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Agricoltura | 04 ottobre 2019, 07:30

Nell’azienda agricola di Lele Bressi a Fossano “Campagna a porte aperte” ha incassato un bel successo (FOTO)

All’iniziativa, totalmente gratuita, hanno partecipato una novantina di persone. I bambini sono stati seguiti dalle baby-sitter nello spazio attrezzato presente in cascina. E per i genitori è stato più facile effettuare la visita in tranquillità. Il buffet finale ha chiuso l’interessante pomeriggio. Lele: “Si crea sempre un dialogo arricchente da entrambe le parti. E nascono dei rapporti umani di grande importanza. A tutti un arrivederci al settembre 2020”.

I partecipanti all'iniziativa nella foto di gruppo

I partecipanti all'iniziativa nella foto di gruppo

L’azienda agricola di Lele Bressi, che si trova al numero 45 di via Cuneo, a Fossano, nelle vicinanze della caserma “Perotti”, ha organizzato, in un riuscito sabato di fine settembre, la seconda edizione, totalmente gratuita, di “Campagna a porte aperte”. Una bella iniziativa alla quale hanno partecipato una novantina di persone, di cui almeno 20 bambini. Un grande successo. I piccoli si sono divertiti con i giochi preparati dalle baby-sitter nello spazio attrezzato presente in cascina. Un’idea di Lele molto azzeccata, perché così permette ai genitori di seguire la visita con attenzione e in tranquillità.  

L’azienda, che ha la sede nella struttura nobile di Villa Cambursana, i cui primi documenti risalgono a metà del 1800, dispone di 10 giornate di terreno. Su tre di queste, e in sette serre costruite insieme a papà Franco a partire dal 2006, Lele coltiva i pomodori “Cuore di bue”. Nei campi rimanenti produce le zucche “Delica”. E’ diventato titolare dell’attività il 21 giugno 2016, perché prima aiutava il padre solo nel tempo libero ma era impegnato in altri lavori.

Adesso a dargli una mano è proprio papà Franco, mentre mamma Liliana ha sempre svolto dei lavori diversi. Inoltre, a seconda del periodo e delle necessità, si aggiungono, a livello operativo, 4-5 dipendenti stagionali (marzo-ottobre) di cui almeno due, in tirocinio, con storie di vite difficili alle spalle. Quindi, agricoltura però anche reinserimento sociale delle persone svantaggiate.

Lele è sposato con Veronica, nata nel 1987. Hanno tre bimbe: Sofia, Letizia e Beatrice di 6, 4 e 2 anni. Anche la moglie ha un’altra occupazione.   

Una buona parte dei pomodori (80%) e tutte le zucche sono ritirate dalla Cooperativa Ortofruit Italia di Saluzzo. Un altro 15% viene venduto fresco in azienda e ad alcuni negozi del Piemonte. Il restante 5% è destinato alla trasformazione in conserva, che porta il nome “Tumatì” ripreso dal piemontese “tumatica”. Le confezioni sono da 1700, 580 e 390 grammi. Anche questa produzione prende la strada dello smercio diretto ai consumatori e agli esercizi commerciali. La lavorazione è affidata a una ditta esterna certificata.    

“L’obiettivo della giornata “porte aperte” - sottolinea Lele - è di invitare in cascina le persone che vogliono conoscere in modo più approfondito l’agricoltura in generale e come avviene il processo produttivo del “Cuore di bue” e quello della sua trasformazione in passata. In questi due anni di iniziativa mi ha colpito l’emozione che si coglie sul volto di chi vi partecipa. Infatti, il pomodoro è da sempre una delle colture più praticate nel territorio della provincia di Cuneo. E, probabilmente, prendendo parte alla visita riaffiorano i ricordi del lavoro dei nonni e, magari, il vissuto da bambini. Tutti ne restano affascinati”.

Una bella esperienza? “Aprire le porte dell’azienda in una specifica giornata all’anno regala soddisfazioni straordinarie. C’è un grande interesse per l’iniziativa: le persone chiedono notizie e si informano sulle tecniche colturali dei pomodori aggiornate al periodo attuale e con tutte le innovazioni per garantire qualità e sicurezza alimentare. Mettendo insieme diverse tecniche. Poter rispondere alle domande è una gioia immensa perché riesci a spiegare il tuo mestiere anche nei particolari. Partendo dal motivo per il quale hai fatto quella scelta. Inoltre, tenere in mano il “Cuore di bue” che, poi, diventa conserva, sorprende sempre tutti. Perché, spesso, è un trasformato del quale si conosce poco e non si sa da dove arrivano i pomodori. Invece, in azienda li puoi vedere e toccare direttamente. E, tra l’altro, la conserva è una ricetta semplice e antica”.

Soddisfatto del risultato ottenuto? “Assolutamente, sì. Si crea sempre un dialogo arricchente da entrambe le parti. E nascono dei rapporti umani di grande importanza. La cosa più bella è quando ti chiedono di poter percorrere le serre con le piante di pomodoro così alte. Alla fine della giornata riesci a salutare e ringraziare tutti per la presenza. E tutti ti dicono di essersi sentiti come a casa loro. E’ il momento che regala la gioia più grande”.    

La vostra azienda comunque è sempre aperta? “Si tratta di un percorso che portiamo avanti tutto l’anno: chi viene a comprare i prodotti, infatti, se vuole lo accompagniamo nelle serre e raccontiamo sempre il nostro lavoro”.

La giornata si è concluso con un ricco buffet. “Nel momento finale di festa non proponiamo solo i nostri prodotti, ma anche quelli di alcune aziende del circondario e di altre con le quali collaboriamo. Perché il futuro delle strutture agricole medio-piccole non è quello della promozione effettuata singolarmente, ma passa attraverso la strada della valorizzazione complessiva dei prodotti e dell’intero territorio nel quale esse operano”.


“Campagna a porte aperte” da Lele Bressi verrà ripetuta il prossimo anno. Sempre a settembre. Perciò l’arrivederci al 2020 è d’obbligo.   

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Sergio Peirone

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