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Economia | 09 ottobre 2019, 14:16

Donne artigiane d'impresa: in Granda sono 4.935, ma servono misure per coniugare meglio lavoro e famiglia

La nostra provincia si attesta nella top3 delle classifiche regionali per quantità di attività gestite da donne, donne giovani e tasso tecnologico; in Italia, però, l'occupazione femminile è ancora sotto la media europea

Foto generica

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Partiamo dalle buone notizie a livello nazionale: l'Italia è il secondo paese in Europa sotto il Regno Unito per percentuale di "imprese in rosa". 

Su questo i dati di Confartigianato non mentono e indicano come 1.510.600 donne siano occupate in attività indipendenti, dato che nell'ultimo anno è cresciuto del 3,3% e che tiene conto del fatto che la natalità delle imprese artigiane al femminile risulta ben più alto di quello delle corrispettive "in azzurro" (7,2%).

Un business che frutta 290,3 miliardi di euro a livello nazionale.

In questo contesto - relativo al secondo trimestre 2019 - il Piemonte conta 31.995 donne nel tessuto artigianale, tra socie e collaboratrici. La provincia Granda si attesta al secondo posto nella classifica regionale con 4.935 unità.

Stesso discorso per quanto riguarda la classifica provinciale per le attività gestite da donne under 35 - 11.149 (11,5% del totale) quelle in Piemonte, 1.789 nel cuneese - e per quella delle attività femminile ad alta tecnologia - 2.429 (7,1% del totale) in Piemonte e 73 nel cuneese- .

Nonostante tutto, però, le donne artigiane d'impresa rimangono una categoria marginale. O almeno la mancanza totale di un welfare che permetta una più agevole coniugazione tra lavoro e famiglia lascerebbe pensare che così venga considerata "da chi di dovere": per le donne tra 15 e 64 anni il tasso di occupazione è al 49,5% a fronte di una media europea del 63,3%.

Nessun dubbio anche qui, l'Italia è agli ultimi posti della classifica sull'occupazione femminile. Dato a cui va sommato quello delle ore forzatamente non dedicate al lavoro e quindi non retribuite - 225 minuti totali ogni giorno - , che a livello nazionale scava un solco di 3,7 miliardi.

Le imprese rosa artigiane del Piemonte hanno saputo contrastare uno scenario economico generale in continua flessione, meglio delle imprese maschili” commenta Daniela Biolatto, Presidente regionale Donne Impresa, Confartigianato Piemonte. “Le 31.995 imprenditrici piemontesi dimostrano una notevole vivacità e attitudine nel fare impresa. Questi numeri, che posizionano il Piemonte al quarto posto della classifica nazionale per il numero di donne imprenditrici, dimostrano che il tessuto imprenditoriale è forte, dinamico, innovativo –continua la Presidente Biolatto – e che le donne hanno una marcia in più nell’approccio alla gestione e all’organizzazione d’impresa”.

Purtroppo però – afferma Biolatto – le criticità riscontrate nel lavoro sono sempre le stesse: le imprenditrici sono divise tra responsabilità in azienda e impegni familiari. Per rivestire entrambi i ruoli occorre un’attenzione maggiore della politica nei confronti della donna che lavora e un welfare in grado di andare incontro alle esigenze al femminile, attraverso iniziative capaci di conciliare la vita familiare con il lavoro. Serve, ad esempio, un piano pluriennale per gli asili nido e la cura dell’infanzia. Lo Stato sociale andrebbe, in pratica, ricostruito a misura di lavoratrice indipendente femminile: i figli non possono essere un limite al lavoro delle donne”.

Lo Stato non deve avere un ruolo negativo e limitativo per le imprese rosa –conclude Biolatto – al contrario, deve sostenere e alimentare l’autoimprenditorialità femminile che va costantemente stimolata e incoraggiata per via dei molteplici problemi che è chiamata ad affrontare come l’accesso al credito, oppure legati alla retribuzione o ad un retaggio di pregiudizi. Inoltre la donna che lavora crea occupazione in quanto è obbligata ad avvalersi di altre persone per le incombenze di carattere familiare quali la cura dei figli e dei propri genitori anziani. Al riguardo occorrerebbe il riconoscimento della detrazione fiscale per tutte le spese sostenute”.

redazione

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