricoltura | 15 ottobre 2019, 07:30

Ugo e Massimo Giuliano in frazione San Lorenzo di Caraglio coltivano 170 giornate di terreno a frutta e verdura (FOTO)

La cascina - Tetto Bianco Soprano - l’avevano affittata nel 1931 i nonni Giuseppe e Maria. Poi l’attività è proseguita con i genitori Giovanni e Rosa e lo zio Mario. I due fratelli, Ugo e Massimo, hanno sempre lavorato insieme a loro, cambiando, nel tempo, l’impostazione aziendale. Ora producono fagioli, fragole, pomodori, kiwi, ciliegie e tante mele, tra le quali spicca il fiore all’occhiello dell’Ambrosia: marchio di cui la Rivoira di Verzuolo ha l’esclusiva per la commercializzazione. Le colture sono garantite per qualità e sicurezza alimentare grazie ai tanti e rigorosi controlli

Ugo e Massimo Giuliano nello splendido frutteto di mele Ambrosia

Ugo e Massimo Giuliano nello splendido frutteto di mele Ambrosia

Comune di Caraglio. Al primo semaforo, giungendo da Cuneo, si svolta sulla destra lungo via Rittanolo. Percorsi tre chilometri, ancora sulla destra della carreggiata, compare il cartello che indica l’azienda agricola Giuliano. Imboccando la piccola strada sterrata, in mezzo alla natura, sul territorio della frazione di San Lorenzo, al termina spicca Tetto Bianco Soprano. Lì, durante le giornate luminose di sole le montagne alpine incorniciano i campi e la struttura rurale gestita dai fratelli Giuliano: Ugo, 51 anni, e Massimo, nato nel 1969.

Coltivano 170 giornate di terreno, per la maggior parte in affitto. Danno loro una mano lo zio Mario, 77 anni, al quale, quando può, piace ancora continuare il lavoro di cui si è occupato per una vita e i dipendenti stagionali che, a seconda del periodo dell’anno e delle necessità, variano da una decina a una trentina.

“Siamo nati qua - dicono Ugo e Massimo - e dopo il diploma di terza media abbiamo sempre aiutato i genitori. Praticamente siamo soci da allora. Pur provando a cercare qualche altra occupazione c’è stato nulla che appagasse i nostri sogni e desideri. Questo era il mestiere che ci piaceva fare. La nostra vera passione. E’ stato un percorso lungo, in quanto all’inizio avevamo meno terreno e poche attrezzature. Potevamo scegliere produzioni di nicchia, magari da vendere direttamente ai consumatori. Invece si è deciso di percorrere la strada opposta. Con il trascorrere del tempo, passo dopo passo, abbiamo investito molte risorse e, adesso,  siamo soddisfatti del cammino fatto. Non torneremmo più indietro”.   

LA STORIA CHE PARTE DAI NONNI

Siamo nel 1931. I nonni di Ugo e Massimo, Giuseppe e Maria, affittano le 50 giornate di terreno di Tetto Bianco Soprano. Coltivano cereali che servono per alimentare i bovini di Razza Piemontese e curano i bachi da seta. Quando decidono di mollare, l’attività prosegue con i genitori di Ugo e Massimo, Giovanni e Rosa, e lo zio Mario. Sono loro, negli Anni Settanta a modificare qualche impostazione aziendale, inserendo nelle produzioni soprattutto i peperoni. “Una coltura - sottolineano Ugo e Massimo - che ha dato loro una grossa mano dal punto di visto economico perché, allora, rendeva bene”.

Ma è negli Anni Ottanta, attraverso l’ingresso della terza generazione di famiglia, che l’attività cambia strada e amplia gli interessi. Ugo e Massimo entrano come coadiuvanti e spingono per portare altri cambiamenti. Nell’allevamento, i bovini di Razza Piemontese diminuiscono e aumentano i vitelli destinati all’ingrasso. Poi passano ad occuparsi solo delle Frisone da latte.

