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Agricoltura | 18 giugno 2019, 07:45

A Caraglio c’è l’azienda di Enrico Rovere, 21 anni, diploma in Agraria che, fin da piccolo, voleva lavorare la terra (FOTO)

Dal 2017, coltiva, da solo, le sei giornate di terreno in via Vecchia di Busca che erano dei nonni. Produce pomodori e zucchine nella serra, poi patate e aglio tutelato dal Consorzio in pieno campo. Curando attentamente ogni dettaglio legato alla qualità e alla sicurezza alimentare. Ha costruito, con molti problemi burocratici, un bacino artificiale di 200 mila litri di acqua per poter irrigare a goccia. I genitori hanno sempre svolto altri lavori, ma sono contenti della sua scelta perché ha coronato quel sogno di bambino

Enrico nella serra di zucchine chiare da raccogliere

Enrico nella serra di zucchine chiare da raccogliere

Quando, ogni giorno, hai un sogno che ti frulla per la testa è quasi sicuro che, prima o dopo, riesci a realizzarlo. Se poi quel progetto lo coltivi fin da bambino hai ancora maggiori certezze di poterlo concretizzare. Così è stato per Enrico Rovere, 21 anni, di Caraglio. Da quando frequentava le Elementari voleva fare l’agricoltore. Il papà, Franco, 62 anni, ora in pensione, lavorava alle Poste. La mamma Franca, 55 anni, è dipendente del gruppo Bitron Industrie di Dronero.

Enrico, nel 2017, dopo il diploma all’Istituto Agrario “Virginio” di Cuneo e un breve periodo da dipendente, si butta a capofitto nella nuova avventura contadina. Figlio unico, abita con i genitori al numero 23 di via Vecchia di Busca: non lontano dal centro abitato della cittadina alle porte della Valle Grana.

La casa l’avevano fatta costruire una cinquantina di anni fa i nonni paterni, Bartolomeo e Giovannina, che, purtroppo, hanno già raggiunto i cieli dell’infinito. Gestivano il Consorzio Agrario, ma il nonno coltivava la passione per il mondo rurale. Così aveva anche acquistato sei giornate piemontesi di terreno attorno all’area dove era stata realizzata l’abitazione. Impiantando un frutteto di mele e di pere. Fino agli Anni Ottanta. “Con l’avanzare dell’età - racconta Enrico - i nonni si sono spostati in un piccolo alloggio nel centro di Caraglio e i miei genitori sono rimasti in via Busca. Ma, da allora, il terreno, in parte anche di proprietà della sorella di mio padre, Dionella, è sempre stato affittato. Per oltre tre decenni”.

Enrico, terminato l’Istituto Agrario con buoni voti, inizia a lavorare, assunto con un regolare contratto, al Gelapajo della frazione Vallera di Caraglio: un locale molto conosciuto in zona per la preparazione dei gelati e dei piatti tipici. Lì, si occupa della parte agricola dell’azienda e della fattoria didattica, curando gli animali, la frutta, la verdura e il castagneto. Ma il suo cuore batte sempre più forte quando guarda quelle sei giornate di terreno accanto alla casa dove torna ogni sera.

“E’ una passione - sottolinea Enrico - che mi ha trasmesso il nonno e poi è continuamente cresciuta.  Fin da piccolo mi piacevano i trattori, i campi e stare all’aria aperta. Non ho mai pensato ad altri mestieri. E non tornerei indietro. Quando, finita la terza media, si è trattato di scegliere una Scuola Superiore non ho avuto dubbi: mi sono iscritto all’Istituto Agrario. Sono stati cinque anni impegnativi, ma molto utili e durante i quali ho acquisito una buona preparazione di base. Grazie agli insegnamenti ottenuti riesco a seguire bene le coltivazioni. E mi aggiorno attraverso Internet e i manuali molto approfonditi della Fondazione Agrion. Poi, certo, l’esperienza vera e propria te la fai ogni giorno direttamente nei campi”.

L’azienda agricola nasce ad aprile di due anni fa. Enrico coltiva le sei giornate di terreno dei nonni. Da solo. Con l’aiuto di papà Franco nei momenti di maggiore lavoro. Cosa ne pensano i genitori della decisione del figlio? “Siamo molto contenti perché ha scelto la strada suggeritagli dal cuore e dalla passione. Voleva fare l’agricoltore fin da piccolo. Ed è giusto che potesse realizzare il suo desiderio. Lo vediamo felice”.  

