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Politica | 11 settembre 2019, 19:06

Alba e il suo carcere dimenticato: il caso del Montalto protagonista in negativo in Consiglio regionale

La struttura langarola ancora in attesa di ristrutturazione dopo l’epidemia di legionella del dicembre 2015. Il garante piemontese Bruno Mellano ringrazia l’ex sindaco Marello, oggi a Palazzo Lascaris, per il suo impegno nel sollecitare un intervento del Ministero

Ancora nessuna nuova sull'atteso progetto di ristrutturazione del "Montalto" di Alba

Ancora nessuna nuova sull'atteso progetto di ristrutturazione del "Montalto" di Alba

Il caso del carcere albese protagonista in negativo in Consiglio regionale, la cui seduta di ieri, martedì 10 settembre, è stata in parte dedicata all’annuale relazione di Bruno Mellano, garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale.

Nel suo intervento Mellano ha illustrato lo stato dei 13 istituti di reclusione piemontesi e delle 4.700 persone che ad oggi vi sono detenute, su una popolazione carceraria che nell’intero Paese ha raggiunto quota 60.800. Al loro interno si registra un sovraffollamento di circa 600 unità (12%), contro un dato nazionale poco più alto (il 16% per circa 10mila persone), mentre sono 8.850 le persone che scontano la propria pena al di fuori di una cella, sottoposte a misure restrittive della libertà personale e monitorate dall’Ufficio Esecuzione Penale Esterna, "grazie anche a una rete sociale molto forte che permette percorsi individuali di recupero e reinserimento".

Mellano si è poi soffermato sull’"emblematico caso" del "Giuseppe Montalto" di Alba, dove è aperta solo una piccola palazzina – 35 posti su 140 complessivi, occupati da una cinquantina di detenuti (leggi qui) – in attesa che il Dipartimento per l’Amministrazione Finanziaria dia corso al bando (per un importo di 4.5 milioni di euro, già finanziati) per la ristrutturazione del corpo centrale, chiuso da oltre tre anni per l’epidemia di legionella che interessò la struttura negli ultimi giorni del 2015.

Il Garante ha poi ringraziato l’ex sindaco albese Maurizio Marello, oggi consigliere regionale, che nelle vesti di primo cittadino si era dimostrato "molto attivo per incidere su una situazione che sarebbe diventata assai tragica per il budget necessario e le tempistiche del progetto di recupero".

“Il primo obiettivo per un Paese che vuole essere veramente sicuro è curare il regime carcerario e l’Ufficio del Garante è un tassello importante in questo senso", ha replicato Marello nel suo intervento, apprezzando poi il riconoscimento fatto dallo stesso garante circa le attività – in primis la produzione e vendita di vino – che vedono impegnati i detenuti albesi grazie all’impegno della comunità locale: "Un’opportunità per collegare la comunità carceraria a quella esterna", ha spiegato l’ex sindaco, rimarcando la bontà di "una strada sulla quale è molto importante proseguire".

"L’Ufficio del Garante è fondamentale per riconoscere i diritti dei detenuti, l’espiazione di una pena giusta, ma anche in un’ottica di integrazione", ha detto ancora Marello, che ha chiuso il proprio intervento con un dato: "Nel 2018 in Italia sono stati 64 i casi di suicidio tra i detenuti, 1297 i tentati suicidi e il suicidio è la causa di quasi la metà delle morti in carcere (il 45% di esse). Un sistema che funziona deve avere riscontri positivi: con questi dati significa che dobbiamo interrogarci profondamente su di esso".

Ezio Massucco

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