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Cronaca | 07 agosto 2019, 21:02

Delitto di Gambasca: Modesto Barra, unico accusato dell'omicidio di Baldassarre Ghigo, si suicida all’interno della sua cella

L’uomo, 69 anni, si è impiccato mentre era recluso al “Cerialdo” di Cuneo, approfittando dell’essere rimasto da solo in cella. Il processo di fronte alla Corte d’Assise di Cuneo era alle battute finali: l'imputato, però, si era sempre professato innocente

Il luogo del rinvenimento del cadavere di Baldassarre Ghigo, carbonizzato all'interno della sua Ford Fiesta

Il luogo del rinvenimento del cadavere di Baldassarre Ghigo, carbonizzato all'interno della sua Ford Fiesta

Modesto Barra, il 69enne commerciante nel settore della legna da ardere di Gambasca, si è tolto la vita mentre si trovava recluso all’interno di una cella del carcere “Cerialdo” di Cuneo.

Barra era l’imputato dell’omicidio (volontario e aggravato) di Baldassarre Ghigo, il 66enne pensionato di Fossano, rinvenuto carbonizzato il 14 novembre 2015 all’interno della sua auto nella località Gravera Granda, a circa 5 chilometri dal centro di Gambasca.

Era finito in manette nel luglio 2018: i Carabinieri del nucleo investigativo di Cuneo e del nucleo operativo di Saluzzo lo avevano arrestato proprio a Gambasca ma, vista l’età gli era stato concesso l’obbligo di dimora nel Comune.

La misura cautelare era stata disposta dalla Procura di Torino, che aveva avocato il fascicolo d'indagine dopo due richieste di archiviazione avanzate dalla Procura di Cuneo.

Poi, nel gennaio 2019, il rinvio a giudizio per omicidio volontario aggravato, disposto dal gup di Cuneo Emanuela Dufour su richiesta del sostituto procuratore generale di Torino Sabrina Noce. Essendosi reso necessario un approfondimento dibattimentale, l'udienza filtro era stata fissata l'11 marzo in Corte d'Assise, a Cuneo. I famigliari della vittima di Ghigo si erano costituiti parte civile.

Barra si è sempre dichiarato estraneo, senza mai chiedere riti alternativi. Era assistito dall’avvocato Luca Martino, che a più riprese aveva rimarcato elementi che avrebbero a suo dire determinato l'infondatezza dell'accusa.

Nelle settimane dopo l’omicidio, a Gambasca erano giunti anche i Ris, che avevano svolto dei sopralluoghi anche in casa dell’imputato (dove erano state trovate tracce ematiche della vittima). Così come, all’interno dell’auto di Ghigo andata a fuoco, erano state trovate tracce di sangue di Modesto Barra.

Nell’udienza dell’11 marzo scorso, la tesi del sostituto procuratore generale di Torino Sabrina Noce contestava a Barra anche l’aggravante della crudeltà: secondo l’accusa il 13 novembre avrebbe colpito con un corpo contundente Ghigo, facendogli perdere i sensi, per poi caricarlo sulla Ford Fiesta.

Arrivato nel bosco di Gravera Granda avrebbe cosparso il veicolo con una sostanza infiammabile e gli avrebbe dato fuoco. Il movente sarebbe riconducile ad un debito di 60 mila euro che l’imputato doveva al Ghigo.

Anche in quell’occasione, Barra si era proclamato innocente.

Il 10 giugno 2019, durante una nuova udienza del processo, il PM aveva chiesto di poter citare come consulente un ricercatore del Politecnico di Torino, esperto in incendi. La richiesta era giunta dopo le “nuove considerazioni” del medico legale Mario Abrate durante l’interrogatorio dei difensori.

Abrate avrebbe riferito di propendere per la tesi del suicidio della vittima, Baldassarre Ghigo, in quanto, dopo aver esaminato le foto dell’auto di Ghigo, avrebbe dedotto che la vettura sarebbe esplosa a distanza di pochi secondi dall’innesco.

La difesa si era opposta, sostenendo che il dottor Abrate non era un teste, ma semplicemente un perito nominato dalla Procura. La Corte aveva quindi respinto la richiesta dell’accusa, riservandosi di poter ascoltare il consulente solo a termine dell’istruttoria dibattimentale, rinviando l’udienza.

Barra, ieri (6 agosto) si è impiccato, approfittando dell’essere rimasto da solo in cella. Il processo di fronte alla Corte d’Assise di Cuneo era alle battute finali.

redazione

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