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Agricoltura | 28 giugno 2019, 17:46

La frutta piemontese chiede aiuto: "Un osservatorio sui prezzi, la filiera e la legalità" (VIDEO)

Sono le proposte avanzate da Coldiretti Piemonte e raccolte dal neo governatore Alberto Cirio, che punta anche su un PSR per tutto il Nord Ovest. Moncalvo: "Sul caporalato la responsabilità sia estesa anche a chi vende la frutta pagandola sottocosto"

La frutta piemontese chiede aiuto: "Un osservatorio sui prezzi, la filiera e la legalità" (VIDEO)

Un osservatorio sul pianeta frutta, con un occhio di riguardo per i prezzi, le dinamiche della filiera e la legalità, tra agromafie e caporalato. Sono alcune delle proposte che oggi Coldiretti Piemonte ha avanzato alle istituzioni in occasione del convegno "Frutta e legalità", organizzato in un elegante hotel del centro di Torino. E che hanno raccolto l'appoggio del neo governatore del Piemonte, Alberto Cirio.

"L'agricoltura esige rispetto come chiunque altro che lavori. Chi lavora va pagato e per l'agricoltura questo deve avvenire con il giusto riconoscimento del prodotto, tutelando le eccellenze", ha detto il presidente regionale. "È una battaglia che va oltre i confini nazionali. Ora fortunatamente l'Europa ha cominciato ad aprire gli occhi, per esempio sul riso che veniva importato a dazio zero. Su questo fronte da europarlamentare mi sono impegnato molto e sono contento che adesso si vedano i risultati".

Centrale, poi, il rispetto delle regole e delle leggi. "Il tema della legalità - ha detto Cirio - deve abbinarsi alla frutta, ma vale per qualunque altro tema. Dovremmo farci una domanda più che altro sulla reale diffusione della cultura della legalità. Anche per questo c'è un progetto per rafforzare l'abbinamento tra il concetto di frutta e legalità nelle scuole e speriamo che funzioni".

Ma non solo. Tra gli altri temi che Cirio ha voluto mettere sotto i riflettori c'è anche l'ipotesi di un PSR che non sia solo regionale, ma che valga per tutto il Nord Ovest e che premi chi lavora secondo le regole e valorizzando i prodotti piemontesi. E poi grande attenzione alla comunicazione, per dare più informazione ai consumatori.

Si gioca su questi tavoli la partita che coinvolge, in Piemonte, quasi 8000 aziende e una superficie coltivata a frutta di quasi 18.500 ettari, generando un fatturato di oltre 500 milioni su un totale nazionale di 4 miliardi. A fare la parte del leone è il Cuneese, con il 60% del peso specifico, seguito da Torino col 25, Vercelli col 10 e il restante 5% tra tutte le altre province.

Sono 3474 le aziende che lavorano con le pesche, poche di più quelle legate alle mele (3865), mentre se ne contano 1715 per le susine, 1629 per le pere e 248 per i kiwi. Anche se molte aziende lavorano su più fronti. I lavoratori sono 15808, di cui 1008 italiani, 5070 stranieri comunitari (soprattutto est Europa) e 9730 extracomunitari (soprattutto Africa). Altri 2000 lavorano nel cosiddetto indotto.Sul fronte prezzi, si sentono le note più dolenti.

Come spiegano le cifre di Coldiretti, dal prezzo medio di 1,59 euro al chilo praticato dalla grande distribuzione per le mele (e che dunque paga il consumatore), circa 0,30 euro sono quelli che vanno al produttore.

A fronte di costi di produzione da 0,37 euro e con un'attesa di 300 giorni. E la situazione varia di poco se si ragiona di pesca nettarina o di kiwi.

 Inoltre, è l'altro allarme lanciato da Coldiretti, tra GDO e produttori insiste la presenza delle cosiddette OP, strutture di condizionamento e stoccaggio. E su 8 OP presenti in Piemonte, quattro detengono l'81% del valore della produzione, con relativa influenza sull'andamento dei prezzi e dei pagamenti.

"Finalmente si va a mettere il dito in dinamiche di filiera in cui non si era mai intervenuti - commenta Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti Piemonte -. Ma sul caporalato dobbiamo arrivare oltre. Per esempio sul caporalato: ci va una corresponsabilità di tutta la filiera. Perché se la grande distribuzione compra frutta sottocosto, non possono non sapere che stanno alimentando meccanismi di sfruttamento".

E sull'import-export, "abbiamo il diritto di sapere i flussi dei territori, proprio a tutela di chi professa il made in Italy e poi non si sa che materia prima usi".

Massimiliano Sciullo

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