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Agricoltura | 31 luglio 2019, 16:03

Allevamenti di conigli, Coldiretti Piemonte: "Serve fase di studio per evitare alle imprese inutili investimenti economici"

Moncalvo e Rivarossa: "Alcuni sistemi sono obsoleti, ma è rischioso adottare soluzioni non sufficientemente testate"

Foto generica

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Ad imporre un cambiamento si rischia di ottenere l’effetto opposto.

E’ quanto sta avvenendo nel comparto dell’allevamento dei conigli, dove sono state introdotte delle novità che, però, non sono state testate preventivamente. Coldiretti Piemonte ha lavorato per fornire il proprio contributo alla stesura delle “Linee guida del Ministero della Salute per l’allevamento del coniglio”.

Concordiamo sul fatto che alcuni sistemi di allevamento siano obsoleti – dichiarano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale - e debbano essere migliorati per garantire il benessere animale, ma è rischioso, come abbiamo fatto notare all’assessore all’Agricoltura Marco Protopapa, adottare delle soluzioni non sufficientemente testate. Oltretutto, anche dal punto di vista della sostenibilità economica, non ci sono dati che supportano tali cambiamenti con cognizione di causa. La cunicoltura in Piemonte conta numeri rilevanti, essendo dopo il veneto, la regione più importante a livello nazionale con almeno 200 allevamenti e oltre 700 mila capi. Riteniamo, quindi, che sia necessaria prima una fase di studio approfondita al fine anche di tutelare le nostre imprese da esborsi economici ed investimenti notevoli, senza che siano prima ben valutati e concertati”. 

comunicato stampa

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