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Cronaca | 10 settembre 2019, 13:05

A quattro anni dalla tragedia una condanna per la morte dell'operaio travolto da un mezzo meccanico a Monforte d’Alba

Assolto il responsabile della sicurezza sul cantiere. Sedici mesi di reclusione all’impresario che guidava il sollevatore, con sospensione della pena condizionata al pagamento di una provvisionale di 95mila euro a favore dei familiari della vittima. La difesa annuncia ricorso in appello

Ieri in Tribunale ad Asti la sentenza di primo grado sulla tragedia del settembre 2015

Ieri in Tribunale ad Asti la sentenza di primo grado sulla tragedia del settembre 2015

Assolto il responsabile della sicurezza sul cantiere, il 38enne A. G., scagionato dall’accusa di omicidio colposo secondo il disposto dell’articolo 530 Codice di Procedura Penale, per non aver commesso il fatto. Sedici mesi di reclusione la condanna comminata invece all’impresario 42enne M. B., colui che materialmente guidava il mezzo che cagionò la morte del 31enne operaio, nei confronti del quale il Tribunale di Asti in composizione monocratica (giudice Roberto D’Amerio) ha disposto anche la sospensione condizionale della pena subordinata al pagamento di una provvisionale a favore dei familiari della vittima stabilita in complessivi 95mila euro, di cui 30mila euro destinati alla moglie e 25mila ciascuno ai due fratelli dell’uomo, costituiti parte civile col patrocinio dell’avvocato Giuseppe Sandri del foro di Asti.

Così nella giornata di ieri, lunedì 9 settembre, a pochi giorni dal quarto anniversario della tragedia, il Tribunale di Asti è arrivato a sentenza sul processo aperto a inizio 2017 sulla morte di Alket Gjelaj, l’operaio che il 16 settembre 2015 cadde vittima dell’incidente sul lavoro verificatosi in località San Sebastiano a Monforte d’Alba, sul cantiere aperto per la ristrutturazione di un complesso a destinazione turistica.

L’uomo – di nazionalità albanese, da tempo residente ad Alba, dove viveva insieme alla moglie e a un fratello – venne colpito dal carico e da una ruota di un mezzo sollevatore con braccio telescopico all’opera quel giorno sul sito, impiegato nel trasporto di alcune lastre di cemento e secondo la difesa sfuggito al controllo di M. B. a causa di un cedimento verificatosi nel terreno su cui stava lavorando in ragione della pioggia caduta abbondantemente sul posto nei giorni precedenti. L’urto causò all’operaio un politrauma che si rivelò per lui purtroppo fatale.

Nel luglio scorso il pubblico ministero Cristiano Palumbo aveva chiesto per entrambi i due imputati, rinviati a giudizio nell’autunno 2017 con l’accusa di omicidio colposo collegato al mancato rispetto delle norme antinfortunistiche, una condanna a due anni di reclusione.

Ieri la sentenza, con l’assoluzione di A. G. (difeso dagli avvocati Luca Vineis di Saluzzo e Cosimo Palumbo di Torino) e la condanna di M. B. Una decisione rispetto alla quale la difesa di quest’ultimo, rappresentata dall’avvocato albese Roberto Ponzio, ha già annunciato l’intenzione di presentare ricorso: "Faremo appello proponendo una lettura diversa delle carte processuali – spiega il legale albese –. Secondo noi le copiose piogge cadute nei giorni precedenti al fatto hanno determinato un evento eccezionale, che ha causato un cedimento non prevedibile e un crollo non evitabile. M. B., anche se non aveva ancora conseguito l’abilitazione alla conduzione di gru semoventi, poteva vantare molti anni di pratica nella mansione e sapeva usare quel mezzo senza problemi. D’altronde quell’operazione era già stata attuata senza pericolo una decina di volte la settimana precedente e le modalità esecutive erano state concordate con il direttore dei lavori e il responsabile della sicurezza".

Ezio Massucco

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