Ma il problema delle quote penalizza fortemente l’azienda. E allora decidono di smettere con gli animali. Dedicandosi totalmente alla frutta e alla verdura. Nel periodo precedente, infatti, avevano già convertito alcuni campi impiantando meli.  A partire dagli Anni Novanta aumenta il terreno disponibile fino a raggiungere le attuali 170 giornate.

Tra le prime colture provate ci sono le zucchine, vendute ai mercati generali di Milano, Bergamo e Verona, ma poi abbandonate per il prezzo di vendita troppo altalenante. “Era diventata - spiegano Ugo e Massimo - una giungla ingestibile”.

Invece le piante di melo iniziano ad andar bene e, durante i decenni, arrivano a occupare le odierne cento giornate con la coltivazione di diverse varietà. Per coprire, in questo modo, un ampio spazio temporale a livello produttivo che parte ad agosto e termina a dicembre. Inoltre, la scelta delle colture da inserire cade sul fagiolo (cinquanta giornate), raccolto fresco o lasciato essiccare e, dopo, trebbiato. I restanti campi vengono impegnati per produrre kiwi in un appezzamento di sette giornate a Valgrana. Quindi,  pomodori e fragole in serra: queste ultime in parte fuori suolo. Infine, a iniziare dall’anno in corso è stato introdotto un nuovo impianto di ciliegi con 2.000 alberi che, nel 2021, dovrebbe già offrire una produzione discreta.

L’azienda agricola Giuliano con titolari solo i due fratelli nasce ufficialmente nel 2015. Per quanto riguarda le mele Ugo e Massimo le smerciano alla Rivoira di Verzuolo, diventata un punto di riferimento a livello mondiale nella distribuzione della frutta. I fagioli freschi sono venduti tutti i giorni al mercato di Boves, quelli secchi a grossisti del settore. Così come vanno ai grandi rivenditori i kiwi, le fragole e i pomodori. Infatti, essendo rilevanti le quantità prodotte diventa impossibile seguire la cessione diretta in azienda ai privati.         

L’ACCORDO FONDAMENTALE CON RIVOIRA PER LA PRODUZIONE E LA VENDITA DELLE MELE

Ugo e Massimo: “Con la Rivoira c’è un’importante e fattiva collaborazione a livello di mele. Inoltre, ha l’esclusiva per commercializzare il marchio dell’Ambrosia, diventata la nostra mela di pregio e il fiore all’occhiello della nostra azienda. Loro pretendono giustamente che ogni prodotto acquistato abbia le caratteristiche adatte per lo smercio alla Grande Distribuzione in Italia e per l’esportazione in diversi Paesi del mondo. Ma se fornisci quanto ti chiedono, poi ti riconoscono il lavoro portato avanti con la giusta remunerazione. E questo per noi rappresenta una sicurezza a livello di sostenibilità economica. Apprezziamo molto il loro progetto  di creare una filiera controllata e sicura”.  

QUALITA’ E SICUREZZA ALIMENTARE DELLE COLTURE SONO GARANTITE

“Per quanto riguarda le mele - raccontano Ugo e Massimo - l’assistenza tecnica fornita dalla Rivoira è impeccabile. Le analisi sono molto rigorose. Poi, esportando applicano dei parametri di controllo decisamente più restrittivi rispetto a quelli previsti dalla normativa italiana. Quindi, con residui bassissimi. Sempre con la Rivoira, stiamo lavorando per raggiungere già dal prossimo anno il residuo zero. Inoltre, vendendo, tramite l’azienda di Verzuolo, alla Grande Distribuzione, facciamo parte del circuito GlobalGap che rilascia le certificazioni di qualità e sicurezza alimentare richieste dalle catene commerciali. Sulle restanti produzioni ci segue un tecnico pagato da noi che, anche in questo caso, è sempre attento e scrupoloso nel valutare le diverse situazioni presenti in azienda. Effettua delle visite settimanali e, se ci sono dei problemi, ci consiglia le soluzioni migliori. Siamo molto attenti a fornire prodotti “puliti” e sicuri attraverso la lotta integrata ai parassiti e alle malattie. Usiamo trattamenti chimici mirati e proprio unicamente quando sono indispensabili”.

