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Politica | 11 luglio 2019, 07:30

Per i parlamentari della Granda il Governo barcolla ma non molla

Si avvicina l’ultima finestra utile per un eventuale ritorno anticipato alle urne in autunno. Oggi, giovedì 11 luglio, importante test al Senato dove si vota sul taglio degli inquilini di Montecitorio e Palazzo Madama. Per Bergesio (Lega), Dadone (5S), Perosino (FI) e Gribaudo (Pd) l’esecutivo supererà indenne l’estate

Per i parlamentari della Granda il Governo barcolla ma non molla


Dopo che ad inizio maggio la Camera ha detto sì in prima lettura alla proposta di legge costituzionale che taglia il numero dei parlamentari, il provvedimento arriva questa mattina, in seconda lettura, nell’aula di Palazzo Madama.

I senatori dovrebbero passare da 315 a 200 e i deputati da 630 a 400.

Il dibattito s’inserisce in un momento politico particolarmente delicato, dove i rapporti tra Lega e Movimento 5 Stelle sono di nuovo quanto mai tesi.

Tesi a tal punto che gli osservatori guardano alla “finestra” del 20 luglio come quella ritenuta l’ultima utile entro la quale il leader della Lega, Matteo Salvini, potrebbe decidere di chiudere l’esperienza del “contratto” con i 5 Stelle per andare alle urne in autunno.

Questo almeno auspicavano nei giorni scorsi, con toni diversi, le altre due forze politiche di centrodestra (Fratelli d’Italia soprattutto), presentatesi alleate alla Lega lo scorso anno.

Abbiamo interpellato alcuni parlamentari della nostra provincia per sentire dalla loro voce quali sono i “sentiment” rispetto ad un eventuale ricorso anticipato alla urne, fermo restando che bisognerebbe fare comunque i conti col Capo dello Stato, Sergio Mattarella perché – non va dimenticato – compete a lui l’atto istituzionale di sciogliere le Camere.

Tuttavia, il sentore è che, nonostante i battibecchi mediatici tra Lega e i pentastellati siano quotidiani, non si andrà al voto in tempo di vendemmia e probabilmente il premier Giuseppe Conte potrà ancora mangiare più o meno serenamente il panettone.

Diciamo più o meno, perché in autunno dovrà essere approntata una manovra finanziaria che se non sarà lacrime e sangue, certamente non potrà essere popolare.

Ma sentiamo cosa ne pensano i nostri rappresentanti al Parlamento.

“Il nostro – spiega Giorgio Bergesio, senatore della Lega – è il governo “del fare”, per cui gli atti governativi, per quel che mi riguarda, hanno prevalenza rispetto al resto. La dialettica non è sempre facile con i 5 Stelle, ma Salvini ha dimostrato in più di un’occasione di sapere tenere la barra dritta. Se si lavora sodo bene, altrimenti tutti a casa. Mi pare che su vari temi i fatti ci stiano dando ragione, così come, del resto, dimostra l’ampio consenso ottenuto dalla Lega alle europee e alle regionali”.

“Siamo due forze molto diverse che governano insieme. Non abbiamo problemi – afferma dal canto suo Fabiana Dadone, deputata 5 Stelle - a mostrare la nostra diversità anche con scontri mediatici. Al di là del clamore delle singole dichiarazioni, penso che continueremo ad andare avanti perché c'è ancora molto da fare: abbassare le tasse sul lavoro, potenziare i centri per l'impiego, fare una legge sul conflitto di interessi”.

Anche per Marco Perosino, senatore di Forza Italia, il governo è destinato a passare indenne l’estate tra un temporale e l’altro, all’insegna del “tanto tuonò che non piovve”.

“La mia sensazione è che il governo regga. Un incidente improvviso – avverte - può essere la legge di riduzione del numero dei parlamentari in votazione oggi qui al Senato. Tuttavia – aggiunge - viviamo una fase politica in cui non c'è nessun disegno a medio termine. Si vive alla giornata con annunci mediatici sempre più esagerati, senza contatto con la realtà.  A me non piace un mondo così, ma tant'è”.

Anche Chiara Gribaudo, deputata d’opposizione, crede che alla fine il “contratto” Lega-5S supererà l’estate e quindi appare poco verosimile preconizzare un voto nel primo autunno.

“Se dovessimo basarci su quanto litigano in questo Governo – spiega - si voterebbe già domani. Ma è da sempre che vanno avanti così e temo che andranno avanti ancora. La tensione serve a tenere occupati i media mentre l'Italia perde centralità in Europa e i problemi degli italiani si moltiplicano. Per non affrontarli – osserva la deputata Pd - sono pronti a inventarsi qualsiasi cosa, l'unica cosa che interessa loro è un consenso basato non sui risultati ma sulla rabbia. Loro potranno forse reggere 5 anni, ma – conclude con un giudizio critico nei confronti dell’esecutivo - con quali costi per il Paese?”

Per i due senatori e le due deputate che abbiamo interpellato il Governo dunque barcolla ma non molla.

Un elemento in più per scongiurare lo scioglimento delle Camere e un voto anticipato a settembre o ad ottobre – consideriamo noi – è se oggi al Senato passerà la “potatura” dei parlamentari, già approvata alla Camera il 9 maggio.


 

Giampaolo Testa

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