I PRODOTTI DELLE SERRE E DEI CAMPI

Enrico coltiva in due serre i pomodori e in una le zucchine di colore chiaro con il fiore. Per un totale di 1500 metri coperti. “Sono le colture - dice - che patiscono di più le condizioni climatiche. Per cui, se vuoi ottenere una produzione buona come qualità e quantità  è l’unico metodo possibile”.  

L’irrigazione e il nutrimento delle piante avviene attraverso il sistema dell’irrigazione a goccia. L’acqua è pescata da un bacino artificiale costruito vicino ai terreni. Può contenere fino a 200 mila litri di acqua. “I pomodori - spiega Enrico - sono molti difficili da coltivare, ma se la stagione è di quelle giuste rendono bene. Per quanto riguarda le zucchine, dopo aver sperimentato inizialmente le scure, da quest’anno ho deciso di piantare solo le chiare con il fiore. Il prezzo di vendita è più alto rispetto alle altre ed essendo in serra riesco anche a commercializzarle prima”.  

Poi, su una giornata di campo, senza le protezioni dei tunnel, crescono le patate e l’aglio di Caraglio: alle prime basta l’acqua piovana anche se, a volte, è poca; il secondo non ha bisogno di irrigazione. “L’aglio - prosegue Enrico -  è vincolato al rigido disciplinare previsto dal Consorzio di Tutela. Sono seguito da un tecnico. Per produrlo si possono usare solo metodi e sostanze naturali. Inoltre, deve essere effettuata la rotazione delle colture. La superficie scelta per piantare l’aglio un anno, nei tre successivi deve ospitare altri ortaggi”.

Perché la scelta di queste quattro coltivazioni? “Fatichi di meno a venderle. All’inizio, oltre a pomodori, zucchine, aglio e patate, avevo provato a piantare barbabietole, bietole da costa e cipolle. Sinceramente non mi sono pagato le spese”.

Inoltre, su una piccola parte di superficie sono state messe a dimora 100 piante di castagni e 40 di noci. “Nel primo caso si inizia ad avere una quantità apprezzabile di frutti dopo 7-8 anni. Con le seconde, invece, farei conto di ottenere già una piccola produzione nel 2020 perché si sono radicate molto bene e hanno, comunque, una crescita vegetativa più veloce del castagno”.

Il resto del terreno è coltivato a foraggio. “Praticamente costituisce una merce di scambio. Oltre a un trattore piccolo e vecchio, ho quello nuovo di 50 cavalli, con cui posso effettuare tutte le lavorazioni tranne il livellamento del terreno post-aratura per il quale non sono attrezzato. Allora viene un collega-amico a farmi questo lavoro e a spandermi il letame. In cambio, visto che gestisce un’azienda zootecnica, lo ripago con il fieno prodotto”.

Per uso solo famigliare e non destinato alla vendita, Enrico alleva anche alcune galline.  

LA QUALITA’ E LA SICUREZZA ALIMENTARE

Enrico: “Nel mio caso, essendo da solo, per garantire qualità e sicurezza alimentare è meglio dedicarsi a poche colture, ma lavorarle bene. Con attenzione, cura e a un prezzo onesto. I prodotti in vendita sono freschi, sani, buoni e genuini. Le persone le imbrogli una volta sola e io non me lo posso permettere. Ciò che compri lo vedi:  è lì nel campo e sai da dove arriva. Non credo nel biologico, ma utilizzo alcune tecniche di quella pratica come il telo biodegradabile per evitare la crescita dell’erba nelle coltivazioni, le sostanze naturali per proteggere l’aglio, la rotazione dei terreni fatta per tutte le colture. Quest’ultima è un’antica tradizione contadina oltreché una questione di buon senso: infatti, realizzandola diminuiscono le malattie e gli ortaggi rendono di più. L’unica concimazione di fondo per preparare il terreno è quella nelle serre effettuata con letame naturale. Quanto produco lo consumiamo anche noi in famiglia: e questa è la migliore garanzia della salubrità degli ortaggi”.  

LA VENDITA

Enrico vende una parte di produzione direttamente in azienda alle persone che già conoscono la bontà delle verdure. Dice: “C’è chi prenota i 30 chili di pomodori per fare la conserva; chi li compra freschi con le zucchine e chi si porta via 10 chili di patate o un bel mazzo di aglio. Ho una clientela ormai affezionata. Comprando a chilometro zero aiuti un imprenditore del tuo paese o della tua città. Soprattutto se è giovane e ha bisogno di una mano”. 

Le colture sono poi acquistate da alcuni negozi di Caraglio. Però la quantità maggiore dei pomodori va a un produttore-commerciante il quale li smercia in Liguria. Un mercato con prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli locali. “Se ti rimane qualcosa in magazzino - afferma Enrico -  allora contatti il grossista della zona: però in quel caso il prezzo lo fa lui e ti devi accontentare di quello che ti offre solo per non buttare via i frutti del tuo lavoro”.

