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Agricoltura | 10 settembre 2019, 07:30

Centallo: fagioli rossi freschi e peperoncini messicani nell’azienda dei fratelli Serra e di Teodora Rodrìguez (FOTO)

Silvio e Augusto di 71 e 70 anni sono rimasti gli unici in zona a produrre grandi quantità della verdura: 500 quintali all’anno su 20 giornate di terreno. La vendono a un grossista. Lei, moglie di Augusto, 59 anni, originaria della regione di Veracruz, dal 2013 coltiva, in quattro serre, i “piccanti” del Paese americano. Li smercia soprattutto in Italia, ma anche in Francia, Germania e Olanda. Le altre 18 giornate della cascina sono dedicate a mais e fieno utilizzati per alimentare i 150 bovini di razza Garonnese

Alcune varietà di peperoncini coltivati nell'azienda di Centallo e (a destra) Augusto, Teodora e Silvio con le cassette di fagioli appena raccolti

Alcune varietà di peperoncini coltivati nell'azienda di Centallo e (a destra) Augusto, Teodora e Silvio con le cassette di fagioli appena raccolti

L’agricoltura di oggi è gestita da molti imprenditori giovani. Ma c’è ancora un mondo contadino importante guidato da persone più avanti negli anni, appassionate e grintose.

Nel Comune di Centallo, in regione Crosia 453, ha sede l’azienda agricola dei fratelli Silvio e Augusto Serra di 71 e 70 anni. L’attività era dei genitori Lorenzo e Caterina che lì, nel 1956, costruiscono la piccola cascina che prende lo stesso nome - Poggese - di quella vicina e storica più grande da sempre condotta dalle generazioni precedenti della famiglia. Hanno una decina di giornate di terreno e una ventina di bovini di Razza Piemontese. Papà Lorenzo lascia l’esistenza terrena nel 1963. Silvio e Augusto aiutano la mamma per un periodo. Poi, a partire dai primi Anni Settanta, iniziano la gestione dell’azienda come titolari. “Il lavoro portato avanti dai nostri genitori - spiega Augusto - non avrebbe dato il sostentamento economico a due fratelli. Per cui abbiamo deciso di cambiare l’impostazione, iniziando a coltivare fagioli rossi freschi e ad allevare vitelli all’ingrasso”.

Sono stagioni in cui l’agricoltura garantisce un buon reddito. E l’attività cresce. “Siamo riusciti - prosegue Serra - ad acquistare altro terreno, a realizzare le stalle nuove e a ristrutturare le abitazioni”. Ora i due fratelli si occupano di 38 giornate e 150 capi di razza Garonnese (Blonde d’Aquitaine). Ad aiutarli ci sono la moglie di Augusto, Teodora Rodrìguez, nata nel 1960, sposata nel 1989, messicana, inserita come coadiuvante, e una decina di lavoratori per la raccolta dei fagioli con contratto stagionale da luglio a settembre. La moglie di Silvio, invece, Pier Giuliana, 66 anni, è in pensione.  

QUEI FAGIOLI ROSSI VENDUTI FRESCHI E NELLE CASSETTE

I fratelli Serra coltivano 20 delle 38 giornate di terreno a fagioli rossi che, poi, vendono freschi. “Siamo rimasti gli unici a Centallo e nella zona - afferma Augusto - a produrre grandi partite della verdura. Lo scorso anno abbiamo raggiunto i 500 quintali. Nei giorni di maggiore raccolta arriviamo anche a 18-20 quintali. Fino a venti anni fa, lungo la strada che porta al mercato del paese si formava la coda di trattori che giungevano dal circondario. Ora non c’è più nessuno”.

Per quale motivo? “In parte perché i grossisti del settore comprano solo più grandi quantità di merce. Per questo motivo le piccole produzioni di fagioli sono sparite. Le aziende meno consistenti hanno dovuto dedicarsi ad altre colture. E, così, il mercato di Centallo è finito. Ci sono un paio di negozianti ad acquistare le poche cassette in vendita. Adesso chi smercia ancora direttamente sulla piazza va a Boves. Noi, invece, avendo sempre coltivato fagioli, abbiamo voluto testardamente continuare. Pur con incassi minori di un tempo va ancora abbastanza bene”.

