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Attualità | 10 luglio 2019, 13:30

Vincenzo Bennardo, il comandante dei vigili del fuoco che la provincia Granda attendeva da 4 anni

E' orgoglioso della divisa che indossa: "Noi non siamo solo quelli che salvano il gattino, siamo quelli che intervengono per primi nelle emergenze del Paese, perché siamo un Corpo nazionale"

Vincenzo Bennardo

Vincenzo Bennardo

Il suo arrivo a Cuneo risale allo scorso 6 maggio. Vincenzo Bennardo è il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco. Dal 28 maggio ha lasciato la reggenza del comando di Savona e il suo impegno da qui in avanti sarà esclusivamente per la Granda.

Torinese, classe 1968, con il suo arrivo è andato a sanare una lacuna che era in essere dal 2015: la mancanza di un comandante in una provincia non solo enorme ma territorialmente molto complessa. Cuneo è sede di 4 caserme: oltre a quella del capoluogo ci sono quelle di Alba, Mondovì e Saluzzo, un presidio presso l'aeroporto e 17 distaccamenti di volontari. 

"Sono entrato nel corpo nazionale dei vigili del fuoco nel 1998. Dopo un primo incarico a Torino, dove sono stato per 12 anni funzionario, sono stato al comando del provinciale di Prato - dal 2011 al 2014 - per poi fare ritorno a Torino come vice. A Savona sono arrivato nel 2017. Ma volevo ritornare in Piemonte: dopo la promozione a dirigente superiore, eccomi a Cuneo", dice.  

Bennardo ha una vasta e variegata esperienza operativa, avendo partecipato attivamente ai soccorsi durante varie calamità, tra cui alluvioni e terremoti. Non solo, ha partecipato, organizzato e diretto più di 20 esercitazioni nel settore Nucleare Biologico Chimico e Radiologico, di protezione civile, gallerie ferroviarie e autostradali, aeroportuali.

"Mi sono occupato in particolare di soccorso, pianificazione e polizia giudiziaria. Ho lavorato tanto alla pianificazione delle Olimpiadi di Torino 2006, così come mi sono occupato delle indagini legate al rogo della Thyssenkrupp o a quelle dell'incendio di un magazzino a Prato, dove morirono sette persone. Mi sono occupato del crollo del tetto al liceo Darwin di Torino, dove morì Vito, uno studente, e dell'incendio del castello di Moncalieri". Tanta esperienza, che cercherà di portare in provincia di Cuneo: "Qui le cose da fare sono tante, ma la cosa non mi spaventa"

Ciò che lo ha colpito, nei primi due mesi qui a Cuneo, è l'alta incidentalità: "Mi ha stupito il numero di incidenti sulle provinciali. La difficoltà più grande qui è di tipo logistico: è una provincia vasta. Nonostante i 17 distaccamenti di volontari che danno risposta al territorio, questa resta una problematica importante", ammette.

La situzione in provincia? "In generale ho trovato un buon personale, anche se ci sono importanti carenze numeriche sia per quanto riguarda gli amministrativi che gli operativi. Qui non erano abituati ad avere un comandante ma io ho un brutto difetto: lo voglio fare, il comandante. C'è anche la stanzialità tipica della provincia, poco incline ai cambiamenti. Però ho anche un pregio: cerco sempre di capire, non critico mai il passato, perché parto dal presupposto che in quel momento non si poteva fare diversamente".

Le cose più urgenti da fare? "La formazione del personale, compatibilmente con le risorse. Va aumentata la professionalità. E poi metterò mano alla sala operativa, che va ammodernata, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei flussi delle chiamate nelle situazioni di emergenza. Inoltre, andrò a lavorare con il 118 e con gli altri enti con lo scopo di migliorare e rendere più efficiente la gestione degli interventi".

E' orgoglioso della divisa che indossa: "Per me il mio lavoro è prima di tutto una passione. Noi non siamo solo quelli che salvano il gattino, siamo quelli che intervengono per primi nelle emergenze del Paese, perché siamo un Corpo nazionale, una macchina capace di muoversi in modo rapido ed efficiente: questo è un unicum in Europa".

Di lui si dice che sia instancabile. Resta spesso in caserma fino a notte fonda, in sala operativa, a parlare con il personale di turno: "E' vero - ammette. Incontro tutti e ascolto. Poi decido. Essere comandante per me è questo. Qui a Cuneo conto di stare per qualche anno, le cose da fare sono davvero tante".

Barbara Simonelli

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