A novembre, Enrico partecipa alla Fiera dell’aglio di Caraglio. L’unica durante l’anno. “ Si tratta di un bel canale di vendita, e svolgendosi nei giorni festivi, sto pensando di farne altre. Ma niente mercati, perché, essendo da solo, o produci o vai a vendere”.  

LE SODDISFAZIONI

Enrico: “Sono tantissime, in quanto è il mestiere che volevo fare e sono libero nelle scelte. Se sbaglio me ne assumo la responsabilità, ma non devo renderne conto ad altri. Bisogna prestare attenzione ai consigli dei clienti, ma se tornano a trovarti soddisfatti per quanto hanno comprato vuol dire che hai colto l’obiettivo. Perché in agricoltura non sforni sempre lo stesso prodotto come in fabbrica”.  

LE DIFFICOLTA’

“I problemi tecnici più grandi - sottolinea Enrico - sono legati alle coltivazioni dei pomodori: una produzione davvero difficile. E, a volte, non riesci a trovare le soluzioni. Però a massacrarti è, soprattutto, la burocrazia quotidiana. Per non parlare del Programma di Sviluppo Rurale: se volevo entrare in graduatoria e  ottenere 35 mila euro a fondo perduto avrei dovuto investire 200 mila euro. Ho rinunciato subito. Infine, c’è la difficoltà di sempre del mondo agricolo: quando vendi al grossista il prezzo lo fa lui. Questo non è giusto, perché sei tu che lavori con fatica tante ore al giorno. E poi se vado io in qualsiasi altro negozio pago quanto mi chiedono, non posso dire: “ti do la metà del conto”.  

QUEL BACINO ARTIFICIALE INFARCITO DI BUROCRAZIA

Il terreno dell’azienda aveva poca acqua per irrigare: quasi due ore ogni quindici giorni. Per cui era impossibile coltivare con cura e attenzione le produzioni che voleva Enrico. Le colture, infatti, hanno bisogno di sostentamento quando serve e non in base al turno di prelievo dal canale. Nel 2017, contemporaneamente alla nascita dell’attività,  ha pensato di costruire il bacino artificiale di 200 mila litri che, raccogliendo quell’acqua disponibile ogni due settimane, soddisfacesse però le esigenze degli ortaggi al momento opportuno.

“E’ in questa occasione - racconta - che ho fatto i conti con una burocrazia davvero devastante. Ho dovuto attendere i permessi sei mesi per un lavoro concluso in una settimana. Compreso l’impianto sottoterra a goccia. E non parliamo dei costi. La metà della spesa è andata a pagare le carte burocratiche. Il Comune ha anche voluto una dichiarazione dal notaio nel quale mi impegnavo a riempire lo scavo del bacino quando non mi fosse più servito. A me pareva una cosa ovvia. Infatti, mi sono informato e altri Comuni come Dronero, Busca o Centallo non la richiedono”.     

“PERO’, SONO STATO FORTUNATO”

Enrico: “Però, sono stato fortunato ad avere già il terreno disponibile. Altrimenti non ce l’avrei fatta. E, in ogni caso, bisogna ammetterlo, nel nostro settore, soprattutto le aziende gestite dai giovani, hanno molte agevolazioni in più rispetto ad altri comparti produttivi”.  

LE PROSPETTIVE FUTURE

Enrico: “Al momento il terreno che ho è sufficiente per produrre quanto mi serve per la vendita. Da solo non posso permettermi di più. Tuttavia, a breve mi piacerebbe costruire un’altra serra per le zucchine. Questo lo posso ancora fare. Anche perché vorrei puntare a due cicli di produzione, anticipando la prima messa a dimora delle piantine a metà marzo. In modo da avere una coltura pronta in primavera e l’altra più avanti. Così sarebbe anche più facile la rotazione dei terreni con i pomodori. Inoltre, sto cercando nuovi negozi da rifornire”.  

Quando la chiacchierata sta per terminare il telefono di Enrico squilla. E’ una signora di Caraglio che, attraverso “WhatsApp”, gli ordina delle zucchine. La sua azienda in alcuni casi funziona anche così. Lui di coraggio e di voglia di far bene ne ha da vendere. La sua piccola struttura rurale, mettendoci sacrificio ed entusiasmo nel lavoro, al momento gli basta. Ma con il tempo ha tutte le potenzialità per svilupparsi. I grandi granai nascono da pochi chicchi di riso. L’importante era iniziare a raccoglierli. Ora il granaio può solo crescere.      

Sergio Peirone

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