A chi vendete? “Portiamo tutto il raccolto a un grossista di San Biagio di Centallo. E’ decisamente più comodo anche se, rispetto alla vendita sul mercato, ci puoi rimettere fino a 20 centesimi al chilo. Ma prima di consegnargli i fagioli andiamo tutte le volte a controllare i prezzi a Boves. Così, sappiamo come comportarci nella trattativa”.  

Venti anni fa si vendeva nei sacchi, adesso solo più nelle cassette. E’ un metodo che comporta problemi? “Assolutamente no. Anzi, è molto meglio. Prima dovevamo spostarci sacchi di 50 chilogrammi sulle spalle. Adesso, invece, raccogliamo i fagioli e li depositiamo direttamente nelle cassette e poi le impiliamo sul rimorchio del trattore. Tanta fatica in meno. Venti anni fa siamo stati tra i primi agricoltori a credere in questo sistema. I negozianti non le volevano. Poi, per fortuna la mentalità è cambiata”.  

LE ALTRE PRODUZIONI DELL’AZIENDA

Le altre giornate di terreno sono coltivate a mais e fieno che servono, insieme ai mangimi, ad alimentare i 150 vitelli di razza Garonnese. Vengono acquistati a tre mesi di età e venduti, dopo l’ingrasso, a quindici-sedici mesi. La carne macellata si può comprare sui banchi di una catena della grande distribuzione. Con il controllo totale della filiera.  

QUALITA’ E SICUREZZA ALIMENTARE

Augusto: “Per quanto riguarda i fagioli facciamo l’uso minimo di sostanze chimiche e proprio solo quando non se ne può fare a meno. In ogni caso sulle cassette che vendiamo c’è il nome dell’azienda. Di conseguenza, per qualsiasi problema la produzione è sempre tracciabile. La stessa tracciabilità è garantita a livello di allevamento, perché abbiamo un registro nel quale scriviamo l’intero ciclo di vita trascorso dai bovini in stalla. Inoltre, vendendoli alla grande distribuzione siamo super controllati”.  

PROBLEMI E SODDISFAZIONI

“Forse - sottolinea Augusto - il problema maggiore, arrivati a un certa età, è il tanto lavoro. Nel periodo di raccolta dei fagioli arriviamo a 12-13 ore al giorno. Inoltre, sulle coltivazioni stanno incidendo i cambiamenti climatici. Trent’anni fa non era così. Adesso una volta la siccità, un’altra la grandine ti rovinano il raccolto. Anche se, nel complesso, avendo parecchie giornate di coltura, non ci possiamo ancora lamentare. La soddisfazione più grande è proprio quella di avere una buona produzione, riuscendo, nello stesso tempo, a ottenere un prezzo di vendita dignitoso. Poi, in ogni caso, la passione per questo mestiere vince su tutto. E siamo contenti dei dipendenti stagionali che sono bravi e volenterosi. Alle Istituzioni non chiediamo nulla perché, comunque, l’agricoltura è sempre stata aiutata”.  

LE PROSPETTIVE FUTURE DELL’AZIENDA E DELL’AGRICOLTURA

Augusto: "Si potrebbe continuare ancora qualche anno, però mio fratello ha qualche problema in più dal punto di vista fisico. Per cui non so cosa succederà. A questo punto vorrei dedicarmi alle serre con i peperoncini. Anche perché il futuro delle aziende medio-piccole mi pare piuttosto critico. Noi, grazie al lavoro e agli investimenti passati, possiamo andare avanti e assorbire i costi pur maggiori delle produzioni. Ma per i giovani che abbiano l’intenzione di abbracciare ora il settore agricolo, la vedo dura. Gli attrezzi sono carissimi e le spese di gestione sempre più alte. Ti puoi salvare, forse, solo se ti specializzi in alcune colture. Con la globalizzazione, riusciranno ad andare avanti solo le imprese grandi con tante giornate di terreno e allevamenti di almeno 500 bovini”.    