Ma non solo. “La strada maestra che abbiamo imboccato è di produrre sempre nel modo migliore possibile. Durante il percorso, però, siamo anche aiutati dalla zona nella quale lavoriamo in quanto è vocata per queste colture: soprattutto la mela. La composizione del terreno, l’altitudine e l’escursione termica giorno-notte e quella stagionale sono elementi determinanti per ottenere la qualità, il gusto e anche una conservazione del prodotto più lunga nel tempo. I risultati ottenuti sono migliori rispetto ad altre zone”.   

LE COPERTURE PER LE CIMICI

Tra gli insetti dannosi che causano sempre i maggiori problemi alle coltivazioni, nel caso dei Giuliano alle mele, ci sono, in particolare, le cimici. Al momento, le file del frutto sono già coperte di sopra e sui lati per evitare soprattutto i danni provocati dai fenomeni atmosferici. Per eliminare o, comunque, limitare in buona parte la presenza dei parassiti il loro obiettivo è di iniziare a chiudere gli appezzamenti anche lungo le testate. Così da fare in modo che gli stessi insetti non possano più entrare nei frutteti. L’impianto dei ciliegi è già attrezzato con questo accorgimento.  

BEN 170 GIORNATE DI TERRENO IRRIGATE TUTTE A GOCCIA

“La qualità di un prodotto - spiegano Ugo e Massimo - dipende anche dalla quantità di acqua che puoi fornirgli. La Valle Grana ne è sempre stata povera. Per questo motivo fin dal 1988 abbiamo costruito il primo invaso, riempiendolo con la fornitura del Consorzio Irriguo della zona che spetta al nostro terreno. Poi ne abbiamo realizzati altri due. Per un totale di 23 mila metri cubi di capacità. In questo modo riusciamo a irrigare tutte le colture a goccia, fornendo loro l’acqua quando serve ed evitando di lasciarle troppo tempo “a secco”. E’ stato un investimento rilevante, però ne è valsa la pena perché la qualità delle produzioni è aumentata e si è anche ottenuto un notevole risparmio idrico”.

Come funziona l’impianto? “Abbiamo il terreno diviso in settori. Il tutto è gestito attraverso le centraline e le elettrovalvole. Il prossimo passaggio sarà introdurre dei sensori per il controllo dell’umidità, in modo da affinare ancora di più la fornitura dell’acqua che adesso decidiamo in base all’esperienza maturata e non con dei meccanismi elettronici precisi capaci di darti in tempo reale la situazione climatica. Un’altra innovazione fondamentale”.    

I PROBLEMI DA AFFRONTARE

Ugo e Massimo: “Il problema più stressante è la burocrazia. Come azienda abbiamo cercato di adeguarci ai nuovi metodi informatici utilizzando i collegamenti on line per le varie domande e autorizzazioni. Ma, dall’altra parte, anziché semplificare i percorsi li complicano sempre di più. Bisogna snellire le pratiche, però farlo veramente. E poi c’è il ritardo nel pagamento dei rimborsi delle assicurazioni per la protezione dai fenomeni meteorologici. Siamo indietro di tre-quattro anni. E per noi, che investiamo molto su questo aspetto, è una situazione difficile da sostenere”.  

LE SODDISFAZIONI

“Il produrre bene - affermano Ugo e Massimo - con la coltura venduta che ha tutte le caratteristiche richieste costituisce la soddisfazione più bella. Vuol dire che hai raggiunto l’obiettivo”.  

LE PROSPETTIVE FUTURE DELL'AZIENDA

Ugo e Massimo: “I frutteti ormai sono molti. Le nostre prospettive sono di ottimizzare al massimo la raccolta e di “allevare” nel migliore dei modi gli impianti nuovi”.  

I fratelli Giuliano hanno la passione per l’agricoltura nel dna. Una passione trasmessa loro dai nonni, dai genitori e dallo zio. E pur gestendo tanti terreni hanno scelto il percorso della qualità, dell’innovazione e del rispetto ambientale attraverso i controlli, il minore consumo di acqua e le protezioni agli impianti. Consapevoli che solo in questo modo si raggiungano risultati positivi e il mondo rurale possa avere un domani.       

Sergio Peirone

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