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Attualità | 02 luglio 2019, 18:00

Ad Alba un carcere dimenticato ma tra i più sovraffollati d’Italia: ancora in alto mare il progetto per recuperare il "Montalto"

Mentre gli avvocati scendono in piazza per denunciare l’insostenibile deriva della nostra giustizia penitenziaria, l’intervento per la completa riapertura della struttura albese langue nei cassetti del Ministero

Il carcere intitolato a Giuseppe Montalto, agente penitenziario ucciso dalla mafia

Il carcere intitolato a Giuseppe Montalto, agente penitenziario ucciso dalla mafia

Italia paese dei paradossi. Quella che per molti è una conclamata evidenza trova purtroppo conferma anche quando si parla di un tema spinoso e spesso volutamente dimenticato come quello del carcere.
La notizia – per certi versi storica – è quella che vede i detenuti italiani aver superato quota 60mila, oltre 10mila in più di quella che sarebbe la capienza massima della vetusta rete di strutture a disposizione del nostro sistema penitenziario. I progetti per la costruzione di nuovi istituti di detenzione vengono però procrastinati con la frequenza dei governi che si succedono nella Capitale, senza mai veder concretamente la luce, mentre il fenomeno del sovraffollamento è descritto da numeri sempre più fuori controllo, con una media di 120 carcerati là dove i già angusti spazi delle italiche celle ne prevederebbero 100, un medico di base ogni 350 detenuti (1/150 il rapporto richiesto dalla normativa) e un incedere del numero di morti e suicidi dietro le sbarre (148 nel 2018, di cui ben 67 per atti anticonservativi; 60 morti e 20 suicidi ad oggi nell’anno in corso) che meglio di mille parole descrivono la drammaticità di una situazione con la quale, per ignoranza o convenienza politica, pochi hanno il coraggio e la civiltà di guardare.

Nell’Italia dei paradossi succede quindi che, per difendere quella classe di dimenticati rappresentata dalle persone in regime di restrizione della libertà, ma anche per ricordare i richiami arrivati in questo senso all’Italia dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, si debba muovere l’Unione delle Camere Penali. Per riportare nell’agenda della politica il dibattito sul tema delle condizioni di vita dei nostri detenuti l’organismo che rappresenta gli avvocati che si occupano di pene e condanne ha infatti proclamato per martedì 9 luglio una giornata di astensione dalle udienze e da ogni attività di carattere penale, insieme a una manifestazione di protesta in programma a Napoli.    

"Le ragioni dell’astensione spiega da Alba l’avvocato Roberto Ponziorisiedono sostanzialmente nella drammatica situazione degli istituti di pena, ma anche nella preoccupazione ravvisata dall’avvocatura sulle posizioni più volte mostrate in materia dall’attuale Governo. La politica italiana si sta ponendo in contrasto a principi sanciti della Costituzione, che all’articolo 27 prescrive che 'le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato'. In forza di una distorta idea di certezza della pena si insegue invece un consenso popolare spesso costruito sull’emotività".

Ma nel Paese dei paradossi c’è poi un’altra nuova, tutta italiana, che peraltro tocca da vicino Alba e il suo carcere. Col recente Decreto Sicurezza bis il Governo ha infatti aperto alla possibilità di sopperire alla cronica mancanza di celle convertendo in case di reclusione immobili pubblici dismessi. Tra questi diverse ex caserme, come la "Bixio" di Casale Monferrato.

Una scelta che lascia perplesso chi conosca la storia recente del Carcere "Giuseppe Montalto" di Alba, chiuso dal gennaio 2016 per la contaminazione da legionella che ne interessò gli impianti pochi giorni prima e riaperto soltanto un anno e mezzo dopo, a metà 2017, e solamente per un quarto – 35 posti su 140 – della sua capienza regolamentare.

Nell’unica recentissima palazzina ora attiva (la sede riaperta è quella, staccata dal corpo centrale, che in passato aveva ospitato la sezione femminile prima e quella dei collaboratori di giustizia poi) in questo momento trovano ospitalità ben 50 detenuti, con un tasso di occupazione che – attestato al 140% – fa di quella albese una delle sedi più sovraffollate d’Italia.

Questo mentre il progetto per l’integrale recupero della struttura langue. Per riaprire completamente il carcere occorre che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria metta mano al progetto da circa 4,5 milioni di euro da tempo inserito nei periodici piani di edilizia penitenziaria approvati dal Ministero della Giustizia. "Dopo un iter progettuale durato anni e che ora dovrebbe essere finalmente conclusospiega il garante comunale dei detenuti Alessandro Prandi –, siamo in attesa della pubblicazione del bando. Quando arriverà, dovremo poi aggiungere i relativi tempi di affidamento e lavori che non dureranno meno di un anno. Se anche si partisse domani, insomma, per vedere il Montalto interamente riaperto bisogna attendere almeno sino al 2021, se non oltre. E questo se non si perderà altro tempo. In questo senso sarà importante che anche la nostra nuova Amministrazione cittadina riprenda da subito la necessaria interlocuzione con il Dap e il Ministero".

"Siamo di fronte a una situazione paradossale e incomprensibilecommenta ancora Roberto Ponzio –. Come mai si cercano nuove sedi, immaginando interventi di riconversione anche molto impegnativi, quando con un investimento tutto sommato modesto si potrebbe recuperare la disponibilità di una struttura come la nostra, relativamente recente, nata come carcere e da sempre adibita a quella funzione, e sulla quale negli anni sono state operate anche spese per l’allestimento di strutture tecnologicamente moderne e avanzate?".

Ezio Massucco

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