UNA STORIA D’AMORE E DI PEPERONCINI

Teodora è originaria della regione messicana di Veracruz. E’ lei a raccontarci la storia d’amore con Augusto. “In Messico - afferma - facevo la maestra. Mia sorella aveva sposato un italiano e ho chiesto il permesso di un anno per venire a trovarla. In quel periodo ho conosciuto Augusto e ci siamo innamorati. Mi ha chiesto di sposarlo. Io non volevo ancora. Lui mi ha detto che se non l’avessi fatto sarebbe venuto con me in Messico. Allora ho ceduto. Siamo saliti all’altare il 1º maggio”.

Come sono passati questi trent’anni? “Mia suocera era un persona davvero splendida. E a Centallo mi sono trovata molto bene. Ho tante amicizie. Sono volontaria della Caritas e alla Biblioteca municipale. In passato ho svolto dei corsi di spagnolo per il Comune. Hanno partecipato in tantissimi: anche i bambini”.

Teodora e Augusto hanno un figlio - Pier Paolo di 27 anni - ma abita a Bolzano.

“Qua - dicono - da solo non avrebbe avuto futuro perché l’agricoltura è diventata sempre più complessa da gestire e servono tante persone per la raccolta delle colture, ma concentrate nei periodi limitati della produzione”.

Teodora lavora in azienda aiutando Augusto e Silvio, però dal 2013 coltiva, in quattro serre, di 400 metri ciascuna, i peperoncini messicani - Poblano, Serrano, Habanero, Jalapeno - e il Tomato Verde o Tomatillo per le salse.

Come mai? “I miei connazionali in Italia - dice - o non li trovavano o i prezzi erano proibitivi. In questo modo ho voluto dare una risposta alle loro esigenze, perché avevano difficoltà ad abituarsi al cibo italiano. Il tutto a un prezzo onesto. Ho iniziato con una piccola serra, sperimentando quali varietà potevano ottenere risultati positivi. Il primo anno, infatti, i semi comprati all’esterno non hanno dato i riscontri sperati. Poi, dalla seconda stagione, utilizzando quelli coltivati sul nostro terreno il prodotto è migliorato. Ora la coltivazione è di ottima qualità”.

Con il passare del tempo sono anche aumentate le richieste perché il figlio Pier Paolo ha creato un sito Internet (clicca qui) e la pagina Facebook (clicca qui) con la possibilità, per i privati e i ristoranti, di prenotare i peperoncini da novembre a febbraio dell’anno dopo. La semina si effettua, a inizio marzo, in base alle richieste. La produzione è garantita per qualità e sicurezza alimentare. La raccolta avviene da luglio a ottobre.

Teodora spedisce freschi, tramite corriere, in tutta Italia, Francia Germania e Olanda. Anche l’Ambasciata messicana a Roma, in occasione della Festa dell’Indipendenza del Paese, il 16 settembre di ogni anno, si rivolge a lei per avere i suoi prelibati e piccanti frutti della terra. “Ma - conclude Teodora - nell’ultimo periodo spediamo solo quasi esclusivamente in Italia, perché negli altri Paesi il trasporto dura troppi giorni e il peperoncino arriva non più in buone condizioni. E allora stiamo privilegiando il mercato nazionale”.       

Intrecciare culture e tradizioni diverse porta sempre ricchezza. Non solo economica. A Centallo, da lungo tempo terra di fagioli rossi, grazie al matrimonio felice di Teodora e Augusto che dura da trent’anni, ha trovato un posto di riguardo il peperoncino messicano. Così come, attraverso i dipendenti stagionali impegnati nella raccolta della storica verdura del Cuneese, si incastonano le abitudini differenti di vari Paesi africani. La famiglia Serra non sa ancora per quanto potrà continuare l’attività, ma dalla visita all’azienda una certezza la si può cogliere: la loro vita contadina è sempre stata impreziosita da una grande passione per un mestiere difficile, ma anche ricco di soddisfazioni.    

Sergio Peirone

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