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Attualità | 29 luglio 2019, 15:57

"Basta cannonate sulle colline Unesco: per difendersi dalla grandine si trovino altri sistemi"

Con gli ultimi temporali torna a rinfocolare la polemica sull’utilizzo dei discussi dispositivi. In arrivo una raccolta firme. Il Comune di Guarene: "Abbiamo un regolamento, valuteremo come aggiornarlo nel rispetto delle istanze di tutti"

In località Montebello uno dei 7 impianti distribuiti nelle campagne guarenesi

In località Montebello uno dei 7 impianti distribuiti nelle campagne guarenesi

Puntuale come i temporali che inesorabili accompagnano il trascorrere della bella estate sulle colline Unesco, anche in questo perturbato finale di luglio si è infine riaffacciato l’ormai antico dibattito sull’utilità e – di contro – sui costi per la collettività prodotti dal massiccio ricorso ai cannoni antigrandine tra i vigneti di Langhe e Roero.

Fedele allo spirito dei tempi, dopo che negli anni il tema ha riempito paginate sui giornali locali, la polemica è rinata questa volta sul campo di confronto dei social, dove sabato scorso – mentre in diversi vi segnalavano i disastrosi nubifragi verificatisi questa volta tra Bra e Cherasco – si sono risfoderati gli argomenti che da un quarto di secolo fanno di questi discussi dispositivi l’oggetto di periodici scontri e feroci contrapposizioni: tra quanti ne sostengono l’utilità a difesa delle nostre pregiate colture – vigneti e frutteti in particolare – e quanti, oltre a denunciarne l’oggettivo forte impatto in termini di inquinamento acustico, richiamano le scettiche conclusioni che caratterizzerebbero le conclusioni di buona parte degli studi scientifici condotti in materia. A partire soprattutto dal fatto che, l’onda d’urto sparata in cielo dai cannoni avrebbe un raggio d'azione di circa 800 metri, poco potendo potrebbe contro cumulonembi grandigeni che si formano tra i 2.000 e gli 11.000 metri d’altezza.

A lanciare il sasso nello stagno, Carlo Borgogno, figura nota nella capitale delle Langhe per essere l’appassionato titolare della "Milton", libreria del centro storico albese che ormai da alcuni anni promuove iniziative culturali di richiamo. Dalla sua casa di frazione Castelrotto a Guarene, nel pomeriggio di sabato Borgogno così denunciava sulla sua pagina Facebook: "Ci risiamo, a Guarene siamo in pieno bombardamento da cannoni. Le nuvole si stanno separando. Andiamo avanti così, quando questa zona si desertificherà totalmente verremo a ringraziarvi uno ad uno. Impossibile godere del rumore della pioggia. Il cielo è loro. Per un tornaconto di pochi tutti noi dobbiamo subire le cannonate!".

Un intervento seguito da una gragnola – è il caso di dirlo – di commenti con fazioni in campo divise tra chi concorda con la necessità di meglio regolare il ricorso a un sistema di difesa attivo considerato inutile e invadente e chi si dice invece solidale con le istanze degli agricoltori, bisognosi di difendersi dai capricci di Giove Pluvio.

Sentito da nostro giornale, lo stesso Borgogno circostanzia le motivazioni di una protesta che ora potrebbe prendere le forme di una raccolta di firme: "La mia non vuole assolutamente essere una battaglia contro i viticoltori. Tantissimi miei amici fanno vino e io sono il primo ad apprezzare il frutto del loro lavoro. Ma concordano con me sul fatto che a questo problema occorra trovare una soluzione tutti insieme. Anche loro vivono sotto il cielo dell’Unesco e capiscono bene come tutto ciò che disturba non solo i residenti, ma anche i turisti che vengono sulle nostre colline per apprezzarne il paesaggio e viverne la tranquillità, vada rivisto e ripensato. Qui invece a ogni minimo accenno di temporale sembra di stare in guerra. E di fatto tutti ci troviamo a dover fare i conti con gli indubbi effetti negativi di una tecnologia i cui benefici sono tutti da dimostrare, quando non già fugati dalla letteratura scientifica in materia. Tutti insieme dobbiamo trovare un’alternativa – siano la reti antigrandine o altri sistemi – che permetta di salvaguardare il frutto del loro lavoro, ma anche il fatto che l’ambiente in cui viviamo, sotto ogni profilo, è un patrimonio di tutti".

A riprova della sua attualità, il fatto che, proprio a Guarene, il tema sia stato tra gli argomenti discussi, seppur ancora informalmente, nel corso di una riunione di maggioranza tenutasi giusto sabato.
Tra i primi a fare uso dei grossi coni alimentati a propano, insieme alla vicina Barbaresco e a numerosi altri centri della zona (negli anni sono stati sperimentati o vengono ancora utilizzati anche a Priocca, Castellinaldo, Monteu Roero e Neive, solo per citarne alcuni), il centro roerino ne conta 7, distribuiti nelle campagne delle località Forcellini, Montebello, Sotteri, Biano, Pedaggio e Campolungo.
A promuoverne la posa e l’utilizzo – con azionamento che normalmente avviene da remoto, tramite telefono cellulare – i 100 consociati riuniti nell’Associazione Difesa Territorio Sinistra Tanaro.
"Nel nostro Comune – spiega il sindaco Simone Manzone, da due mesi alla guida del municipio roerino – da tempo vige uno specifico regolamento riguardante l’utilizzo di questi sistemi, norme sul cui rispetto sarà nostra cura vigilare con attenzione. Intanto però abbiamo iniziato a valutare anche se, in alcune sue parti, questa normativa debba essere aggiornata, alla ricerca della migliore contemperazione possibile tra le esigenze lamentate degli agricoltori e le legittime istanze avanzate da cittadini e turisti".

Ezio Massucco

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