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Cronaca | 08 luglio 2019, 07:37

Omicidio - suicidio, Sciandra e l’azione di guerra contro il suo nemico: revolver e cotone nelle orecchie per metter fine a vent'anni di rancore

Un’amica della vittima: “Marco era diventato la sua ossessione. Imputava a lui i suoi insuccessi”. Oggi l’autopsia dello sparatore e in duomo a Cuneo il funerale di Deangelis

Marco Deangelis con un gruppo di amici. Foto da il suo profilo Fb

Marco Deangelis con un gruppo di amici. Foto da il suo profilo Fb

Cosa ha fatto scattare nella mente di Germano Sciandra un odio così forte nei confronti del suo ex socio Marco Deangelis, da indurlo a sparargli tre colpi di pistola, per poi uccidersi?

Capirlo non è facile ma forse si può provare mettendo insieme alcuni tasselli degli ultimi mesi della vita di Sciandra, l’uomo tranquillo e riservato trasformato in killer da mesi, forse anni di rancori. Una vita in solitudine, quella di Germano, con una vita professionale non brillante, pochissimi amici, nessuna relazione sentimentale stabile e un rapporto non idilliaco con il fratello.

Preciso, meticoloso, quasi ossessivo nelle sue cose, Sciandra abita in una casa enorme alle porte di Mondovì, che sembra una villa da cartolina: la tinta gialla senza sbavature, le persiane quasi sempre chiuse di una tonalità più scura, il giardino perfetto con la serra e qualche ortaggio coltivato per passione. Ma la sua ossessione da diversi mesi sembra essere diventato Marco Deangelis, quell’ex socio dal quale crede di essere stato gabbato.

Nonostante siano passati vent’anni, i pensieri si accumulano e su quell’imprenditore che ha trovato il successo dopo aver rotto la loro società, si riversano tutte le sue ossessioni, fino a mettere nero su bianco tutti i suoi pensieri rancorosi. Pensieri che diventano come macigni e gli rubano la lucidità.

Così decide di porre fine a quella diatriba nel modo più tragico che ci sia. Prende la sua pistola, legalmente detenuta, sale in auto e da Mondovì arriva fino a Cuneo in via Ponza di San Martino dove nel negozio Dimo Sport c’è quello che lui ritiene la fonte di ogni suo guaio e mentre viaggia telefona a Deangelis ed innesca l’ennesima lite.

Parcheggia in maniera perfetta davanti al negozio, compra il tagliando per la sosta, si mette il cotone nelle orecchie per ripararsi dal rumore dei colpi, impugna la sua postola ed entra. Deciso e determinato sorprende il commerciante seduto dietro il bancone a lato del negozio, che sta mangiando. Deangelis tenta una fuga ma è inutile: morirà in pochi minuti.

Elena Paschetta, amica di Marco Deangelis era forse l’unica che sapeva dell’esistenza di un ex socio che stava tormentando l’imprenditore cuneese.

Deangelis le ha confidato il motivo di tanto rancore da parte di Sciandra?

“Mi ha detto che già una ventina di anni fa, quando lui gli ha rilevato le quote societarie, Sciandra non era soddisfatto ed avevano avuto dei diverbi per questo. Ma tutto nell’ambito di una normale trattativa commerciale ed infatti per anni il suo ex socio non si era più fatto sentire”.

Da molto tempo lei conosceva Deangelis?

“Sì, da più di trent’anni, grazie ad amici comuni. Abbiamo poi iniziato a collaborare insieme anche professionalmente quando lui e la moglie Mirella cercavano una casa in Cuneo. Marco per alcuni anni ha fatto l’insegnante, era diplomato perito elettronico ma a lui piaceva il commercio, aveva fiuto per gli affari. Voleva fondare una agenzia immobiliare, poi aveva colto al volo l’opportunità di aprire un negozio di articoli sportivi, Dimo Sport e proprio in quel frangente aveva conosciuto Sciandra. Senza saperlo in quel momento stava ipotecando il suo tragico destino”.

Quando è stata l’ultima volta che ha sentito Deangelis?

“Meno di mezzora prima che morisse, mi aveva mandato una bellissima foto di un tramonto. Poche ore prima della tragedia, insieme al suo socio e amico Gennaro Di Napoli, parlavamo di organizzare una cena per il suo compleanno, a fine luglio”.

“I nostri compleanni erano vicini - sottolinea Di Napoli - e così da anni festeggiavamo insieme. A Marco piaceva stare in compagnia e credo che per lui i momenti trascorsi al bar, insieme a tutti noi, dopo una giornta di lavoro, rappresentassero un momento di relax, oltre quelli passati con la figlia Paola e la moglie Mirella, alle quali era molto legato. E proprio con la moglie Mirella organizzava spesso delle raccolte di viveri e coperte da regalare alle persone più bisognose”.

“Uomo intraprendente e generoso, Marco ci sapeva fare nel commercio, perché era intelligente e capiva prima degli altri se un affare avrebbe avuto successo oppure no - conclude l’amica Elena -. Era il classico imprenditore che si è fatto da solo, investendo in attività ed immobili. Certo a qualcuno poteva non piacere, forse era anche invidiato per il modo in cui portava avanti le trattative ma con le sue capacità ha creato molte attività e posti di lavoro. Qualche mese fa mi aveva detto: “Elena, voglio vendere Dimo Sport e trovarmi un altro lavoro che mi conceda più libertà. Mi piacerebbe aprire una attività sul mare, magari in Francia. Non voglio che il negozio di via Ponza di San Martino diventi la mia tomba”. Parole che a ripensarci adesso, fanno venire i brividi”.

NaMur

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